ADHD nei bambini: come riconoscerlo e trattarlo

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 08 Maggio, 2024

Terapeuta parla con una bambina

Cosa significa ADHD e come si manifesta nei bambini? In cosa consiste questo disturbo e con quali sintomi si presenta? 

Andiamo alla scoperta di cosa occorre sapere sul disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Cos'è l'ADHD nei bambini e come si manifesta

L'ADHD, o sindrome da deficit di attenzione e iperattività, è un disordine nello sviluppo neuropsichiatrico del bambino, le cui caratteristiche principali sono la scarsa attenzione, la difficoltà a concentrarsi e l'iperattività.

Esso si manifesta in genere prima dei sette anni e rappresenta uno dei disturbi più comuni dell'età evolutiva, visto che si stima ne soffra circa il 5% dei bambini.

La sindrome ADHD venne descritta per la propria volta nel 1845, ma fu solo nel 1902 che venne riconosciuta come un vero e proprio disturbo medico. 

Il significato di ADHD, infatti, deriva dall'inglese Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, e indica appunto un disordine nello sviluppo che comporta nel bambino una frequente incapacità di mantenere la concentrazione, unita a iperattività e impulsività.

I sintomi devono essere presenti continuativamente per almeno sei mesi e devono comparire entro i sette anni di età

I bambini che soffrono di questo disturbo non riescono a portare avanti compiti lunghi e nei quali è richiesto di concentrarsi per un prolungato periodo di tempo, presentano delle difficoltà ad organizzare il proprio spazio personale o il proprio tempo, spesso non finiscono le frasi, interrompono chi sta parlando e tendono a passare da un'attività all'altra senza prima concludere la precedente, infatti, tendono ad iniziare in maniera entusiasta molteplici compiti o attività senza portarli poi a termine.

L'iperattività può invece manifestarsi con un'evidente incapacità di stare fermi a lungo nella stessa posizione, nella difficoltà di rispettare il proprio turno o di sopportare le attese, piuttosto che nella frequenza con la quale si prendono decisioni d'impulso.

Principali sintomi dell'ADHD

Per poter parlare di ADHD in un bambino, devono essere presenti una serie di manifestazioni prima dei dodici anni di età, le quali comportano delle difficoltà di adattamento al contesto sociale, famigliare e scolastico. 

Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – DSM5, i principali sintomi del deficit di attenzione e iperattività includono:

  • difficoltà nel completare le attività che richiedono una certa concentrazione;
  • vivacità e forte desiderio di muoversi;
  • tendenza alla distrazione;
  • tendenza a parlare in modo irruento senza rispettare il turno degli altri o interrompendo spesso i discorsi.
  • incapacità di rispettare il proprio turno;
  • problemi nell'apprendimento scolastico;
  • iperattività: si manifesta con l'incapacità di rimanere fermi a lungo, la tendenza a interrompere la varie attività;
  • disturbo di attenzione: la disattenzione che caratterizza l'ADHD si manifesta spesso con la difficoltà nello svolgere i compiti scolastici, nel leggere testi particolarmente lunghi, nell'ascoltare per un periodo di tempo prolungato, oltre che nell'incapacità di progettare e pianificare le proprie attività.

Secondo i dati a disposizione, il 20%-60% dei bambini che soffre di ADHD presenta anche delle difficoltà nell'apprendimento scolastico, in particolare in attività come la lettura, la matematica  o la produzione scritta.

I sintomi del deficit di attenzione possono inoltre accompagnarsi a depressione, disagio psicologico, ansia, tic nervosi o disturbi del comportamento

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In base alla presenza o meno di determinati sintomi, il bambino può manifestare un profilo ADHD di tipo combinato (caratterizzato, quindi, sia da disattenzione che da disturbo iperattivo), oppure contraddistinto dalla prevalenza di solo una tipologia di sintomi (solo iperattività o solo disattenzione).

In diversi casi il disturbo di iperattività e disattenzione può essere presente in concomitanza con altre problematiche del neurosviluppo, come ad esempio i DSA (Disturbi specifici dell'apprendimento), il DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), il disturbo della condotta, i disturbi d'ansia, quelli dell'umore o il DMC (Disturbo della Coordinazione motoria).

Come si arriva a una diagnosi di ADHD

Secondo il DSM si può parlare di un probabile ADHD nel bambino in presenza di almeno sei (o più) sintomi di disattenzione e/o di iperattività

La diagnosi precoce è fondamentale e si basa essenzialmente sull'osservazione clinica delle manifestazioni unitamente all'esecuzione di alcuni test di valutazione.

I professionisti in grado di diagnosticare l'ADHD sono gli psicologi e i neuropsichiatri infantili, i quali, dopo aver valutato il comportamento del bimbo, procedono a indagare il livello delle sue funzioni esecutive, fra cui ad esempio la capacità di pianificare, di ricordare, di prendere delle decisioni ponderate, di eseguire alcuni movimento o di interagire con lo spazio.

Per quanto riguarda le cause che possono condurre un bambino a sviluppare l'ADHD, non vi sono dei fattori certi. 

Secondo le ultime ricerche le più probabili includono:

  • la familiarità: l'ADHD potrebbe avere una componente genetica nella sua trasmissione;
  • l'aver consumato alcol o tabacco durante la gravidanza;
  • l'aver trascorso molte ore davanti agli schermi tra gli 0 e i 6 anni.

Il trattamento dell'ADHD nel bambino

Il trattamento dell'ADHD nel bambino si definisce "multimodale" in quanto può comprendere sia terapie psico-dinamiche (che coinvolgono, oltre al bimbo, anche la sua famiglia e la scuola), sia farmacologiche

Queste ultime si basano sulla somministrazione controllata di un farmaco a base di metilfenidato, associato ad alcuni tipi di anfetamine.

La necessità di utilizzare i farmaci è qualcosa che avviene in casi gravi ed è dovuto al fatto che essi possono contribuire ad alleviare i sintomi più invalidanti dell'ADHD e a permettere al bambino di prendere parte alle attività scolastiche o sociali in maniera scorrevole e lineare. In presenza di bimbi in età prescolare, o se il disturbo non è così marcato, la sola terapia comportamentale può dare buoni risultati.

I rimedi per il deficit di attenzione e iperattività sono quindi di diversa natura, tuttavia essi devono sempre essere messi in relazione con l'ambiente di appartenenza del bambino. 

Il professionista sanitario, a seguito di una valutazione, avrà il compito di elaborare un piano terapeutico con l'obiettivo di potenziare i vari aspetti che compongono le funzioni neuropsicologiche (come ad esempio migliorare l'impulsività, la pianificazione mentale, la memoria, etc.)


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Fondamentale è inoltre l'apprendimento di specifiche strategie volte e incrementare l'autonomia nel bambino, soprattutto in vista della frequentazione scolastica, e a migliorare le sue abilità relazionali.

Per quanto riguarda la scelta dell'ambiente scolastico, questo dovrebbe essere il quanto più inclusivo possibile, preferibilmente con docenti adeguatamente formati e dove il bambino possa avere la possibilità di sviluppare le sue abilità in un contesto non eccessivamente rigido e giudicante.

Se seguito da un professionista, il 70%-80% dei bambini affetti da ADHD migliora i propri sintomi e aumenta la capacità di concentrazione, i risultati scolastici e le sue relazioni sociali.

ADHD e ambiente scolastico

L'ambiente scolastico può influire fortemente sulla gravità dei sintomi dell'ADHD nei bambini. Situazioni molto rigide e strutturate causano spesso un forte stress nei piccoli, i quali presentano notevoli difficoltà nel seguire le classiche lezioni frontali molto lunghe e articolate.

Il risultato è che spesso i bambini si sentono frustrati, giudicati, non compresi e possono quindi sviluppare problemi di autostima e scarsa fiducia nelle loro capacità

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È essenziale quindi che l'ambiente scolastico sia articolato in modo da favorire le potenzialità degli alunni con ADHD, ad esempio mettendo in atto queste strategie:

  • prevedere frequenti pause tra un'attività e l'altra;
  • ridurre la quantità di compiti da svolgere a casa;
  • prediligere moduli didattici brevi e dinamici;
  • fornire routine organizzative chiare;
  • eliminare il quanto più possibile le possibili distrazioni;
  • insegnare l'organizzazione del materiale scolastico;
  • rendere il bambino parte attiva nel processo di apprendimento;
  • far lavorare la classe in piccoli gruppi;
  • utilizzare gli strumenti tecnologici e supporti didattici di diverso tipo.
Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr.ssa Maria del Carmen Rostagno
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