Reuma test: come interpretare i valori del fattore reumatoide

Reuma test: come interpretare i valori del fattore reumatoide

Secondo i dati Istat, le malattie reumatiche e osteoarticolari, tra cui l’artrite reumatoide, colpiscono il 17,3% della popolazione. Non solo. Sono proprio queste le patologie più diffuse tra la popolazione italiana.

Ovviamente, le principali malattie reumatiche aumentano in rapporto all’età, con una prevalenza nelle donne rispetto agli uomini. Purtroppo, come sappiamo, sono malattie fortemente invalidanti e risulta determinante la diagnosi precoce, utile nel controllo della sintomatologia e delle complicanze. Per questo è importante imparare a leggere gli esami clinici, come il Reuma Test, per capire se è il fattore reumatoide è alto oppure no. Vediamo perché.

Malattie reumatiche: perché la diagnosi è così importante

Partiamo da principio, con una breve disamina su cosa sono le malattie reumatiche, per capire, in un secondo momento, la reale importanza di saper leggere esami e valori associati a queste patologie.

Le malattie reumatiche croniche, come l’artrite reumatoide, sono patologie a carattere autoimmune che determinano infiammazione cronica di tutto il sistema muscolo-scheletrico. La tumefazione alle articolazioni ed il dolore sono purtroppo delle costanti che accomunano chi ne soffre. Come sempre, l’assenza di un trattamento specifico determina progressione della malattia con limitazione funzionale e grave deformità articolare.

Le articolazioni colpite con maggiore frequenza sono quelle delle dita, delle mani, dei piedi, delle ginocchia, dell’anca e della colonna vertebrale. Purtroppo, l’artrite reumatoide può trasformarsi in una malattia sistemica colpendo anche organi interni e assumendo, in tal modo, caratteristiche di altre patologie autoimmuni, come il lupus. Spesso, questa condizione si associa a fibromialgia. Tra gli svariati sintomi dell’artrite troviamo:

  • Febbre
  • Astenia
  • Fenomeno di Raynaud a mani e piedi
  • Tumefazione delle articolazioni
  • Necrosi articolare
  • Calo di peso
  • Anemia
  • Noduli reumatoidi sottocutanei
  • Vasculite
  • Pneumopatie
  • Sindrome di Sjögren

Solo la corretta intepretazione della sintomatologia e delle indagini di laboratorio possono indirizzare lo specialista verso una corretta e certa diagnosi.

La valutazione degli indici di flogosi è tra le prime indagini prescritte dal medico. Questi, possono essere calcolati tramite alcuni esami molto specifici, tra cui ricordiamo:

  • Velocità di eritrosedimentazione (VES)
  • Proteina C reattiva (PCR)
  • Reazione di Waaler Rose
  • Reuma Test (RA Test)

Questi esami vanno eseguiti con un semplice prelievo di sangue per il quale è consigliabile il digiuno dalla sera precedente. In particolare, sono il Reuma Test e la Reazione di Waaler Rose a permettere l’individuazione dei fattori reumatoidi eventualmente presenti nel circolo sanguigno.

Entrando ancora più nello specifico, è bene sottolineare che la Reazione di Waaler Rose rappresenta un esame molto specifico ma ormai in disuso. Il Reuma test, invece, presenta un’alta sensibilità con esiti molto precoci. Nonostante ciò, risulta essere meno specifico rispetto alla Reazione di Waaler Rose.

Che cosa sono i fattori reumatoidi riscontrabili tramite Reuma Test

La presenza eventuale del fattore reumatoide si individua, dunque, tramite il Reuma Test. Ma cosa sono i fattori reumatoidi? Si tratta di un gruppo di anticorpi prodotti dalle plasmacellule e diretti verso determinanti antigenici delle porzioni Fc dell’immunoglobulina G (IgG). Solitamente, questi auto-anticorpi sono di classe IgM, ma possono anche essere IgG o IgA.

I fattori reumatoidi alti si riscontrano in diverse malattie autoimmuni come:

  • Poliartrite nodosa
  • Lupus eritematoso sistemico
  • Epatite
  • Artrite reumatoide
  • Altri processi cronici infiammatori.

Durante la progressione dell’artrite, il fattore reumatoide progredisce anch’esso, insieme alla severità della malattia articolare stessa. La presenza del fattore reumatoide IgA viene associata, generalmente, a forme più gravi e a rapida progressione di artrite reumatoide. Il legame del fattore reumatoide alla IgG determina la formazione di immunocomplessi con conseguente attivazione della cascata del complemento che innesca, a sua volta, la risposta infiammatoria.

Pur non essendo un “marcatore” specifico dell’artrite reumatoide è uno degli indici di flogosi che corredano il quadro diagnostico delle malattie reumatiche. In alcuni casi si può positivizzare negli anziani, in soggetti con epatopatie, vasculiti, connettiviti e diabete. La sua presenza da sola non è indice di malattia. Insomma, un fattore reumatoide alto non è per forza indice di una patologia reumatica. Tuttavia, la sua positività associata a dati clinici compatibili con l’artrite reumatoide potrebbe confermare il sospetto diagnostico.

Fattore reumatoide altissimo: come interpretarlo

In caso di positività del ra test è possibile proseguire con una titolazione relativa alla quantità come test di conferma. I valori del Rauma Test vengono espressi in U.I. per ml per l’analisi qualitativa, mentre la titolazione (metodo di agglutinazione con diluizione seriale) per l’analisi quantitativa di conferma.

Nei soggetti affetti da artrite reumatoide, solitamente, i valori del fattore reumatoide sono aumentati rispetto ai valori di riferimento che rientrano nella norma.

I valori di riferimento del fattore reumatoide affinché il test sia negativo sono:

  1. < 20 U.I./ml (indagine qualitativa, indica la presenza del fattore reumatoide)
  2. < 1:40 (indagine quantitativa successiva, indica il titolo, ossia la quantità di fattori reumatoidi presenti nel siero)

La concomitante presenza di un elevato titolo del fattore reumatoide, di altri indici di flogosi aspecifici, positività per alcuni autoanticorpi, sintomi correlati a malattie reumatiche ed eventuali lesioni e segni evidenziabili radiologicamente, possono confermare un sospetto di artrite reumatoide.

Dunque, pur non essendo un “marcatore” specifico della malattia, il Reuma Test fa parte dei requisiti diagnostici dell’artrite reumatoide. Insomma, la sua presenza da sola non è indice di malattia ma la sua positività, associata a dati clinici compatibili con l’artrite reumatoide, può rappresentare una vera e propria conferma diagnostica.

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