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L’Aspirina contro il cancro al seno, ma ci sono alcune (importanti) controindicazioni

Redazione

Ultimo aggiornamento – 19 Agosto, 2019

L’Aspirina contro il cancro al seno, ma ci sono alcune (importanti) controindicazioni

Tra aspirina e tumore al seno sembra esserci una strana correlazione. Secondo alcune ricerche, infatti, l’antinfiammatorio più famoso al mondo potrebbe ridurre o aumentare le probabilità di decesso delle donne con tumore al seno.

I ricercatori dell’Università della Carolina del Nord hanno così ipotizzato una ragione del perché ciò accade: le variabili sarebbero le caratteristiche genetiche del tumore e del paziente.

Ecco cosa c’è da sapere.

Il ruolo della genetica nello sviluppo del tumore al seno

Facciamo un passo indietro. La metilazione, ci spiegano gli esperti, è una modifica chimica in cui un gruppo metilico agisce come un interruttore della luce in una molecola del DNA, attivando e disattivando alcune attività genetiche.

Nel tempo, i cambiamenti chimici nelle aree del DNA responsabili della morte cellulare, dei danni e delle riparazioni, come avviene nel caso della metilazione, contribuiscono allo sviluppo del cancro. Identificare le aree in cui avvengono questi cambiamenti epigenetici aiuta a prevedere determinati rischi o metodi di trattamento efficaci.

A questo punto, il gruppo di ricercatori si è impegnato a studiare gli effetti della metilazione del DNA sui tessuti colpiti da tumore al seno, così come sulle cellule del sangue periferico in associazione all’utilizzo di aspirina e al tasso di mortalità delle donne con tumore al seno.

Aspirina: quando salva la vita e quando no

Per raggiungere l’obiettivo, hanno raccolto dati su 1266 donne scoprendo che la mortalità per qualsiasi causa dopo il cancro al seno era maggiore del 67% tra coloro che assumevano almeno un’aspirina a settimana per sei settimana e che avevano la variazione genetica BRCA1, che promuove lo sviluppo di questa malattia, oltre a un tumore metilato. L’uso di Aspirina invece riduce il rischio morte del 22-40% nelle donne che hanno un tumore non metilato promosso dalla variante BRCA1 e che esprime il recettore per il progesterone (PR).

Insomma, le sostanze chimiche contenute nell’Aspirina possono influenzare la “metilazione del DNA“, quel processo che – come abbiamo visto – interessa i geni da cui l’incidenza del tumore può dipendere. In alcuni pazienti il processo va a buon fine, ostacolando il tumore e rafforzando le difese immunitarie ma, in altri, agisce esattamente al contrario.

Dunque? I risultati della ricerca potrebbero essere di grande aiuto nello sviluppo di tecniche di diagnosi e terapie. “I nostri risultati, se confermati, potrebbero influire sul processo decisionale clinico identificando un sottogruppo di pazienti, usando marcatori epigenetici, per i quali l’uso di aspirina pre-diagnosi influisce sulla successiva mortalità“ – ha affermato la dottoressa Gammon.

La ricerca futura dovrebbe prendere in considerazione un profilo di metilazione del DNA più completo al fine di individuare con più precisione le donne a rischio. L’obiettivo, dunque, è uno: quando l’Aspirina potrebbe essere (davvero) d’aiuto e quando no?

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