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Depressione post-partum, a chi rivolgersi?

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

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La gravidanza è un momento molto delicato nella vita di una donna: alle trasformazioni del corpo, si accompagna un cambiamento di valori e priorità, vissuto con emozioni contrastanti, che spesso può spaventare.

Il condizionamento sociale impone che la gravidanza sia il periodo più bello nella vita di una donna, da questo ne possono scaturire sentimenti ambivalenti – come sensi di colpa, ansia e inadeguatezza – che in alcuni casi possono esitare  in vere e proprie forme di depressione (c.d. depressione perinatale).

Depressione perinatale: perché?

La maternità è un aspetto della vita della vita della donna che genera grandi gioie, ma anche una vera e propria rivoluzione del proprio ruolo, all’interno della famiglia e nella società.

La gravidanza e il post partum sono momenti in cui le donne subiscono grandi cambiamenti fisici e psichici, ma molte donne hanno difficoltà ad accettare questo nuovo stato, provando sentimenti contrastanti di felicità, paura e preoccupazione. Si tratta di reazioni piuttosto diffuse e condivise, che non vengono sempre espresse dalle future mamme nel timore di sentirsi diverse e giudicate nel loro nuovo ruolo. Concorrono all’insorgenza di depressione perinatale non solo fattori di tipo sociale ma anche biologico, quali gli stravolgimenti ormonali che si accompagnano alla gravidanza e al post partum.

Nonostante i disturbi dell’umore in puerperio siano molto frequenti, ancora troppo spesso vengono sottovalutati dalla medicina e non vengono presi nella giusta considerazione neppure dai media e dall’opinione pubblica.

I campanelli di allarme della depressione post-partum

Già in gravidanza, i segnali più evidenti di una depressione si caratterizzano con umore profondamente triste o irritabile, stanchezza e agitazione, sensazione di inadeguatezza con mancanza di fiducia in se stesse, perdita di interesse o di piacere nelle comuni attività, difficoltà di attenzione, concentrazione e memorizzazione, disturbi del sonno e dell’appetito. Occorre soprattutto notare se alcuni di questi sintomi sono intensi o protratti nel tempo, se vengono vissuti negativamente e se sono accompagnati da pensieri autocritici ricorrenti.

La depressione o l’ansia durante la gravidanza non sono necessariamente premonitori di una depressione post partum: intercettare tempestivamente questi segnali significa poterli curare prima che portino a episodi depressivi dopo il parto. D’altro canto, il post partum è un momento molto delicato per tutte le neomamme; in oltre il 70/80% delle madri, nei giorni immediatamente successivi  alla nascita, si manifestano sintomi leggeri di depressione e malinconia, in una forma denominata “baby blues”.

Queste manifestazioni tendono generalmente a risolversi nel giro di una decina di giorni, senza compromettere le attività quotidiane. È importante però identificare i baby blues perché nel 20% dei casi i sintomi evolvono in una vera e propria depressione post-partum entro un anno dal parto (generalmente esordisce a 3-4 settimane e si fa più grave a partire dal 4°-5° mese.)

A chi rivolgersi?

Quando i sintomi depressivi perdurano, è bene rivolgersi a uno specialista o ai centri dedicati, come quelli segnalati nel sito depressionepostpartum.it, nella sezione “Trova Aiuto”. È fondamentale avere consapevolezza dei propri limiti, senza lasciarsi sopraffare dai sensi di colpa: saper chiedere aiuto e delegare non significa non essere una mamma a tutti gli effetti. I percorsi di cura devono essere personalizzati, stabiliti sulla base della storia clinica e del tipo di disturbo da cui è colpita la donna.

Si va dalle tecniche di rilassamento muscolare, adatte in caso di stati d’ansia leggeri, alle strategie di controllo del corpo e del respiro, che hanno un effetto positivo sul sonno in gravidanza e nel puerperio. Se questo non bastasse, ci si può rivolgere anche a uno psicoterapeuta, che attraverso un counseling o una psicoterapia strutturata, individuale o di coppia, può aiutare la neomamma ad affrontare la patologia.

Eventualmente queste soluzioni possono essere integrate con una terapia farmacologica, sempre e solo sotto il controllo del medico, valutando la possibilità di sospendere o mantenere l’allattamento.

È bene anche aiutare le neomamme a non farsi sopraffare dalle incombenze familiari, domestiche e lavorative. È meglio limitare le visite a casa nei giorni subito dopo il parto, per potersi dedicare con tranquillità al bambino e ai nuovi ritmi, così faticosi, da lui imposti. L’alterazione del riposo notturno incide in modo molto pesante sulle energie fisiche e sull’umore. È importante riuscire a riposare nelle stesse ore del neonato, più volte nel corso della giornata. Aiuta anche seguire una dieta equilibrata, senza eccitanti come alcol e caffè.

È fondamentale condividere paure e stati d’animo anche negativi con il partner, con cui è importante mantenere dialogo e condivisione. Le altre donne che hanno già vissuto o che stanno vivendo la stessa esperienza sono una preziosa risorsa per supportare la neo-mamma.

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