Cos'è l'epidurale?

"In cosa consiste l'anestesia epidurale e quando può essere praticata? Ci sono controindicazioni?"

L’anestesia epidurale consiste nell'introduzione di un anestetico locale, attraverso un catetere posizionato tra 2 vertebre lombari. Viene praticata quando, durante il travaglio, il collo dell’utero presenta una dilatazione di 2-3 cm.

La paziente viene posta sdraiata su un fianco rannicchiata con testa e gambe flesse sul tronco. Dopo aver posizionato il catetere, la paziente viene messa in posizione semiseduta e, con l’introduzione dell’anestetico locale, si otterrà l'effetto in pochi minuti.

Le contrazioni uterine verranno percepite sempre con meno intensità, finché non diventeranno come un “indurimento” dell’addome. Tuttavia, l’anestesia epidurale può in alcuni casi prolungare il travaglio e comportare un aumento di parti vaginali operativi, ma non di tagli cesarei.

È importante che tutte le gestanti eseguano una visita anestesiologica pre-operatoria: intorno alla 34-36^ settimana dovrebbero essere eseguite le analisi utili per un'eventuale anestesia insieme ad un elettrocardiogramma. L’anestesista valuterà l’esito di queste analisi e quindi la possibilità che la gestante possa praticare l’anestesia epidurale.

Le controindicazioni all’anestesia epidurale sono l’alterazioni dei parametri coagulativi e alcune malattie neurologiche da valutare caso per caso.

L’ernia del disco, lombalgie o pregressi interventi chirurgici in sede lombare non rappresentano una controindicazione. È quindi compito del ginecologo prescrivere le analisi che serviranno all’anestesista per dare il “via libera” ad un'eventuale anestesia epidurale; durante il travaglio, sarà sempre il ginecologo che, dopo aver valutato lo stato di dilatazione del collo dell’utero, richiederà l’intervento dell’anestesista.

Risposta a cura di:
Dr. Marcello Sergio
Dr. Marcello Sergio
Ginecologo Roma
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