Autismo infantile: come riconoscerlo?

Pubblicato il 13/09/2017
Autismo infantile: come riconoscerlo? | Pazienti.it

Dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.


Fu Leo Kanner, nel 1943, a studiare per primo le cause e le caratteristiche dell’autismo. Sono passati più di cinquant’anni eppure l’autismo resta ancora un mistero per la scienza che fatica a comprenderne le origini e a individuare una cura. Cerchiamo dunque di approfondire cos’è l’autismo infantile e come si diagnostica con la dr.ssa Martina Valizzone, psicologa.

Cosa si intende per autismo infantile?

Con il termine autismo infantile si fa riferimento ad una serie di sindromi di natura neurobiologica, raggruppate sotto la più ampia categoria dei Disturbi dello Spettro Autistico (note come ASD).

Si tratta di sindromi caratterizzate da una grave compromissione dell’interazione sociale, con difficoltà a livello del linguaggio e dei processi comunicativi, a cui si accompagnano modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. Solitamente l’insorgenza avviene entro i primi tre anni di vita del bambino e può anche essere preceduta da un periodo di apparente normalità dello sviluppo e delle tappe psicomotorie.

Quali sono le cause e i sintomi dell’autismo infantile?

Ad oggi non sono state individuate con certezza le cause dell’autismo infantile.  In passato si credeva che l’autismo infantile potesse essere causato da una precoce interazione disfunzionale tra madre-bambino. Oggi, però, questa visione è stata superata e completamente sconfessata.

Le interpretazioni più recenti attribuiscono un ruolo fondamentale ai fattori neurofisiologici e genetici. La ricerca attualmente si sta concentrando sull’indagine dei neuroni specchio in quanto si ritiene che nei bambini affetti da autismo ci sia un malfunzionamento di questi neuroni, anche se i meccanismi sottostanti risultano ancora oscuri.

Oltre ai fattori genetici, molti ricercatori ritengono che tra le cause dell’autismo vi siano anche fattori di tipo ambientale e che molto probabilmente l’autismo debba considerarsi una patologia derivante dalla combinazione di fattori ambientali (prenatali e postnatali) e genetici, anche se ad oggi non si è ancora riusciti a dare una risposta definitiva a questo quesito.

Per quanto riguarda i sintomi tipici dell’autismo infantile questi comprendono:

  • Una marcata compromissione qualitativa dell’interazione sociale. Questi bambini hanno spesso difficoltà a mantenere e sostenere il contatto visivo con l’interlocutore, hanno un’espressione mimica, posturale e gestuale poco variata, inoltre manifestano difficoltà a sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al loro livello di sviluppo.
  • Il gioco è per lo più caratterizzato da interessi e attività ripetitive e da una compromissione o totale assenza del gioco simbolico o immaginativo.
  • Sono presenti deficit del linguaggio che includono ritardi nel linguaggio, anomalie comunicative (la comunicazione verbale quando presente può risultare stereotipata e/o ripetitiva), fino ad una totale assenza del linguaggio verbale.

A chi rivolgersi per capire come comportarsi con un bambino autistico?

In caso si sospetti di essere in presenza di un disturbo dello spettro autistico è necessario inviare il bambino da uno specialista dell’età evolutiva psicologo o psichiatra, per definire il quadro diagnostico.

La diagnosi di disturbo autistico è basata quasi esclusivamente su parametri comportamentali che, in quanto tali, richiedono l’uso di particolari strumenti diagnostici quali l’osservazione standardizzata del comportamento del bambino che si avvale dell’uso di diverse scale di valutazione, elaborate per la valutazione dei disturbi dello spettro autistico. La valutazione clinica ha come obiettivo principale quello di raccogliere dati utili a definire un corretto inquadramento nosografico, effettuare una diagnosi differenziale, individuare eventuali cause e tracciare un profilo funzionale del bambino.

La diagnosi precoce permette l’accesso ad interventi multidisciplinari di tipo riabilitativo, educativo e sociale in un’epoca dello sviluppo in cui è ancora possibile correggere alcuni aspetti comportamentali prima che questi diventino relativamente permanenti.

Altro scopo di questo tipo di interventi è quello di organizzare una rete di supporto che includa il bambino, la famiglia ed il contesto sociale e scolastico di modo da strutturare quanto più possibile l’ambiente che circonda questi bambini e tentare di massimizzarne i progressi sul piano cognitivo, emotivo e sociale.

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