Allenarsi con i pesi senza vedere subito scendere il numero sulla bilancia non significa necessariamente che nel corpo non stia succedendo nulla. A suggerirlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Campinas, in Brasile, che ha cercato di capire quali cambiamenti possano verificarsi nel tessuto adiposo durante i primissimi giorni di allenamento di forza, prima ancora che inizi una vera perdita di peso.
L’esperimento è stato condotto su topi obesi per una settimana, concentrandosi in particolare sul grasso viscerale che circonda gli organi. Rispetto agli animali obesi rimasti sedentari, quelli sottoposti all’allenamento mostravano meno grasso intorno all’intestino e cellule adipose di dimensioni inferiori, oltre a modificazioni di alcuni segnali molecolari coinvolti nell’accumulo e nella degradazione dei lipidi.
Il dato interessante è proprio la tempistica: questi cambiamenti sono comparsi quando gli animali non avevano ancora iniziato a perdere peso.
Cosa è cambiato nel grasso dopo appena sette giorni
I ricercatori volevano evitare un problema frequente negli studi sull’esercizio fisico: quando una persona o un animale perde peso, nell’organismo avvengono contemporaneamente moltissimi cambiamenti e diventa difficile capire quali dipendano direttamente dall’allenamento e quali, invece, siano una conseguenza del dimagrimento.
Per questo il gruppo brasiliano ha analizzato il tessuto adiposo prima che il peso corporeo iniziasse a diminuire. Dopo sette sessioni, nei topi allenati il grasso viscerale mostrava caratteristiche differenti rispetto a quello degli animali sedentari. Le cellule adipose erano più piccole, un elemento generalmente associato a un tessuto adiposo metabolicamente più favorevole, e si osservavano segnali compatibili con una minore tendenza ad accumulare nuovi grassi e una maggiore attivazione dei processi che li degradano.
Secondo il medico e ricercatore Leandro Moura, il risultato aiuta a comprendere perché valutare l’efficacia dell’esercizio soltanto attraverso la bilancia possa essere riduttivo.
Come hanno fatto i topi ad “allenarsi con i pesi”
Naturalmente i ricercatori non hanno potuto riprodurre alla lettera una sessione di palestra. Per simulare un allenamento di forza, i topi sono stati fatti salire lungo una piccola scala alta 70 centimetri mentre trasportavano un peso fissato alla coda.
Ogni sessione comprendeva 20 salite, separate da periodi di recupero di 60-90 secondi. Il carico corrispondeva al 70% della capacità massima individuale di ciascun animale e, complessivamente, sono state effettuate sette sessioni di allenamento.
Prima dell’esperimento, gli scienziati avevano calcolato quanto peso ogni topo fosse in grado di trasportare mentre saliva la scala, così da adattare l’intensità dell’esercizio. L’obiettivo non era riprodurre esattamente ciò che fa una persona con manubri o bilancieri, ma provocare contrazioni muscolari intense paragonabili, per tipo di sforzo, a quelle di un allenamento contro resistenza.
Due proteine coinvolte nella degradazione dei grassi
Analizzando i campioni di tessuto adiposo, gli studiosi hanno prestato particolare attenzione a due proteine: ABHD5 e ATGL. ABHD5 partecipa ai processi che permettono di mobilizzare i grassi accumulati nelle cellule. Nei topi obesi e sedentari i suoi livelli erano ridotti.
Negli animali sottoposti all’allenamento di forza, invece, i livelli di ABHD5 risultavano tornati a valori normali e aumentavano anche le sue interazioni con ATGL, un enzima coinvolto nella degradazione dei trigliceridi immagazzinati nel tessuto adiposo. In altre parole, dopo appena una settimana di esercizio, il tessuto adiposo degli animali mostrava segnali molecolari più compatibili con una maggiore capacità di mobilizzare il grasso depositato.
Si riduce anche l’attività di un gene legato alla produzione di grasso
Un altro risultato ha riguardato il gene Scd1, coinvolto nei processi di produzione e deposito dei lipidi. Nei topi che avevano svolto l’allenamento, l’attività di questo gene risultava ridotta. Mettendo insieme questi dati, i ricercatori hanno osservato due fenomeni contemporaneamente: da una parte sembravano diminuire alcuni segnali che favoriscono l’accumulo di grasso, dall’altra aumentavano quelli coinvolti nella sua degradazione.
Ed è proprio questo equilibrio a far ipotizzare che l’allenamento di forza possa iniziare a modificare il metabolismo del tessuto adiposo prima ancora del dimagrimento visibile.
Non perdere peso subito non significa che l’allenamento non serva
Il messaggio che emerge dallo studio riguarda anche il modo in cui vengono valutati i primi risultati dell’attività fisica. Una persona può iniziare ad allenarsi e, dopo alcune settimane, non osservare cambiamenti rilevanti sulla bilancia. Questo viene spesso interpretato come un segnale che l’esercizio non stia funzionando.
L’esperimento sui topi suggerisce invece che alcune modificazioni metaboliche possono precedere la perdita di peso. Moura sottolinea che, dopo soltanto sette giorni, le vie molecolari che favoriscono l’accumulo di grasso risultavano meno attive, mentre quelle coinvolte nella sua degradazione erano maggiormente stimolate.
Questo non permette però di dire che nell’essere umano basti una settimana di pesi per ottenere gli stessi effetti. I dati arrivano esclusivamente da animali e le differenze fisiologiche rendono necessario verificarli attraverso studi clinici.
Pesi o attività aerobica? I ricercatori suggeriscono di combinarli
Secondo gli autori, i risultati rafforzano l’idea che l’esercizio di forza possa affiancare l’attività aerobica nei programmi rivolti al controllo del peso e alla salute metabolica. Le due forme di esercizio possono infatti attivare alcune vie biologiche comuni e altre differenti, con intensità che variano a seconda del tipo di attività.
Per questo, secondo Moura, combinarle resta la strategia più indicata per chi punta alla perdita di peso. Lo studio, però, non ha confrontato direttamente un programma completo di allenamento umano con pesi e attività aerobica e non consente quindi di stabilire quale combinazione sia migliore o quale quantità di esercizio produca i maggiori benefici.
Il risultato riguarda i topi, non ancora le persone
Lo studio pubblicato su Life Sciences è stato condotto su topi obesi e non dimostra che gli stessi cambiamenti si verifichino con la stessa velocità o intensità nell’essere umano. Gli stessi ricercatori indicano come prossimi obiettivi lo studio degli effetti dell’allenamento di forza per periodi più lunghi e l’analisi di differenti tipi di tessuto adiposo presenti in varie parti dell’organismo.
Solo successivamente, attraverso studi sull’uomo, sarà possibile capire quanto questi meccanismi siano applicabili alla pratica quotidiana. Il risultato aggiunge però un tassello interessante alla conoscenza degli effetti dell’esercizio: il peso corporeo non è l’unico parametro attraverso cui valutare ciò che l’allenamento sta facendo all’organismo.
Nel modello animale analizzato, il tessuto adiposo aveva già iniziato a cambiare dopo sette giorni, quando il dimagrimento non era ancora comparso. Un segnale che aiuta a distinguere ciò che avviene sulla bilancia da ciò che, nel frattempo, può già accadere all’interno delle cellule.
Fonte:
Science Direct - Strength training induces ABHD5-ATGL axis to counteract mesenteric fat accumulation in obese Swiss mice