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Calcoli ai reni? Dovremmo fare molta attenzione agli antibiotici, dice la scienza

Roberta Nazaro | Blogger

Ultimo aggiornamento – 07 Giugno, 2018

Calcoli ai reni? Dovremmo fare molta attenzione agli antibiotici, dice la scienza

Calcoli ai reni? Chi ne soffre sa bene quanto siano fastidiosi, dolorosi e invalidanti. Dal mondo della ricerca, però, è emersa una nuova (probabile) causa.

Sembrerebbe, infatti, che i bambini e gli adulti trattati con antibiotici orali presentino un rischio più elevato di sviluppare calcoli renali. È la prima volta che questa ipotesi trova una reale conferma.

Cerchiamo di capirne di più.

La correlazione tra calcoli ai reni e antibiotici

Secondo il pediatra e urologo dell’Ospedale pediatrico di Philadelphia, il dr. Gregory E. Tasian, la crescente incidenza di calcoli renali è aumentata del 70% negli ultimi trent’anni, con un picco particolare tra gli adolescenti e le giovani donne. Il dr. Tasian ha inoltre notato che i calcoli renali, fino a pochi anni fa, si presentano con assoluta rarità nei bambini.

Il coautore della ricerca, la dr.ssa Michelle Denburg, pediatra nefrologa, sostiene che «le ragioni di tale crescita siano sconosciute, sebbene le analisi dimostrino come gli antibiotici orali possano giocare un ruolo determinante, soprattutto se si considera il fatto che questi siano somministrati soprattutto ai bambini, per ragioni ovvie».

Insomma, la scoperta, pubblicata sulla rivista Journal of the American Society of Nephrology, potrebbe avere un suo – e importante! – perché.

Il team ha attinto dalla banca dati del Regno Unito, che offre un bacino di ben 13 milioni di pazienti, tra adulti e bambini, visitati tra il 1994 e il 2015. I ricercatori hanno dunque analizzato l’esposizione agli antibiotici per circa 26 mila pazienti con calcoli renali, confrontandoli con quasi 260 mila soggetti di controllo.

Il team ha poi indagato quale fossero le classi di antibiotici da tenere maggiormente sotto controllo. Dopo aver organizzato i dati in base a varie categorie – come età, sesso, etnia, presenza di infezioni del tratto urinario e altre condizioni mediche – si è giunti alla conclusione che i pazienti trattati con i sulfamidici avrebbero potuto avere il doppio delle possibilità di sviluppare i calcoli renali rispetto a coloro che mai si erano esposti all’uso di antibiotici. Per quanto riguarda la penicillina, il rischio sembra aumentare in modo esponenziale, con un incremento di circa il 27%.

Chi è più a rischio? Ovviamente, come emerso dalle ricerche, le categorie più vulnerabili sono i bambini e gli adolescenti. Infatti, il rischio di sviluppare i calcoli diminuisce con il tempo, ma resta comunque elevato qualora vi fosse un utilizzo massiccio degli antibiotici.

Antibiotici e microbioma: un equilibrio impossibile?

Già si sapeva che gli antibiotici agiscono – in modo non del tutto positivo – sul microbioma umano, quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino. L’interruzione dell’equilibrio del microbiota intestinale e urinario è stato associato all’insorgenza dei calcoli renali, ma nessun studio precedente aveva mai rivelato un legame così stretto.

Di antibiotici, negli ultimi tempi, se ne sente parlare molto spesso, in relazione ad un loro abuso che potrebbe andare a scalfire l’efficacia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci aiuta a chiarire le idee. Al di là della correlazione calcoli e antibiotici, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è assolutamente reale. In particolare, con questo termine intendiamo «l’abilità di un microrganismo (batterio, virus o parassita) di azzerare l’efficacia di un agente antimicrobico (antibiotico, antivirale o antimalarico)».

Non c’è nulla di cui preoccuparsi. Si tratta di un fenomeno evolutivo del tutto naturale: quando i microrganismi sono esposti a un antimicrobico, la maggior parte di essi soccombe, mentre i pochi portatori di geni che li rendono immuni all’antimicrobico sopravvivono e passano tale resistenza alla propria prole. È proprio questo il motivo per cui bisogna evitare l’uso improprio di antibiotici, come nel caso di infezioni virali o in dosaggi diversi da quelli raccomandati: ogni volta che una comunità batterica viene a contatto con un antibiotico, si promuove implicitamente la sopravvivenza dei suoi ceppi più forti.

Un meccanismo che, a lungo termine, potrebbe portare alla completa inefficacia dei trattamenti antibiotici al momento disponibili.

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