Una nuova ricerca ha snocciolato un meccanismo che finora era rimasto poco compreso: perché il cervello nelle persone con ADHD sembra spegnersi?
Il cervello può entrare in brevi stati simili al sonno anche durante la veglia. Ma cosa significa davvero? Vediamo cosa dice lo studio condotto dai ricercatori della Monash University.
ADHD: perché il cervello si “spegne” anche da svegli? Lo studio risponde
Si tratta di semplice distrazione o di scarso impegno? Chiaramente no.
Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Neuroscience, nelle persone con ADHD alcune aree del cervello possono entrare temporaneamente in una condizione simile al sonno, anche mentre si è svegli e impegnati in attività che richiedono concentrazione.
Si tratta di veri e propri micro-episodi, della durata di pochi secondi, durante i quali il cervello “si disconnette” parzialmente. Il risultato? Vediamolo:
- errori più frequenti;
- tempi di reazione più lenti;
- difficoltà a mantenere l’attenzione.
Questa scoperta offre una spiegazione biologica concreta a uno dei sintomi più comuni dell’ADHD, ovvero la fatica nel rimanere concentrati nel tempo, anche in presenza di motivazione e volontà.
ADHD: lo studio spiega cosa succede davvero nel cervello
La ricerca, condotta da un team della Monash University guidato da Elaine Pinggal, ha coinvolto 32 adulti con ADHD (temporaneamente senza terapia farmacologica) e 31 adulti senza disturbo.
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Durante l’esperimento, i partecipanti sono stati sottoposti a test di attenzione sostenuta, mentre l’attività cerebrale veniva monitorata.
I risultati sono chiari:
- le persone con ADHD mostrano più frequentemente episodi di attività cerebrale simile al sonno;
- questi episodi sono direttamente associati a cali di attenzione e prestazioni peggiori;
- maggiore è la frequenza di questi “blackout”, più marcate risultano le difficoltà cognitive.
Non si tratta quindi di una percezione soggettiva, ma di un fenomeno misurabile a livello neurobiologico.
Perché il cervello “si spegne”: il ruolo delle micropause
Come si evince dalla ricerca questi stati non sono da considerarsi completamente anomali. Infatti, possono verificarsi anche nelle persone senza ADHD, soprattutto durante attività lunghe e mentalmente impegnative.
Tuttavia, nelle persone con ADHD accadono molto più spesso.
È come se il cervello entrasse più rapidamente in una modalità di “risparmio energetico”, interrompendo temporaneamente la continuità dell’attenzione. In questi brevi momenti, alcune aree cerebrali smettono di elaborare le informazioni in modo efficiente, generando una sorta di “vuoto” cognitivo.
Questo aiuta a comprendere perché anche compiti apparentemente semplici possano risultare estremamente faticosi e perché la concentrazione possa crollare all’improvviso.
Cosa cambia adesso nella comprensione dell’ADHD?
Questa evidenza contribuisce a ridefinire il modo in cui viene interpretato il disturbo.
L’ADHD non può essere ridotto a un problema comportamentale o a una mancanza di volontà. Al contrario, riflette un diverso funzionamento dei meccanismi cerebrali coinvolti nell’attenzione e nella gestione dell’energia mentale.
Dunque, il cervello non riesce a restare costantemente “online” per motivi profondi, complessi e biologici.
Tale prospettiva può avere un impatto importante anche sul piano sociale e clinico, riducendo lo stigma e favorendo un approccio più consapevole e mirato.
ADHD: nuove prospettive terapeutiche?
Lo studio apre anche a possibili sviluppi sul fronte delle terapie.
Ricerche precedenti suggeriscono che alcune tecniche, come la stimolazione uditiva mirata durante il sonno, possono migliorare la qualità del riposo e influenzare positivamente il funzionamento cerebrale durante la veglia.
L'ipotesi avanzata dai ricercatori é quella secondo cui strategie di questo tipo possano essere adattate anche per le persone con ADHD, con l’obiettivo di ridurre la frequenza di questi episodi e stabilizzare l’attenzione.
Se confermati da ulteriori studi, questi approcci potrebbero affiancare le terapie già disponibili, arricchendo di ulteriori possibilità per il miglioramento di concentrazione, prestazioni cognitive e qualità della vita.
Fonti:
Monash University - LAPSE: Is the ADHD brain a sleepy brain?