Sindrome di burnout: quando lo stress da lavoro diventa patologico

Pubblicato il 01/04/2015
Sindrome di burnout: quando lo stress da lavoro diventa patologico | Pazienti.it

I recenti fatti di cronaca degli ultimi giorni, quelli legati alla tragica notizia della strage dell’Airbus in Francia, hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica i disturbi psichiatrici che possono colpire alcuni soggetti sottoposti a un forte stress o, più semplicemente, predisposti a questo tipo di problemi mentali. Più in generale e in maniera anche troppo azzardata, si è parlato di sindrome di burnout, un disturbo mentale che può insorgere di fronte a periodi di forte stress, di esagerato impegno o insoddisfazione.

Con l’aiuto del dr. Marco Paolemili, psichiatra e psicoterapeuta, abbiamo tentato di capire quali sono gli aspetti meno chiari del disturbo.

Quando si parla di sindrome di burnout e quali sono i segni che possono indurci a pensare a questo tipo di disturbo?

Il termine “burnout” è stato coniato nel 1970 dallo psicologo americano Herbert Freudenberger. E’ stato usato per descrivere le conseguenze del grave stress vissuto da persone che svolgono professioni che implicano l’aiuto e il rapporto stretto con altre persone. Medici e infermieri, per esempio, che si sacrificano per gli altri, spesso finiscono per essere “bruciati”, esauriti, svogliati e incapaci di far fronte alle problematiche del proprio lavoro. Al giorno d’oggi, il termine non è utilizzato solo per queste professioni di aiuto. Può colpire chiunque, da persone in carriera, celebrità, impiegati e casalinghe stressati da un super lavoro. “Burnout” è diventato un termine popolare e spesso abusato.

Ci sono tre aree principali di sintomi che sono considerate segni della sindrome del burnout:

  1. Esaurimento emotivo: la persona si sente svuotata ed esausta, sovraccarica, stanca e non ha abbastanza energia. Si verificano problemi fisici, che includono dolori di stomaco e problemi di digestione.
  2. Alienazione dalle attività (lavoro-correlate): la persona a trova il proprio lavoro sempre più negativo e frustrante. Può sviluppare un atteggiamento cinico verso l’ambiente di lavoro e verso i colleghi. Può, allo stesso tempo, distanziarsi emotivamente sempre di più e disimpegnarsi dal lavoro.
  3. Prestazioni ridotte: il burnout colpisce soprattutto le attività quotidiane sul posto di lavoro, a casa o quando è implicata la cura dei membri della famiglia non autosufficienti. Le persone con il burnout sono molto negative circa le loro attività, fanno fatica a concentrarsi, sono apatici e mancano di creatività.

Esiste una sorta di predisposizione naturale alla sindrome?

Non esistono studi che evidenzino una predisposizione naturale alla sindrome di burnout. Probabilmente, come reazione allo stress, sono implicati i meccanismi che ne regolano i meccanismi fisiologici, quali le risposte ormonali dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Anche le capacità di far fronte ai problemi, le capacità di coping, potrebbero avere un substrato genetico, molti studi sono ancora in corso e presto ne sapremo di più.

Quali sono i fattori di rischio (abitudini, lavoro, comportamenti) che possono portarci a manifestare un disturbo simile?

Uno stile di vita stressante può mettere le persone sotto pressione estrema, al punto di sentirsi esausti, vuoti, bruciati, e non in grado di far fronte ai problemi. Lo stress sul lavoro può anche causare sintomi fisici e mentali. Possibili cause includono la sensazione di essere in modo permanente oberati di lavoro o sottostimati, essendo però al tempo stesso sotto pressione, o avere conflitti con i colleghi. Un impegno estremo, che porta i dipendenti a trascurare le proprie esigenze personali, può anche essere alla base del disturbo. L’esaurimento è una reazione normale e non è un segno di malattia. Gli esperti non hanno ancora trovato un accordo su come definire il burnout. Non vi è ancora alcuna diagnosi definita come “burnout”, a differenza della depressione, che è una malattia ampiamente accettata e ben studiata.

Cosa fare se si riscontra il disturbo in una persona vicina, come ad esempio un collega?

Poiché i sintomi sono simili, alcune persone possono essere diagnosticate come affetta da sindrome da burnout, anche se in realtà hanno una depressione. Per questo motivo, le persone dovrebbero essere molto attente a non fare autodiagnosi troppo velocemente, in quanto ciò potrebbe significare ricevere il trattamento sbagliato. Sarebbe un errore, ad esempio, consigliare a qualcuno con depressione di prendere una vacanza più lunga o prendersi più tempo libero. Ciò può aiutare le persone che sono esaurite solo dal lavoro, per recuperare le forze, ma potrebbe causare più problemi per le persone affette da depressione che hanno bisogno di tipi molto diversi di supporto, come la psicoterapia o una terapia farmacologica. Alcune caratteristiche sono molto diverse da quelle della depressione, infatti. Soprattutto per quanto riguarda l’alienazione, in particolare dal lavoro. Con la depressione, pensieri e sentimenti negativi non sono solo limitati al lavoro, ma diffusi a tutti i settori della vita. Altri sintomi tipici della depressione sono: la bassa autostima, il sentirsi senza speranza, le idee di suicidio. Questi non sono considerati come sintomi tipici di burnout.

Qual è l’approccio terapeutico consigliato in questi casi?

In generale, i sintomi che sembrano essere il risultato del burnout possono avere anche altre cause, come ad esempio disturbi mentali o psicosomatici come la depressione, i disturbi d’ansia o la sindrome da stanchezza cronica. Malattie fisiche o alcuni farmaci possono causare sintomi come la stanchezza. Quindi è importante cercare possibili cause insieme con un medico, e non pensare al “burnout” subito. Migliorare le condizioni lavorative, ridurre i carichi di lavoro o organizzarli in modo più efficiente, concedersi dei periodi di riposo, essere capaci a dire “basta” ogni tanto possono essere già una cura efficace. Se si tratta di burnout quindi, non è tanto una cura farmacologica a essere utile. Meglio eventualmente un supporto psicologico mirato alla risoluzione dei problemi e all’organizzazione delle proprie attività lavorative. Soltanto alcuni sintomi correlati, come i disturbi del sonno o i disturbi fisici, possono eventualmente essere trattati farmacologicamente.

Il recente caso della tragedia dell’Airbus in Francia ci ha portato a riflettere su alcune patologie mentali, come la sindrome in questione: quali altri manifestazioni di malessere possono verificarsi nei pazienti con questo disturbo?

Come detto prima, bisogna stare attenti a non confondere la sindrome da burnout con una depressione o un disturbo d’ansia. Abbiamo visto come alcuni sintomi possono essere simili, perché anche la depressione e l’ansia sono per lo più dovuti a stress acuti o cronici, cioè prolungati. Abbiamo visto però che vi sono delle differenze fondamentali, perché possono portare a esiti molto diversi e se mal diagnosticati a esiti fatali, come nel caso della tragedia dell’Airbus. Una sindrome da bournout non porta al suicidio o ad atti così violenti in generale. Fondamentalmente i sintomi del burnout si verificano sul luogo di lavoro o, a livello cognitivo, con pensieri inerenti il lavoro e il disagio che esso comporta. Aver esteso, demerito soprattutto dei media, il termine burnout a tanti ambiti lavorativi e personali costituisce un rischio. Esistono disturbi dell’umore, come il disturbo dell’adattamento, che spesso riconosce come causa scatenante le difficoltà sul lavoro, ma si sviluppa con caratteristiche depressive, ansiose o con altri disturbi del comportamento. La tragedia dell’Airbus ci fa capire come sia difficile a volte capire e diagnosticare il disagio psichico, anche per dei professionisti.

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Alessandra Lucivero
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