Un attacco di panico può arrivare all’improvviso, con una sensazione di soffocamento, accelerazione del battito e perdita di controllo. Da tempo la ricerca ha osservato che l’anidride carbonica (CO₂) può innescare questi episodi: il cervello interpreta l’aumento di CO₂ come un segnale di asfissia e attiva una risposta di emergenza.
In questo meccanismo sembrano avere un ruolo anche le microglia, cellule del sistema immunitario presenti nel cervello. Quando si attivano, contribuiscono a modulare le risposte infiammatorie e, secondo alcune ipotesi, potrebbero amplificare i segnali che portano alla reazione di panico. Partendo da queste basi, un gruppo di ricercatori ha deciso di verificare se intervenire su questo processo potesse ridurre i sintomi.
Un antibiotico già noto entra nel campo della psichiatria
Al centro dello studio c’è la minociclina, un antibiotico comunemente utilizzato, ma con proprietà che vanno oltre l’azione antibatterica. Questo farmaco è infatti noto anche per i suoi effetti antinfiammatori e per la capacità di modulare l’attività delle microglia.
I ricercatori, provenienti da istituzioni brasiliane, hanno testato il farmaco sia su modelli animali sia su un gruppo di persone con disturbo da attacchi di panico, composto da 40 donne e 9 uomini. L’obiettivo era verificare se la minociclina potesse attenuare la risposta di panico indotta sperimentalmente attraverso l’inalazione di CO₂.
Le microglia non sono solo sentinelle immunitarie, ma agiscono come sensori chimici. Lo studio suggerisce che un aumento di CO₂ provochi un'acidificazione del microambiente cerebrale, che a sua volta 'iper-attiva' le microglia. Queste cellule rilasciano allora sostanze pro-infiammatorie che sensibilizzano i circuiti della paura (come l'amigdala), abbassando la soglia di attivazione del panico. La minociclina interviene proprio qui, stabilizzando le microglia e impedendo loro di inviare segnali di 'falso allarme' asfissia al cervello.
I risultati tra laboratorio e pazienti
Nei test condotti sui topi, gli animali trattati con minociclina per 14 giorni prima dell’esposizione alla CO₂ hanno mostrato una riduzione significativa di alcune reazioni tipiche del panico. Inoltre, si sono osservati cambiamenti nel ritmo respiratorio e nel metabolismo, indicativi di una risposta più controllata allo stimolo.
Parallelamente, anche nei pazienti umani il trattamento ha prodotto effetti notevoli. L’intensità degli attacchi di panico indotti è risultata più bassa, secondo valutazioni cliniche standard. Gli studiosi hanno inoltre rilevato variazioni in alcune proteine associate ai processi infiammatori, suggerendo che la riduzione dell’infiammazione possa essere uno dei meccanismi chiave.
Confronto con i farmaci tradizionali
Lo studio ha messo a confronto la minociclina con il clonazepam, uno dei farmaci più utilizzati per il trattamento degli attacchi di panico. Entrambi i trattamenti hanno dimostrato efficacia nel ridurre i sintomi, ma agiscono in modo diverso.
Il clonazepam interviene su specifici recettori cerebrali, mentre la minociclina sembra lavorare su un piano più ampio, legato ai processi infiammatori. Questo elemento è particolarmente rilevante, perché apre la strada a un approccio terapeutico alternativo, potenzialmente con effetti collaterali differenti rispetto ai farmaci attualmente in uso.
Un possibile vantaggio: tempi più rapidi di sviluppo
Un aspetto interessante riguarda il fatto che la minociclina è già approvata come antibiotico. Questo potrebbe facilitare, almeno in parte, il percorso per un suo eventuale utilizzo in ambito psichiatrico. Inoltre, nello studio sono state utilizzate dosi inferiori rispetto a quelle tipiche delle terapie antibiotiche, riducendo il rischio di sviluppare resistenze batteriche.
Nonostante questi elementi, gli stessi ricercatori sottolineano che il lavoro è ancora in una fase iniziale. Saranno necessari studi più ampi e approfonditi per confermare i risultati e chiarire in modo definitivo i meccanismi coinvolti.
Una prospettiva per il futuro
Il disturbo da attacchi di panico riguarda una quota significativa della popolazione. Negli Stati Uniti, si stima che circa il 5% delle persone ne faccia esperienza nel corso della vita. Per questo motivo, la possibilità di ampliare le opzioni terapeutiche è considerata rilevante.
La ricerca suggerisce che intervenire sui processi infiammatori e sull’attività delle microglia potrebbe rappresentare una nuova direzione. Non si tratta ancora di una soluzione definitiva, ma di un’indicazione che il quadro biologico alla base del panico è più complesso di quanto si pensasse.
In prospettiva, comprendere meglio questi meccanismi potrebbe portare a trattamenti più mirati e, forse, più tollerabili. Per ora, il dato più concreto è che un farmaco già noto potrebbe avere applicazioni inattese, offrendo un possibile punto di partenza per sviluppi futuri.
FONTI:
ScienceAlert - An Existing Drug Could Be Repurposed to Help Treat Panic Attacks
Translational Psychiatry - Minocycline attenuates panicogenic responses in a CO2-induced panic attack model: a translational approach