Un gesto rassicurante potrebbe non bastare se ciò che un bambino sente comunica un'emozione diversa. È quanto emerge da uno studio della Durham University, pubblicato sulla rivista Infant and Child Development, che ha analizzato il modo in cui bambini e adulti interpretano le emozioni quando informazioni visive e uditive entrano in conflitto.
I risultati mostrano una differenza legata all'età: mentre gli adulti possono affidarsi maggiormente a ciò che vedono, i bambini tendono a dare più peso a ciò che sentono.
Un esperimento tra corpo e voce
Il team guidato dal ricercatore Paddy Ross ha coinvolto 164 partecipanti, tra cui 98 bambini dai 4 agli 11 anni e 66 adulti.
Ai partecipanti sono stati mostrati brevi video nei quali una persona esprimeva un'emozione attraverso il movimento del corpo, mentre contemporaneamente veniva riprodotta una vocalizzazione associata a un'emozione, come una risata, un pianto o un'esclamazione di paura o rabbia.
In alcuni casi i due segnali comunicavano la stessa emozione; in altri entravano in conflitto. Un partecipante poteva, per esempio, vedere un corpo che esprimeva paura mentre ascoltava una risata associata alla felicità.
Quando i segnali visivi e sonori coincidevano, non emergevano differenze legate all'età nell'accuratezza con cui veniva riconosciuta l'emozione. La situazione cambiava, invece, quando vista e udito trasmettevano informazioni differenti.
In questi casi gli adulti potevano mostrare una maggiore influenza dell'informazione visiva oppure non manifestare una preferenza netta tra i due segnali. I bambini, al contrario, tendevano chiaramente a basare il proprio giudizio sull'emozione trasmessa dal suono.
La preferenza per l'informazione uditiva risultava inoltre più marcata nei bambini più piccoli e tendeva a diminuire con l'età.
Il fenomeno del "dominio uditivo"
Il comportamento osservato richiama un fenomeno già conosciuto in letteratura, chiamato effetto Colavita, secondo il quale negli adulti gli stimoli visivi possono avere la precedenza su quelli uditivi quando le informazioni provenienti dai due sensi competono tra loro.
Nei bambini coinvolti nello studio è emerso invece un effetto inverso, definito dagli autori "reverse Colavita effect", caratterizzato da una maggiore influenza dell'informazione uditiva nel riconoscimento delle emozioni.
La differenza potrebbe avere implicazioni anche per gli ambienti frequentati quotidianamente dai più piccoli, come scuole, ospedali pediatrici e spazi dedicati all'infanzia.
I risultati suggeriscono infatti che concentrarsi soltanto sugli elementi visivi di un ambiente potrebbe non essere sufficiente: anche i suoni presenti nello spazio potrebbero contribuire al modo in cui i bambini percepiscono il contesto emotivo.
Pareti colorate e decorazioni allegre, per esempio, rappresentano elementi visivamente rassicuranti, ma il clima sonoro circostante potrebbe avere a sua volta un ruolo importante. Si tratta, tuttavia, di una possibile applicazione dei risultati e non di un effetto verificato direttamente dallo studio.
Perché ciò che i bambini sentono può pesare più di ciò che vedono
I risultati offrono uno spunto interessante anche per comprendere meglio la comunicazione emotiva tra adulti e bambini.
Lo studio non ha analizzato direttamente il modo migliore per rassicurare un bambino, né ha confrontato specificamente il tono della voce con le espressioni del volto. Ha però mostrato che, quando ciò che un bambino sente comunica un'emozione diversa da quella espressa visivamente dal corpo, il segnale uditivo può avere un peso maggiore nel suo giudizio.
Questo significa che la componente sonora della comunicazione non dovrebbe essere considerata secondaria, soprattutto nei contesti in cui i bambini possono trovarsi in situazioni emotivamente delicate.
Gli autori sottolineano infatti le possibili implicazioni dei risultati in diversi ambiti, compresi l'educazione e l'assistenza sanitaria pediatrica, dove la comunicazione e l'ambiente circostante possono contribuire all'esperienza dei più piccoli.
Le prossime tappe della ricerca
Il gruppo della Durham University intende ora approfondire le ragioni di questa preferenza per l'informazione uditiva durante l'infanzia e capire meglio come il rapporto tra vista e udito cambi durante lo sviluppo.
Tra gli aspetti che i ricercatori vogliono esplorare c'è anche il possibile ruolo dei diversi ambienti sonori nell'apprendimento e nelle risposte emotive dei bambini a scuola.
Una delle ipotesi da studiare riguarda l'utilizzo di specifici "paesaggi sonori", compresi suoni naturali rilassanti, per capire se possano influenzare positivamente l'esperienza e il coinvolgimento dei bambini negli ambienti scolastici.
Al momento, però, si tratta di una prospettiva di ricerca e non di una strategia di cui sia già stata dimostrata l'efficacia.
Resta inoltre da comprendere perché la maggiore influenza dell'udito emerga con tanta forza durante l'infanzia e come evolva con l'età, fino ad arrivare al diverso equilibrio tra informazioni visive e sonore osservato negli adulti.
Fonti
Durham University - Children trust what they hear over what they see, study finds