La pressione alta è sempre negativa?

La pressione alta è sempre negativa?

L’ipertensione, o pressione alta, è un fattore di rischio di diverse patologie, compresi problemi cardiovascolari, diabete e altre condizioni metaboliche. Tuttavia, secondo recenti studi la pressione alta non dovrebbe sempre essere causa di preoccupazione. Vediamo di capire per quali soggetti la pressione alta non è un fattore di rischio così letale.

Quando si soffre di ipertensione

L’ipertensione arteriosa è una condizione che interessa circa il 33% degli uomini e il 31% delle donne in Italia. Ma cos’è l’ipertensione? In realtà, la definizione di ipertensione è molto complessa. Gli specialisti sono ancora in pieno dibattito su quale siano i valori di pressione arteriosa da considerare nella norma.

Sono diverse le organizzazioni e associazioni che offrono linee guida sulla pressione alta. Per esempio, la National Heart, Lung, and Blood Institute ha spiegato che tra gli adulti, l’ipertensione consiste nei valori superiori a 140 mm Hg. Tuttavia, per la American Heart Association è sufficiente avere una pressione superiore a 130 mm Hg per essere considerati soggetti ipertesi.
In genere, i medici consigliano ai propri pazienti, specialmente agli anziani, di monitorare in maniera costante la pressione, per evitare i fattori di rischio di malattie cardiache, ictus e infarto miocardico.

Attualmente, uno studio dell’Università di Berlino ha suggerito che alcune persone anziane potrebbero non essere a rischio di malattie cardiovascolari, pur avendo la pressione alta. Al contrario, chi ha più di 80 anni potrebbe persino beneficiarne.

Pressione alta negli anziani: è sempre un problema?

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista European Heart Journal, ha valutato i dati raccolti da più di 1500 soggetti tra uomini e donne di circa 81 anni. Nel 2009, quando lo studio è cominciato, i soggetti avevano più di 70 anni ed erano trattati con antipertensivi.

A sei anni dall’inizio dello studio, i ricercatori hanno raccolto numerosi dati al fine di evidenziare in che modo la pressione alta possa essere associata al rischio di mortalità, tenendo conto di fattori come:

  • Sesso
  • Stile di vita
  • Indice di massa corporea
  • Terapia farmacologica in corso

Gli studiosi hanno riscontrato che gli anziani di circa 80 anni con pressione bassa, tra 140/90 mm Hg, hanno in effetti il 40% del rischio di mortalità più alto rispetto ai coetanei con pressione alta. Persino le persone con un infarto o ictus nell’anamnesi presentavano un collegamento molto simile tra i livelli di pressione arteriosa e il rischio di mortalità.

Il team di ricerca ha inoltre evidenziato che le persone con una pressione compresa tra 170-90 mm Hg ha il 61% in più del rischio di morte rispetto a coloro che presentano una pressione alta, nonostante la terapia antipertensiva.

Il direttore della ricerca, il dr. Antonio Douros, ha affermato che “i nostri risultati dimostrano chiaramente che, in questo gruppo di pazienti, il trattamento antipertensivo dovrebbe tener conto anche delle necessità del singolo individuo”.

Inoltre, il medico ha aggiunto che si dovrebbe oltrepassare il classico approccio generale, per indagare la specificità del paziente.

In sostanza, secondo l’esperto, le raccomandazioni generali potrebbero non essere utili a tutti i gruppi di pazienti. Sono pertanto necessari ulteriori studi per valutare chi trae beneficio dai trattamenti antipertensivi e per chi invece l’ipertensione non determina un fattore di rischio di mortalità o problemi cardiaci.

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