L’ arte della degenza

Cinque anni fa il mio piatto tibiale destro esplose a causa di un incidente stradale. Era un sabato sera e io scivolai sull’asfalto come John Travolto. La febbre arrivò solo più tardi.

Chissà che male! – hanno detto in molti con l’espressione di chi dice una frase così. Invece no, al momento non ho sentito nulla perché non mi sono reso conto. Solo quando ho cominciato a realizzare ho sentito dolore. Le astrazioni dallo spazio e dal tempo anestetizzano. Del resto gli antidolorifici come gli oppiacei di sintesi agiscono nello stesso modo: dilatano le pause tra un secondo e l’altro in modo da aprire una finestra attraverso la quale scappare dalla realtà. È la continuità del tempo che fa male, per questo in corsia è meglio togliersi l’orologio e dimenticarsi che esiste. Come non vola il tempo in ospedale!

Il fluire dei minuti è come una flebo le cui gocce bagnano la sabbia della clessidra fino a bloccarla. È importante essere al di sopra del tempo, e non restare nel tempo.

Imparate a fare il malato a galla, il morto a galla no, ma il malato a galla sì. Come?

Siccome non si può fare una fiala di anestetico ogni ora, si devono cercare altri filtri magici che aiutano ad astrarsi, a distrarsi.  Pensate a quando ci si sente beati: quando si gode l’attimo presente, quel succedaneo di eternità che si prova mentre si fa qualcosa che dà piacere. Cercate queste uscite di emergenza dal mondo attraverso le vostre distrazioni preferite. Le attività in cui ci si dimentica del tempo sono per esempio il sesso, la pittura, la lettura, la finale di Champion’s League.

Io ho provato a fare sesso mentre dipingevo sfogliando un libro durante una finale di Champion’s League, ma non ci sono riuscito.

Allora ho preso un libro e ho cominciato a leggere.

Fabrizio Blini è uno scrittore italiano, autore del libro “Storie di ordinaria corsia”

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