Parkinson e caldo: le alte temperature possono peggiorare i sintomi?

Redatto scientificamente da Parkinson Italia |
A cura di Redazione
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Data articolo – 29 Maggio, 2026

persona si tocca una mano dolorante

Il caldo intenso può rappresentare un problema per molte persone con malattia di Parkinson. Non si tratta soltanto di una sensazione soggettiva di fastidio: le alte temperature possono interferire con la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea, favorire la disidratazione, accentuare la pressione bassa e rendere più evidenti alcuni sintomi motori e non motori.

La questione è particolarmente rilevante in un contesto in cui la malattia di Parkinson è in aumento a livello globale. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 oltre 8,5 milioni di persone nel mondo vivevano con questa patologia, e la sua prevalenza è raddoppiata negli ultimi 25 anni. Inoltre, il Parkinson è una delle condizioni neurologiche con il più rapido aumento in termini di disabilità e mortalità.

Capire perché il caldo può peggiorare i sintomi è quindi importante non solo per chi convive con la malattia, ma anche per familiari, caregiver e professionisti sanitari.

Per questo Parkinson Italia ha scelto di affrontare questo tema insieme a noi.

Perché il Parkinson può alterare la regolazione della temperatura

La malattia di Parkinson è conosciuta soprattutto per i sintomi motori: tremore a riposo, rigidità muscolare, lentezza nei movimenti, instabilità posturale e difficoltà nella deambulazione. Tuttavia, il Parkinson può coinvolgere anche il sistema nervoso autonomo, cioè quella parte del sistema nervoso che regola funzioni automatiche come pressione arteriosa, sudorazione, frequenza cardiaca, digestione e temperatura corporea.

Quando questi meccanismi non funzionano correttamente, il corpo può avere più difficoltà ad adattarsi agli sbalzi termici. Alcune persone possono sudare troppo, altre troppo poco; alcune possono percepire il caldo in modo più intenso, altre possono andare incontro a stanchezza, capogiri o sensazione di debolezza anche dopo esposizioni non particolarmente prolungate.

La termoregolazione, quindi, non è un aspetto secondario. Nel Parkinson può diventare una componente clinica vera e propria, spesso sottovalutata rispetto ai sintomi motori più evidenti.

Cosa dicono gli studi sulla sensibilità al caldo

Negli ultimi anni, la ricerca ha iniziato a studiare in modo più specifico il rapporto tra Parkinson e caldo. Uno studio pubblicato nel 2024 sull’International Journal of Biometeorology ha analizzato la sensibilità al caldo in 247 persone con malattia di Parkinson.

I risultati sono significativi: circa il 79% dei partecipanti ha riferito di essere diventato più sensibile al caldo dopo la diagnosi. Inoltre, il 73,7% ha riportato un peggioramento dei sintomi motori con le alte temperature, mentre l’82,2% ha riferito un peggioramento dei sintomi non motori.

Questi dati suggeriscono che il caldo non incide solo sulla percezione generale di benessere, ma può interferire concretamente con la vita quotidiana. La maggiore sensibilità alle alte temperature può limitare le attività all’aperto, rendere più faticosi gli spostamenti, aumentare il rischio di cadute e peggiorare la qualità della vita.

Quali sintomi possono peggiorare con il caldo

Il caldo può accentuare diversi sintomi del Parkinson. Tra quelli motori, le persone possono riferire:

  • maggiore lentezza nei movimenti,
  • rigidità più marcata,
  • aumento della fatica muscolare,
  • peggioramento dell’equilibrio o maggiore difficoltà nel camminare.

Anche i sintomi non motori possono diventare più intensi. Tra questi rientrano:

  • stanchezza,
  • sonnolenza,
  • difficoltà di concentrazione,
  • irritabilità,
  • disturbi del sonno,
  • sudorazione eccessiva,
  • senso di confusione,
  • capogiri e sensazione di svenimento.

Un ruolo importante è svolto anche dalla pressione arteriosa. Molte persone con Parkinson in particolare i Parkinsonismi possono soffrire di ipotensione ortostatica, cioè un calo della pressione quando si passa dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. Il caldo, favorendo la vasodilatazione, può accentuare questo meccanismo e aumentare il rischio di instabilità, cadute o malessere improvviso.

È un aspetto che Parkinson Italia conosce bene, attraverso il contatto quotidiano con le persone che vivono con questa malattia e con le loro famiglie: durante l'estate molte persone con Parkinson riferiscono una maggiore difficoltà nella gestione della quotidianità. Uscire di casa, mantenere una routine stabile o affrontare spostamenti e attività all'aperto può diventare più faticoso durante le ondate di calore.

Sudorazione alterata e rischio di disidratazione

La sudorazione è uno dei principali strumenti con cui l’organismo disperde calore. Nel Parkinson, però, questo processo può essere alterato. Alcune persone possono sperimentare iperidrosi, cioè sudorazione eccessiva; altre possono avere ipoidrosi, cioè una sudorazione insufficiente.

Entrambe le condizioni possono creare problemi. Sudare troppo può favorire la perdita di liquidi e sali minerali, aumentando il rischio di disidratazione. Sudare troppo poco, invece, può rendere più difficile abbassare la temperatura corporea, soprattutto in ambienti caldi e umidi.

Una revisione scientifica sulle alterazioni termoregolatorie nel Parkinson riporta che i disturbi della sudorazione possono essere presenti già nelle fasi iniziali della malattia, con una prevalenza stimata tra il 5,5% e il 12,9% nei pazienti di nuova diagnosi, fino ad arrivare a circa il 64% nelle fasi più avanzate.

La disidratazione, inoltre, può peggiorare altri aspetti della malattia: stipsi, confusione, debolezza, ipotensione, rischio di infezioni urinarie e tollerabilità generale dei farmaci.

Caldo estremo, ricoveri e mortalità: cosa emerge dai dati

Alcuni studi hanno valutato anche il rapporto tra ondate di calore, ricoveri e mortalità nelle persone con Parkinson. Una ricerca condotta a Madrid e pubblicata su Environmental Research ha osservato che, superata una certa soglia di temperatura, aumentavano sia i ricoveri urgenti correlati al Parkinson sia il rischio di mortalità.

In particolare, lo studio ha individuato una soglia intorno ai 34 °C: per ogni aumento di 1 °C sopra questo valore, il rischio relativo di ricovero per Parkinson aumentava del 13%, mentre il rischio relativo di mortalità aumentava del 14% nei giorni successivi.

Un altro studio più recente, condotto negli Stati Uniti su oltre 427.000 beneficiari Medicare ricoverati tra il 2000 e il 2016, ha rilevato un’associazione tra esposizione a caldo estremo e aumento delle probabilità di ospedalizzazione con diagnosi di Parkinson negli anziani. L’effetto osservato era contenuto, ma rilevante a livello di popolazione, soprattutto considerando l’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore.

Questi dati non significano che ogni persona con Parkinson sia destinata a peggiorare gravemente durante l’estate. Indicano però che il caldo può essere un fattore di rischio concreto, soprattutto nei soggetti più fragili, negli anziani, nelle persone con malattia avanzata, in chi vive da solo o in chi presenta già problemi di pressione, disidratazione o autonomia motoria.

Farmaci e caldo: perché parlarne con il medico

Anche la terapia può influire sulla risposta dell’organismo alle alte temperature. Alcuni farmaci possono incidere sulla sudorazione, sulla pressione arteriosa o sulla capacità di compensare il caldo. Inoltre, quando una persona è disidratata, debole o molto affaticata, può percepire un controllo peggiore dei sintomi anche se la terapia non è cambiata.

È importante, però, non modificare mai autonomamente i farmaci antiparkinsoniani o altre terapie in corso. In caso di peggioramento ricorrente durante le giornate calde, è utile parlarne con il neurologo o con il medico curante, descrivendo quando compaiono i sintomi, quanto durano, se sono associati a capogiri, sudorazione, pressione bassa o difficoltà a bere a sufficienza.

Un diario dei sintomi può essere utile per capire se il peggioramento è legato alla temperatura, all’orario della giornata, ai pasti, all’attività fisica o all’assunzione dei farmaci.

Come proteggersi durante le giornate calde

Durante i periodi di caldo intenso, alcune misure pratiche possono aiutare a ridurre il rischio di peggioramento. È consigliabile bere regolarmente, anche prima di avvertire sete, privilegiando acqua e limitando alcolici e bevande molto zuccherate. Le attività fisiche o le passeggiate andrebbero programmate nelle ore più fresche, come la mattina presto o la sera.

È utile indossare abiti leggeri e traspiranti, restare in ambienti freschi e ventilati, evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata e prestare attenzione ai segnali di disidratazione, come bocca secca, urine scure, debolezza marcata, confusione o capogiri.

Evitare di uscire durante le ore calde della giornata.

Chi soffre di pressione bassa dovrebbe prestare particolare attenzione ai passaggi rapidi dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. In presenza di sintomi importanti, come svenimento, confusione, temperatura corporea elevata, nausea intensa, pelle molto calda o peggioramento improvviso della rigidità, è necessario contattare rapidamente un medico.

Accanto al confronto con il neurologo e il medico curante, le associazioni territoriali possono offrire informazioni pratiche, momenti di confronto e supporto nella gestione quotidiana della malattia, anche nei periodi più difficili come le ondate di calore.

Nelle giornate più calde, il supporto di caregiver e familiari diventa ancora più prezioso: ricordare di bere, controllare la pressione, assicurarsi che i farmaci vengano presi negli orari giusti e prestare attenzione a qualsiasi segnale insolito di malessere o disorientamento può fare davvero la differenza.

Fonti:

  • World Health Organization, Parkinson disease.
  • Hunt A.P. et al., Evidence of heat sensitivity in people with Parkinson’s disease, International Journal of Biometeorology, 2024.
  • Linares C. et al., Effect of heat waves on morbidity and mortality due to Parkinson’s disease in Madrid, Environmental Research, 2016. 

Articolo realizzato in collaborazione con Parkinson Italia, rete nazionale impegnata nel supporto e nell'orientamento delle persone con Parkinson e dei caregiver.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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