Morire di malaria a 4 anni in Italia: la storia di Sofia Zago

Pubblicato il 06/09/2017
Morire di malaria a 4 anni in Italia: la storia di Sofia Zago | Pazienti.it

Morire di malaria a quattro anni? Accade anche questo. La vittima è Sofia Zago, di Trento. La piccola è morta tra domenica e lunedì all’Ospedale di Brescia. Vediamo insieme cos’è successo.

La storia di Sofia: come ha potuto morire di malaria?

Sofia è stata colpita da malaria celebrale, la forma più grave di malattia trasmessa dal Plasmodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. In questi casi, nelle situazioni più gravi, la morte può arrivare nell’arco di 24 ore.

La malattia è endemica in vaste zone d’Asia, Africa, America Latina e centrale, isole caraibiche e Oceania, con circa 500 milioni di malati l’anno e oltre un milione di decessi. Sembra essere la prima malattia d’importazione, trasmessa da vettori, in Europa e negli Usa. A questo punto, una domanda sorge spontanea. La zanzara in questione è presenta in Italia? C’è chi dice di sì e chi ne nega completamente la presenza. Manca ancora chiarezza, questo è certo.

I medici che hanno avuto in cura la piccola Sofia non riescono a trovare una spiegazione plausibile: la famiglia, infatti, ha trascorso le vacanze a Bibione, in Veneto, senza recarsi né all’estero né in Paesi a rischio malaria.

L’attenzione è puntata su un ricovero all’Ospedale Santa Chiara di Trento, nella settimana di ferragosto, negli stessi giorni in cui vi erano due giovani ragazzi che avevano contratto la malaria in Africa.

Nella stanza accanto a quella di Sofia vi erano infatti due fratellini del Burkina Faso: sembrano abbiano avuto contatti nella sala giochi comuni, ma non c’è nulla di certo e verificato. Mamma Francesca non ha né rabbia né voglia di fare polemiche. «Non abbiamo elementi per accusare nessuno: adesso è solo tempo di vivere in pace il nostro dolore».

«Dobbiamo accertare se c’è stato un contagio di sangue o se invece la malaria può essere stata contratta in altro modo» – spiega il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – «Prima di esprimere qualsiasi tipo di valutazione dobbiamo capire esattamente cosa è accaduto. Ed è il motivo per il quale invito tutti alla cautela nelle dichiarazioni, che ho già letto in alcune agenzie: prima di pronunciarsi, appena morta una bambina di quattro anni, cerchiamo di capire cosa è capitato» – conclude Lorenzin.

Malaria: come può avvenire il contagio in Italia

Stando alla storia di Sofia, ogni strada rimane dunque aperta. Nel caso di una trasmissione autoctona, avvenuta in un paese come l’Italia in cui la malaria non è più endemica da decenni, le possibilità di contagio sono essenzialmente tre:

  1. Malaria aeroportuale – si ha con la puntura di una zanzara giù infetta, arrivata da un paese in cui la malaria è presente, dopo un viaggio all’interno del container di un aereo o nel bagaglio di un viaggiatore. Come ha spiegato Alessandra della Torre, parassitologa del Dipartimento di sanità pubblica e malattie infettive dell’Università la Sapienza di Roma, questi casi sono assai rari, seppur non del tutto impossibili. «Solitamente situazioni di questo tipo avvengono all’interno degli aeroporti o in zone immediatamente limitrofe» – racconta. Capita, però, che la zanzara può essere letteralmente portata a casa all’interno di un bagaglio e pungere persone che abitano negli appartamenti vicini: sarà questo il caso di Sofia?
  2. Contagio diretto – generalmente il Plasmodium Falciparum non è trasmissibile da uomo a uomo, ma è possibile che si verifichi un contagio ematico, cioè dovuto al contatto con il sangue di una persona infetta. Il contagio tra tossicodipendenti, attraverso uno scambio di siringhe, è stato infatti accertato in diverse occasioni. Ovviamente, nel caso di Sofia, questa possibilità è estremamente remota, essendo gli ospedali muniti di protocolli per impedire questo tipo di contagio. In via del tutto ipotetica, comunque, tutto sembra possibile, poiché la piccola era stata ricoverata, come abbiamo visto, in concomitanza con la degenza di due ragazzi che avevano contratto la malaria in Africa. «Le possibilità sono minime – assicura Massimo Andreoni, docente di malattie infettive all’Università di Tor Vergata di Roma – ma sicuramente le autorità sanitarie faranno gli accertamenti necessari». Il parassita che ha infettato i due ragazzi sembra però essere identico a quello contratto dalla bambina.
  3. Contagio tramite zanzara autoctona – è possibile che il contagio sia avvenuto attraverso il vettore più tradizionale, ovvero una zanzara autoctona che abbia punto in precedenza un malato. Chi appoggia questa tesi, ovviamente, sostiene che le Anopheles abitino alcune aree della nostra penisola. «Dire come è stato fatto che queste zanzare siano scomparse in Italia è scorretto – dichiara Alessandra della Torre – ma sicuramente oggi ce ne sono molte poche, e sopravvivono solo in situazioni ecologiche particolari». Come spiega l’esperta, le possibilità di contagio aumentano al crescere del numero di insetti presenti, e del numero di pazienti. Ad oggi, dunque, le possibilità di contagi di questo tipo sembrano essere infinitesimali.

Qualsiasi sia stato il mezzo di trasmissione e la causa, una cosa è certa: la piccola Sofia è stata vittima di sfortunata combinazione di eventi.

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