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Esami del sangue in gravidanza, cosa monitorare?

Chiara Tuccilli | Biologa e Dottore di Ricerca in Scienze Endocrinologiche

Ultimo aggiornamento – 27 Settembre, 2019

Esami del sangue in gravidanza, cosa monitorare?

Parlando di esami del sangue in gravidanza, non si può non pensare al primo test in assoluto: il test di gravidanza, per monitorare il dosaggio dell’ormone chiamato gonadotropina corionica umana-beta (β-hCG), prodotto dalla placenta subito dopo il concepimento. Se il lieto evento dovesse venir confermato, dovranno seguire diversi altri esame del sangue in gravidanza, per assicurarsi che tutto proceda per il meglio.

È arrivato il momento del test di gravidanza

Le Linee guida ministeriali prevedono una serie di esami obbligatori in gravidanza, sia biochimici sia strumentali, erogati da strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, a cui si accede senza partecipazione al costo (ticket sanitario), grazie all’esenzione per gravidanza.

Prima di vedere quali sono questi esami obbligatori ed entro quale termine vanno eseguiti, torniamo a parlare del dosaggio dell’ormone β-hCG perché, oltre a confermare la gravidanza, esso è anche utile a definire il periodo della gestazione. I valori di β-hCG, infatti, aumentano in modo regolare fino alla decima settimana di gestazione, dopodiché diminuiscono. In particolare, i valori di riferimento di β-hCG  relativi a tutta la gravidanza fisiologica (40 settimane) sono:

  • Seconda-quarta settimana di gravidanza – 40-4800 Mu/ml
  • Quinta-sesta settimana di gravidanza – 870-88800 Mu/ml
  • Sesta-ottava settimana di gravidanza – 8700-220000 Mu/ml
  • Ottava-decima settimana di gravidanza – 18700-250000 Mu/ml
  • Decima-dodicesima settimana di gravidanza – 23200-182000 Mu/ml
  • Tredicesima-ventisettesima settimana di gravidanza – 6400-97200 Mu/ml
  • Ventottesima-quarantesima settimana di gravidanza – 4400-7500 Mu/ml

La regola per l’aumento dei livelli di β-hCG è che essi raddoppiano ogni 2 giorni – 3 giorni. Inoltre, il medico è interessato anche alla rapidità con cui i livelli aumentano. Un aumento lento, infatti, può essere la spia di una gravidanza extrauterina.

Esami del sangue entro la 13°settimana di gravidanza

Una volta accertata la gravidanza, bisogna effettuare tutta una serie di esami del sangue entro la 13esima settimana. Gli esami del sangue richiesti in questo periodo vanno dai test biochimici di routine a quelli per la ricerca di anticorpi contro specifici patogeni. I test di routine sono:

  • Emocromo
  • Esami per la determinazione del gruppo sanguigno AB0 e Rh
  • Glicemia
  • Biochimica epatica
  • Biochimica renale

Esami del sangue più specifici, invece, sono:

  • Rubeo Test – Dosaggi degli anticorpi per la rosolia, per verificare se è avvenuta in passato l’immunizzazione ed escludere che il virus sia attualmente attivo
  • Toxo Test – Dosaggio degli anticorpi per il toxoplasma (toxoplasmosi)
  • CMV Test – Dosaggio degli anticorpi per il citomegalovirus (CMV)
  • Test VDRL – Dosaggio degli anticorpi per il treponema pallidum per escludere la presenza di sifilide
  • Test HIV – Ricerca del virus dell’immunodeficienza acquisita (HIV), se non eseguito nei 3 mesi precedenti
  • Test di Coombs indiretto – Per ricercare gli anticorpi anti-eritrociti, che si effettua obbligatoriamente in gravidanza quando la futura madre abbia un gruppo sanguigno con fattore RH negativo.

Cosa fare dopo la tredicesima settimana

Dopo la tredicesima settimana, alcuni esami vengono ripetuti e ne vengono aggiunti di nuovi. Con una certa regolarità vengono ripetuti gli esami di routine, soprattutto la glicemia per assicurarsi che non si sia sviluppato il diabete gestazionale.

Inoltre, il test per la rosolia si ripete entro la 17esima settimana se alla 13esima settimana era negativo.

28 settimane si ripete il test di Coombs indiretto.

Il test per il toxoplasma, invece, viene ripetuto ogni 4-6 settimane in caso di negatività del primo esame.

Tra la 33esima e 37esima settimana è opportuno eseguire i test per i virus di:

  • Epatite B
  • Epatite C
  • Test per HIV

Il medico, ovviamente, può ritenere opportuno prescrivere altri esami più specifici per monitorare una patologia pregressa o insorta durante la gravidanza o per escludere che si sia sviluppata una patologia nel caso in cui abbia valutato la presenza di fattori di rischio.

Test del DNA fetale: non è obbligatorio

Non si tratta di un test di screening obbligatorio, ma il test del DNA fetale (Non Invasive Prenatal Testing-NIPT) è in grado di rilevare eventuali anomalie cromosomiche o genetiche tra cui la trisomia 21 (per la sindrome di Down), e altre alterazioni nei cromosomi sessuali X e Y.

Il rischio che il feto sia portatore di malattie ereditarie (sindrome di Edwards, sindrome di Patau, sindrome di Turner) potrebbe essere determinato in una fase molto precoce della gravidanza. Il test, infatti, si può effettuare già dopo la decima settimana di gravidanza.

Gli esiti positivi di questo test prenatale non invasivo, per quanto attendibili al 99%, vanno comunque confermati da esami strumentali quali:

  • Translucenza nucale
  • Prelievo dei villi coriali (villocentesi)
  • Amniocentesi, laddove possibile

Gli esiti del test vanno interpretati dal medico che suggerirà il da farsi in caso di positività.

Gravidanza programmata? Portiamoci avanti

Se la gravidanza è programmata, sarebbe ancora meglio rivolgersi al medico prima del concepimento per eseguire una serie di esami utili a escludere la presenza di fattori che possano incidere negativamente sulla gravidanza.

In fase preconcezionale vengono già richiesti:

  • Emocromo
  • Test del gruppo sanguigno AB0 e Rh
  • Test di Coombs indiretto
  • Esami per rosolia, sempre per verificare se è avvenuta in passato l’immunizzazione e escludere che il virus sia attualmente attivo)
  • Test per HIV
  • Sierologia della sifilide

Altri esami più specifici possono essere prescritti dal medico nei casi di poliabortività, patologie della gravidanza e patologie ereditarie note.

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