Ghiandole surrenali: cosa succede se non funzionano?

Ghiandole surrenali: cosa succede se non funzionano?

Ghiandole surrenali, cosa sono? Due piccoli organi situati ognuno sull’estremità superiore di ciascun rene, con un compito fondamentale: produrre adrenalina, catecolamine e steroidi, tra i quali il più importante è sicuramente il cortisolo.

Seppur piccole, svolgono dunque un ruolo indispensabile per la salute in generale. Regolano infatti funzioni come la pressione sanguigna, la glicemia e la risposta allo stress.

In particolare, i surreni reagiscono all’esposizione a un evento stressante con l’immediato rilascio di ormoni, che preparano l’organismo a far fronte agli stimoli nocivi.

Cosa accade se non funzionano al meglio? Se ne parlerà al Convegno AACE-AME First Update in Endocrinology, organizzato da AME, Associazione Medici Endocrinologi.

Le patologie che colpiscono le ghiandole surrenali

Sono diverse le malattie del surrene, che colpiscono appunto le ghiandole surrenali, seppur con frequenze diverse. Un esempio? Il 5-7% di coloro che si sottopongono a esami all’addome si trovano poi a fare i conti con tumori surrenalici, perlopiù benigni. Solo in 2 casi su un milione questi tumori si presentano come maligni, oltre che molto aggressivi. Non solo.

Tra le patologie che colpiscono i surreni, ricordiamo poi l’ipercortisolismo o sindrome di Cushing dove si ha un eccesso di produzione di cortisolo.

Al contrario, quando la produzione di cortisone è assente o ridotta, si può andare incontro a l’iposurrenalismo o malattia di Addison.

Queste malattie, sebbene siano molto rare, possono essere potenzialmente mortali in mancanza di terapie adeguate, soprattutto se non trattate adeguatamente.

Sindrome di Cushing, e l’eccesso di cortisolo

Per quanto riguarda la sindrome di Cushing” – spiega il dr. Giuseppe Reimondo, Ambulatorio Surrene, SS Endocrinologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Luigi Gonzaga, Orbassano (TO) – “È una malattia che colpisce fino a 2-3 persone per milione di abitanti per anno, con un picco fra i 20 e i 50 anni e prevalenza del sesso femminile”.

In particolare, l’eccesso di cortisolo determina un evidente cambiamento dell’aspetto fisico. Il volto appare tondo e arrossato, si riduce la massa muscolare a livello degli arti e si accumula grasso a livello addominale. Ancor più grave, è l’emergere di patologie come il diabete o pressione alta, con tutte le conseguenze del caso. Non è poi da sottovalutare l’associazione con l’osteoporosi e il rischio di cedimenti vertebrali.

A tutto ciò, bisogna legare la difficoltà di diagnosi. “È spesso complessa, occorre infatti esperienza e formazione per riconoscere segni e sintomi associati: spesso infatti questi sono sovrapponibili a semplici quadri di obesità, diabete e ipertensione che sono malattie molto frequenti nella popolazione” – commenta il dr. Massimo Terzolo, Direttore SCDU Medicina Interna, Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Luigi Gonzaga, Orbassano (TO).

Indispensabili risultano dunque una serie di indagini ormonali su urine, sangue e saliva, oltre a esami strumentali come l’ecografia del surrene e la risonanza magnetica (RMN surreni).

Nella maggior parte dei casi, l’eccesso di cortisolo è dovuto alla presenza di un tumore benigno dei surreni o dell’ipofisi: proprio per questo, la terapia di scelta è sicuramente l’intervento chirurgico. In tutte le altre situazioni, arrivano i farmaci che, riducendo la produzione ormonale, migliorano le complicanze associate.

Se il cortisolo è assente? Il pericolo della malattia di Addison

Certo, la difficoltà di diagnosi non migliora nel caso dei pazienti con morbo di Addison. “La prevalenza è stimata intorno ai 100-150 casi per milione e colpisce in egual misura uomini e donne tra i 30 e i 50 anni” – continua Raimondo.

Nella maggior parte dei casi, la causa è da ricercarsi in un’attività autoimmunitaria che distrugge la capacità funzionale dei surreni.

I sintomi? Inappetenza con perdita di peso, ridotti livelli di pressione arteriosa e di glicemia con associata nausea e vomito, fino ad arrivare nei casi più gravi alla sincope o a uno stato confusionale. Anche bassi livelli di sodio nel sangue possono essere un indicatore di sospetto.

Fortunatamente, è disponibile la terapia ormonale che permette di sostituire quanto non viene prodotto dai surreni. Il trattamento è molto efficace, ma comporta un impegno non irrilevante da parte del paziente nel ricordarsi dosaggio e orari di assunzione nella quotidianità; ne consegue una dimostrata riduzione della qualità di vita” – continua. Ricordiamo, poi, che si tratta di una malattia cronica non curabile, e che richiede il trattamento per tutta la vita.

Fortunatamente, da alcuni anni è però disponibile un farmaco a rilascio prolungato e modulato, tale da permettere un’unica somministrazione al mattino, con un rilevante impatto nella gestione della quotidianità e delle relazioni.

Proprio perché il cortisolo è così fondamentale, il rapporto medico-paziente diventa fondamentale: per un continuo monitoraggio, e dunque salvare la vita – e la qualità della vita – di chi soffre di queste patologie.

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