Avete sentito parlare della pillola che cura il diabete di tipo 2?

Avete sentito parlare della pillola che cura il diabete di tipo 2?

Proprio così. La cura per il diabete di tipo 2 potrebbe essere molto vicina.

Un team di ricercatori sarebbe riuscito a creare una pillola in grado di formare un rivestimento intestinale transitorio che mira a bloccare l’assorbimento degli zuccheri presenti nel cibo. Ma cerchiamo di capire nei dettagli di cosa si tratta.

Come si cura il diabete di tipo 2

Quando si parla di salute, è IMPOSSIBILE trovare una pillola magica che possa sostituire l’esercizio fisico e una dieta sana, nonostante tutto quello che si possa sostenere.

Una dieta equilibrata, basata principalmente su frutta, verdura, pesce, cereali e poche carni rosse sarebbe in grado di fornici tutti gli elementi nutritivi necessari per prevenire l’obesità e le patologie ad essa correlate, come problemi cardiovascolari e gastrointestinali.

Tuttavia, per centinaia di milioni di persone che lottano con il diabete di tipo 2, abbassare gli zuccheri nel sangue abbastanza da alleviare i sintomi della malattia potrebbe richiedere uno sforzo immane: da un regime alimentare ferreo fino all’assunzione di svariati farmaci.

Quando anche questi interventi non sono di nessun aiuto, il paziente affetto da diabete deve necessariamente sottoporsi ad un intervento di bypass gastrico, un’operazione che permette di diminuire l’assunzione di calorie riducendo lo stomaco e collegandolo all’intestino tenue, bypassando quello grasso.

Questa ridistribuzione è considerata al giorno d’oggi particolarmente efficace nell’alleviare gli effetti del diabete di tipo 2 attraverso dei meccanismi che non dipendono dalla perdita di peso.

Tuttavia, questa procedura richiede dei cambiamenti significativi e permanenti del tratto digestivo e non è priva di rischi, al tal punto che non tutti i pazienti affetti da diabete di tipo 2 decidono di sottoporvisi.

Alla ricerca di un metodo non invasivo

Nella speranza di trovare un’alternativa non invasiva, i ricercatori del Women’s Hospital e dell’Harvard Medical School a Brigham hanno iniziato a chiedersi se non potesse esistere un materiale sicuro da ingerire in grado di bloccare l’assorbimento del glucosio, rivestendo temporaneamente le pareti interne dell’intestino tenue.

Dopo diversi anni di esperimenti, il team ha sviluppato un prodotto sperimentale che sembra essere molto vicino alla “soluzione”, stando ai risultati ottenuti dalle primissime ricerche sui ratti.

Il primo autore della ricerca, pubblicata in Nature Materials, ha affermato che “ciò che abbiamo sviluppato è essenzialmente la chirurgia in una pillola. Abbiamo utilizzato un approccio di bioingegneria per formulare una pillola che avesse buone proprietà adesive e che si attaccasse bene all’intestino in un modello preclinico”.

Il dr. Yuhan Lee ha inoltre affermato che lo scopo era anche di tipo temporaneo. La pillola avrebbe dovuto creare una barriera protettiva, per poi sparire completamente dopo un paio di ore circa.

La pillola è composta da polvere secca, chiamata LuCl, che diventa una colla appiccicosa in seguito all’esposizione in un ambiente umido e dal pH basso della mucosa gastrica, lo strato di cellule di mucosa che riveste il tratto digestivo. LuCl è una formula modificata di sucralfato, il composto di un farmaco largamente utilizzato per trattare il reflusso acido e l’ulcera.

Qual è l’azione della pillola per il diabete

Una volta somministrata oralmente ai ratti, la pillola LuCl si discioglie in un rivestimento viscoso che resta stabile nella mucosa interna dell’intestino per circa cinque ore. Tale barriera viene quindi espulsa nel giro di 24 ore senza apparenti effetti collaterali, come diarrea o perdita di peso indesiderata.

In seguito, il dr. Lee e i suoi colleghi hanno testato se l’apparente barriera fisica fosse in grado di bloccare l’assorbimento dei nutrienti analizzando la risposta glicemica nel sangue dei topi che avevano ingerito la pillola.

I risultati hanno indicato che il rivestimento LuCl blocca con successo una porzione significativa di zuccheri, impedendogli di essere digeriti, prendendola un’ora prima dei pasti.

I ratti che mangiavano tre ore dopo l’assunzione hanno dimostrato una risposta glucidica superiore, segno molto promettente che la pillola possa essere utilizzata per ridurre i picchi glucidici durante finestre di tempo strategiche, senza interferire con l’assorbimento degli zuccheri, quando una persona necessita effettivamente di energia.

Ovviamente, sono necessarie ulteriori ricerche per testare l’efficacia della pillola LuCl anche sugli umani, ma se la ricerca andrà a buon fine, non tarderà ad arrivare presto in commercio quella che potrebbe essere una cura facile ed efficace per il diabete di tipo 2.

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