Psicologia cognitivo comportamentale

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La psicologia cognitivo comportamentale è un approccio dato da due correnti distinte ma che per affinità concettuali si intrecciano operativamente.

Cos'è la psicologia cognitivo comportamentale?

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La psicologia cognitivo comportamentale è un approccio dato da due correnti distinte ma che per affinità concettuali si intrecciano operativamente.

Il cognitivismo nella psicologia cognitivo comportamentale

Il cognitivismo è un approccio metodologico allo studio della psiche, intesa come capacità di acquisire, organizzare, ricordare e fare uso concreto della conoscenza per guidare le azioni umane. Quindi studia la mente non attraverso l’introspezione, ma a partire dalle inferenze tratte dai comportamenti osservabili. Alcune ricerche cognitiviste postulano una similitudine fra processi mentali e processi dei computer. In realtà, le simulazioni al pc sono incomplete perché poggiano su considerazioni logiche, mentre larga parte del comportamento umano è influenzato da fattori di tipo emotivo e affettivo.

Comunque alcuni cognitivisti, come Neisser, Hull e Tolman, seguono il paradigma S-O-R (stimolo – organismo – risposta) dell’elaborazione dell’informazione, interponendo l’elaborazione mentale (organismo) fra stimolo e risposta. Altri cognitivisti sono stati influenzati dalle teorie del linguista Chomsky, che vede il linguaggio frutto dell’evoluzione e quindi un percorso logico obbligato diverso per ogni specie, innato. Questi studi hanno contribuito alla costituzione di un ampio settore disciplinare chiamato psicolinguistica.

La psicologia cognitiva è una scienza multidisciplinare che assume la posizione ontologica del realismo critico, vale a dire: viene accettata l'esistenza di una realtà strutturata, ma nello stesso tempo è è rinnegata la ossibilità di conoscerla in toto.

Oggetto di indagine in terapia: come risolvere i problemi. Il problem solving.

La soluzione di problemi deriva da processi intellettivi ed è oggetto di studio di laboratorio, sia attraverso le tappe osservabili delle condotte scelte per affrontare un problema, sia attraverso le introspezioni sulle operazioni mentali lungo il processo di soluzione; infatti molti test d’intelligenza sono basati su costruzione di situazioni problematiche e osservazione dei processi di soluzione. La soluzione di un problema significa trovare il percorso per passare dallo stato iniziale allo stato finale. Necessaria la capacità di generare mentalmente delle alternative, ovvero di capire come funzionano gli elementi del problema e prevedere che succede dopo certe mosse. La prefigurazione delle alternative future è l’esplorazione dello spazio del problema. Molte difficoltà nel quotidiano derivano dal non immaginare correttamente lo spazio del problema e quindi le possibili alternative. I cognitivisti hanno distinto 3 fasi nel percorso verso l’individuazione dello spazio del problema:1. Stato iniziale, ovvero le coordinate generali dello stadio iniziale.2. Mete o finalità insite nel problema, cioè l’insieme di informazioni relative alla condizione che coincide alla soluzione del problema.3. Set o operazioni, cioè le manipolazioni dello stato iniziale attraverso cui le coordinate che definiscono la situazione finiscono per avvicinarsi alla soluzione.Poiché le possibili soluzioni sono moltissime, una strategia generalmente usata è quella di prefigurarsene una prioritaria e metterla alla prova concretamente.Una strategia elementare di soluzione è quella per prove ed errori, che si attua se il soggetto ha difficoltà ad individuare lo spazio del problema o non ha elementi validi per decidere. Questo meccanismo è alla base del tipo di apprendimento dovuto che privilegia e stabilizza le operazioni che sono rinforzate: il condizionamento operante. Se il problema non è nuovo, c’è la tendenza ad usare la strategia che “ha già funzionato”, ma questa fissità di strategie si contrappone a quelle più efficaci, ovvero il procedere per analogia. La capacità di cogliere nel nuovo problema elementi comuni a problemi risolti (quindi per analogia) migliora la possibilità di trovare soluzioni corrette senza tentativi ed errori o analisi infinite delle varie alternative.- Il primo programma d’evoluzione della specie corrisponde al meccanismo della selezione naturale, per la trasmissione delle caratteristiche più adatte alla sopravvivenza.- Il secondo programma coincide con le modificazioni adattative che si acquisiscono tramite processi elementari associativi, tipo il condizionamento pavloviano.- Il terzo allarga le capacità di adattamento introducendo, attraverso schemi neuronali complessi e schemi mentali, dei costrutti logici polivalenti per ristrutturare l’approccio al problema e che possono variare in relazione al variare della logica delle configurazioni dei dati stessi: questo permette all’uomo non solo di modificare, ma anche distruggere l’ambiente stesso.Il comportamentismo è un approccio che esclude dalla ricerca psicologica ogni fattore non oggettivo e misurabile, quindi non esamina i processi elaborativi mentali quali soggettività e coscienza, perché non direttamente verificabili. La psicologia è vista come la scienza del comportamento, a partire dagli studi pavloviani sul condizionamento animale e umano. Il fondatore è Watson, che nella sua ricerca esamina non solo gli aspetti motori o muscolari del comportamento, ma anche le modificazioni oggettivabili della condotta, come il comportamento verbale e i sintomi psicopatologici. Il comportamento definisce le differenze individuali come definite dall’adattabilità all’ambiente e dall’apprendimento, rifiutando l’ipotesi dell’ereditarietà e dell’innatismo. Questo significa che ogni aspetto dello psichismo può essere manipolabile e costruito dall’esterno. Inizialmente il comportamentismo propone un modello molto semplicistico, meccanicista e riduzionistico, anche se ha portato notevoli contributi nel campo della psicolinguistica, delle tecniche di apprendimento e delle modalità di persuasione a livello pubblicitario e politico. Oggi, il neo - comportamentismo attribuisce maggiore spazio dall’esame di fattori intermedi fra Stimolo-Risposta.

Varianti teoriche di comportamentismo nella psicologia cognitivo comportamentale

  1. Condizionamento rispondenteCiò che si apprende non è un’azione volontaria ma una Risposta riflessa: è anche detto condizionamento classico o pavloviano. Uno Stimolo Condizionato diventa attivo nell’evocare Risposte riflesse condizionate anche in assenza degli Stimoli incondizionati originari. La misura dell’apprendimento è data dalla comparsa della Risposta Condizionata dopo uno Stimolo Condizionato, il numero di associazioni necessarie per ottenere una Risposta Condizionata dipende dallo SC e dalla specie animale. La curva di apprendimento ha un profilo tipico, cioè con le prime associazioni l’apprendimento aumenta rapidamente e ulteriori associazioni non portano un significativo progresso. Perché ci sia condizionamento è necessario che SC preceda S Indipendente, un lasso di tempo ottimale fra il mezzo secondo e i 7. la RC ha buona stabilità, ma se cessano per lungo tempo le associazioni fra SC e SI cala la forza del condizionamento fino alla scomparsa della RC, con una curva simile a quella della ritenzione mnemonica, poiché il meccanismo del condizionamento è analogo a quello che porta tramite la ripetizione un segnale dalla MBT alla MLT. Se l’associazione non è solo temporale, ma anche semantica, l’apprendimento sarà più stabile e duraturo, come la memoria semantica rispetto all’episodica. La ripresentazione dell’associazione porta rapidamente a riacquisire la RC, e questo fenomeno d recupero è importante per verificare se un soggetto ha già avuto un certo tipo di condizionamento o per misurare la funzionalità della sua memoria. Abbiamo un condizionamento derivato e di secondo ordine associando un nuovo SC al precedente SC, per apprendere cose per S più complessi, ciò è utile per analizzare limiti percettivi e sensoriali in soggetti con i quali non sarebbe possibile determinare la capacità di discriminare segnali. La RC tende a comparire, per il fenomeno della generalizzazione dello S, anche di fronte a S analoghi allo SC: secondo i comportamentisti questo è il meccanismo per cui si creano e si fissano Risposte patologiche nelle nevrosi fobico-ossessive. Per spiegare il meccanismo di azione del condizionamento sono state fatte varie ipotesi, disconfermate, e oggi si è dimostrato che la RC è proporzionale all’attesa e al valore informativo e anticipatorio del segnale dello SC. Questo ci aiuta a capire l’importanza adattativa del condizionamento pavloviano, poiché le RC a certi segnali ci aiutano a reagire in modo anticipato con R adeguate, senza farci cogliere alla sprovvista (es., scansarsi al suono d’un clacson).

  2. Condizionamento operante. È una forma elementare di apprendimento dove è condizionata una operazione complessa, ovvero azioni dei muscoli volontari. Il condizionamento classico produce riflessi già presenti in natura attraverso Stimoli che non li produrrebbe, mentre il condizionamento operante produce comportamenti nuovi o modellati dall’apprendimento. I primi studiosi sono stati Thorndike e Skinner, che hanno testato su cavie affamandole mettendole nella Skinner box alla ricerca dell’azione che avrebbe dispensato loro cibo: la pressione di una leva. Questa è l’operazione condizionata e il cibo è il rinforzo positivo (e meno male che non hanno usato un rinforzo negativo). Anche qui è fondamentale il fattore tempo: il rinforzo deve seguire rapidamente l’azione del soggetto, ed inoltre esiste il fenomeno dell’estinzione per cui se all’azione condizionata non segue il rinforzo, dopo un numero di volte cessa l’azione, che può però essere riappreso immediatamente dopo aver fornito d nuovo il rinforzo. La forma più semplice di CO è quella a rinforzo continuo o a intervallo costante, che ha efficacia ridotta per quanto riguarda la motivazione ad agire, ma è utile se si tratta d addestrare un animale a modificare gradualmente un certo comportamento: si rinforza quello che più si avvicina al comportamento atteso e mano a mano solo quelle esecuzioni che progrediscono in quel senso. Questo tipo d condizionamento si chiama modellamento, e attraverso questa tecnica si è studiato il fenomeno della generalizzazione: il soggetto risponde col comportamento atteso anche di fronte a uno S simile a quello esatto: la R copre una gamma di variazione dello S.Il modellamento consiste nell’usare questa capacità d R al massimo grado, nel senso che successive e sempre più articolate modificazioni della R vengono rinforzate, però il limite d complicazione è elevato in quanto corrisponde al limite della capacità d memorizzazione a lungo termine. Grazie a questa tecnica, che non richiede elaborazione concettuale o comprensione del soggetto si possono memorizzare ed eseguire sequenze motorie non naturali e complesse: i cavalli imparano a danzare, gli uomini a nuotare o fare acrobazie. In altri casi il processo di condizionamento rende automatico un comportamento che sarebbe molto complesso da gestire se dovesse essere guidato volontariamente nelle sue fasi: es. camminare o scrivere.Il rinforzo intervallato, invece, è utile per mantenere elevata l’attesa e la motivazione del soggetto, la R è quindi più forte e l’apprendimento più resistente all’estinzione. Chiaramente questo condizionamento deve essere coerente, nel senso che si premia o punisce sempre lo stesso comportamento, sebbene non costantemente: altrimenti, se lo stesso comportamento viene a volte premiato, punito o ignorato, si ingenera confusione prima, impotenza nevrotica poi. Questo è il meccanismo che opera per esempio in famiglie conflittuali, dove i figli svilupperanno facilmente disturbi nevrotici e caratteriali.Questi sono i dati principali emersi dalle ricerche sul CO:

  3. l’apprendimento è veloce e migliore se il comportamento adeguato è seguito immediatamente dal rinforzo.

  4. il rinforzo più valido e attivo è quello positivo rispetto al negativo.
  5. lo schema di rinforzo coerente, ma a intervalli variabili, rende più lento l’apprendimento ma più duraturo nel tempo rispetto allo schema di rinforzo costante.
  6. la forza del condizionamento è maggiore, cioè più duratura e intensa, se l’addestramento è intervallato da altre attività.
  7. rinforzi incoerenti possono far cessare un comportamento appreso.

A questi principi generali si associano diversi corollari: quello che un condizionamento operante a rinforzi incoerenti genera nevrosi o psicosi (chiaramente si può operare anche in senso inverso, ovvero usare il CO per estinguere un comportamento nevrotico condizionato, usando rinforzi negativi per il comportamento sintomatologico e positivi per una condotta normale). Queste modalità di apprendimento correttivo fanno parte della terapia comportamentale. Nel condizionamento, l’associazione che viene compiuta non è meccanica, ma logica, sebbene sia una logica elementare, il meccanismo è a carattere universale e ubiquitario, interviene anche in compiti molto complessi. Il limite del CO è che il soggetto può aver appreso una soluzione giusta, memorizzarla e ripeterla senza averla compresa: andando per tentativi ed errori fino al successo, quindi in assenza di un piano concettuale adeguato: in questo caso, la condotta non si adatta alle varianti situazionali e ambientali, poiché la sua logica sfugge alla comprensione del soggetto.

L’apprendimento è la modificazione più o meno stabile nel comportamento concreto o potenziale di un soggetto che risulta da una sua esperienza: ovvero, è l’acquisizione di una modalità di Risposta nuova e stabilmente diversa rispetto a prima: leggere, guidare, ecc. modificano le relazioni con il reale, sebbene siano ancora passibili di modifica sia in senso accrescitivo che diminutivo. L’apprendimento è il risultato d un’esperienza, cioè passa per l’elaborazione percettiva e cognitiva di uno Stimolo. E’ distinto dalla maturazione perchè modella l’espressione delle potenzialità umane ed innova, quindi crea differenze individuali. L’apprendimento associativo o per contingenza temporale è la forma più elementare e basilare di apprendimento, è una capacità adattativa primaria esistente in tutti gli animali, uomo incluso. L’apprendimento però può richiedere anche una ristrutturazione cognitiva dei dati dell’esperienza, cioè essere fondato su un processo di livello più elevato e nascere da osservazione e comprensione di una relazione logica fra esperienza e concetti.

Argomenti: traumi psicologici psicoterapia psicologia cognitivo comportamentale
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