Quanto è davvero "sostenibile" un'alimentazione? La domanda sembra semplice, ma la scienza fatica a rispondere in modo univoco.
Lo dimostra uno dei due studi appena pubblicati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) sulla rivista International Journal of Food Sciences and Nutrition: una revisione sistematica della letteratura ha individuato 26 indici diversi, sviluppati negli ultimi anni per misurare quanto l'alimentazione di una persona sia coerente con la Planetary Health Diet, il modello elaborato dalla Commissione Scientifica Internazionale EAT-Lancet per coniugare salute umana e tutela ambientale.
Ventisei strumenti, ventisei criteri diversi
Il lavoro, condotto da membri del gruppo Giovani SINU, mette in evidenza un problema tutt'altro che teorico: questi 26 indici non condividono gli stessi criteri. Nello specifico, gli strumenti individuati dalla revisione sistematica differiscono per:
- gli alimenti presi in considerazione: alcuni indici includono categorie alimentari che altri escludono o pesano diversamente;
- i sistemi di punteggio adottati: le scale usate per premiare o penalizzare un determinato consumo non sono le stesse da uno strumento all'altro;
- le modalità di calcolo: anche a parità di dati raccolti, il modo in cui vengono elaborati per arrivare a un punteggio finale cambia da indice a indice.
Il risultato è un'elevata eterogeneità che rende difficile confrontare i risultati delle diverse ricerche e costruire evidenze scientifiche solide sugli effetti reali delle diete sostenibili sulla salute delle persone. In pratica, due studi che misurano "quanto una persona segue la Dieta Planetaria" con due indici diversi potrebbero restituire conclusioni non paragonabili tra loro, pur partendo dagli stessi dati alimentari.
Gli autori chiedono quindi uno sforzo di armonizzazione metodologica, condizione necessaria per disporre in futuro di strumenti di misurazione più affidabili e comparabili tra loro, un tassello che diventerà sempre più rilevante man mano che le politiche sanitarie e ambientali si baseranno su questi dati.
Il contesto: cosa dice il primo studio SINU
Il tema dei criteri di misurazione si inserisce in un lavoro più ampio. Un secondo studio, sempre firmato SINU, ha infatti confrontato direttamente la Planetary Health Diet con la Dieta Mediterranea, analizzando le raccomandazioni alimentari ufficiali di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. Il risultato mostra una convergenza sostanziale tra i due modelli, con un ruolo centrale condiviso per cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi.
Alcune differenze restano comunque evidenti: la Dieta Planetaria suggerisce un consumo più elevato di legumi e frutta a guscio, mentre per l'olio d'oliva e i latticini la Dieta Mediterranea conserva caratteristiche legate alla cultura e alla produzione locale dell'area.
Un punto viene però ribadito con chiarezza: la Dieta Planetaria non è un regime alimentare unico da applicare ovunque, ma un quadro di riferimento adattabile ai diversi contesti geografici e culturali.
La Dieta Mediterranea rappresenta quindi una delle possibili applicazioni pratiche di questi principi, così come altre tradizioni alimentari, quella nordica, per esempio, possono svolgere una funzione simile in altre aree del mondo.
Potrebbe interessarti anche:
- Dieta che imita il digiuno e parodontite: lo studio sui possibili effetti dell’infiammazione
- Digiuno intermittente e stress cronico: uno studio sui topi suggerisce un possibile effetto protettivo sul cervello
- Mangiarlo ogni giorno migliora la glicemia in sei mesi: la scoperta che non ti aspetti
Perché i due studi si tengono insieme
Preso singolarmente, il dato dei 26 indici potrebbe sembrare un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. Letto insieme al primo studio, invece, acquista senso: se la Dieta Planetaria è già in larga parte compatibile con modelli alimentari radicati come quello mediterraneo, la vera sfida che resta aperta è proprio quella di misurare con precisione quanto le persone si stiano davvero avvicinando a questi principi.
Il presidente SINU Francesco Sofi ha ricordato che il recente aggiornamento della Piramide della Dieta Mediterranea ha già integrato molte delle evidenze più recenti, valorizzando aspetti come la stagionalità dei prodotti, la biodiversità e la riduzione degli sprechi alimentari.
I due lavori, nel loro insieme, confermano che la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili non richiede di abbandonare le tradizioni alimentari, ma di valorizzarle quando risultano coerenti con i principi di salute e sostenibilità, a patto, però, di poterne misurare l'efficacia con strumenti condivisi.
Fonti
- International Journal of Food Sciences and Nutrition - From global to local: comparing the EAT-Lancet planetary health diets with the traditional Mediterranean Diet across Mediterranean countries
- International Journal of Food Sciences and Nutrition - One diet, many indices: heterogeneity in measuring adherence to the EAT-lancet planetary health diet