Mioma uterino, chi è più a rischio?

Pubblicato il 05/09/2017
Mioma uterino, chi è più a rischio? | Pazienti.it

Secondo la SEGO (Società Spagnola di Ginecologia e Ostetricia) il 70% delle donne è a rischio di incorrere in un mioma uterino, detto altrimenti fibroma.

Tuttavia, solo lo 0,5% di questi può trasformarsi in un cancro. I miomi uterini possono causare disturbi non indifferenti e ciò dovrebbe incoraggiare le donne a non trascurare i regolari controlli dal ginecologo. Ecco perché è importante riconoscerne i sintomi al fine di individuarli precocemente.

Che cos’è il mioma uterino?

I miomi uterini sono tumori benigni la cui diagnosi interessa molte donne, anche quelle che conducono una vita sana e si sottopongono a regolari controlli ginecologici.

Non si conoscono le cause che portano all’insorgenza dei miomi. È ormai noto che esiste una predisposizione genetica. Se, però, non si ha certezza delle cause scatenanti, si conoscono bene le modalità con cui si manifestano e si sviluppano.

L’utero è costituito da vari strati, uno di questi è detto miometrio, all’interno del quale crescono piccoli nuclei (sotto l’influenza di ormoni femminili, come estrogeni e progesterone) che possono trasformarsi in miomi.

I miomi uterini si possono dividere tra:

  • Sottosierosi, si trovano sulla superficie dell’utero e sono quasi sempre asintomatici.
  • Intramurali, sono localizzati nello spessore della parete uterina, colpiscono l’endometrio e causano notevoli sanguinamenti, dolore e in alcuni casi infertilità.
  • Sottomucosi, si trovano all’interno della cavità dell’utero e, come gli intramurali, colpiscono l’endometrio e causano notevoli sanguinamenti, dolore e in alcuni casi infertilità.

Chi ha maggiore probabilità di sviluppare un mioma uterino?

Sebbene siano più frequenti tra i 45 e i 55 anni, i miomi uterini possono manifestarsi già a partire dai 35 anni, poiché questa tipologia di tumore benigno è caratteristica del periodo fertile della donna.

Il mioma uterino ha una componente genetica. Se la madre ha avuto un fibroma uterino è alta la probabilità che anche la figlia ne sviluppi uno. Il rischio aumenta in presenza di obesità.

Quali sono i sintomi dei miomi uterini?

Nel 30% dei casi, il mioma uterino è asintomatico e soltanto un controllo ginecologico può metterlo in evidenza. Quando è presente un mioma uterino, il flusso sanguigno non arriva più all’utero correttamente e ciò può causare dolori intensi e aborti spontanei.

Mioma uterino: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

I sintomi del mioma uterino comprendono:

  • Dolore pelvico
  • Mestruazioni abbondanti
  • Perdite nel periodo non mestruale
  • Periodi mestruali più lunghi

E ancora:

  • Anemia sideropenica
  • Sensazione di gonfiore e stanchezza
  • Aumento di peso
  • Dolore durante i rapporti sessuali
  • Necessità di urinare frequentemente

Che relazione c’è tra miomi uterini e gravidanza?

Tra le paure delle pazienti affette da mioma uterino, c’è quella della fertilità. Per le donne che vengono sottoposte ad una miomectomia, dunque senza che l’utero venga toccato, è possibile restare incinta dopo l’operazione. La presenza di un fibroma, invece, può essere causa di aborto.

Secondo gli specialisti quando il mioma è di grandi dimensioni, potrebbe causare problemi di fertilità o complicazioni durante la gravidanza. Quando i fibromi dell’utero superano i 4 centimetri di grandezza, allora possono essere la causa di seri problemi durante la gravidanza come:

  • Parto prematuro
  • Dolore pelvico
  • Distacco della placenta

Come viene trattato il mioma uterino?

I fibromi dell’utero più piccoli possono essere trattati con terapia farmacologica. Se il mioma non risponde alla terapia oppure se si presenta di ampie dimensioni, nella maggior parte dei casi si ricorre a un intervento chirurgico.

In particolare, l’isterectomia, vaginale o addominale, comporta l’asportazione totale dell’utero, rappresentando una soluzione definitiva al problema clinico. Ovviamente, la decisione di sottoporsi a questo tipo di intervento è molto delicata.

La miomectomia, invece, rappresenta l’opzione meno invasiva nell’ambito delle soluzioni chirurgiche. In questi casi, si ha l’asportazione del singolo mioma, mentre l’utero rimane intatto. Con la miomectomia, però, vi è il rischio che i fibromi si ripresentino.

La necessità di una terapia meno invasiva, combinata a un desiderio della donna di non sottoporsi ad un intervento chirurgico, hanno portato medici ed esperti a cercare soluzioni alternative: tra queste, vi è interesse sempre crescente verso l’embolizzazione delle arterie uterine, una procedura percutanea eseguita in anestesia locale e della durata di circa 60 minuti.  Lo scopo è quello di comportare una devascolarizzazione del fibroma: il normale miometrio, infatti, continuerà a ricevere un apporto di sangue derivato dall’attivazione di circoli collaterali (ovarici e vaginali)  mentre il fibroma, andato incontro a necrosi, tenderà a cicatrizzare.

Quale scelta effettuare, tra le tante possibilità di intervento? L’opzione migliore dipende da molti fattori. Valutate la gravità dei sintomi, i progetti di gravidanze e la vostra età, affidandovi anche al parere di un bravo medico. Insomma, prima di prendere una decisione, considerate i pro e i contro, sempre in relazione alla vostra situazione specifica.

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Tania Catalano
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