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Come combattere la difficoltà di una malattia: ecco le testimonianze dei protagonisti

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Fondazione Theodora: l'Azione dei Dottori sogni
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Una mano tesa, un sorriso, una parola di rassicurazione possono fare molto, moltissimo per tutti i pazienti che, ogni giorno, lottano contro una malattia.

Lo sanno bene i Dottor Sogni della Fondazione Theodora che, dal 1995, offrono un sostegno concreto ai bambini ricoverati in ospedale e alle loro famiglie.

Ma quali sono le impressioni dei pazienti e quali sono le emozioni che si provano, aiutando e mettendosi a disposizione del prossimo, sempre con un sorriso? Lo chiediamo ai protagonisti, pazienti, infermieri, genitori, condividendo le loro risposte piene di riconoscenza e calore.

Pasqualina, mamma di Lara, giovane paziente:

Mercoledì 8 marzo non si ricorda solo per la festa della donna, ma anche per la nascita di un amore a prima vista, quello nato tra una ragazzina di 12 anni, Lara, e l’affettuoso bradipo della dott.ssa Bonsai, che l’ha accompagnata in sala operatoria, stemperando magicamente la tensione accumulata prima dell’intervento.

A Lara, che aveva bisogno di cure, è stato affidato il compito di occuparsi di “brandy” e, così facendo, è entrata dall’altra parte della vetrata in modo più sereno. Un semplice grazie non è sufficiente per ricompensare l’opera fatta di umanità, sensibilità, devozione ed empatia. Dott.ssa Bonsai sei stata meravigliosa! Grazie a te e a tutti coloro che lavorano nella vostra equipe, Lara conserverà un buon ricordo di questo breve “soggiorno” all’ospedale “Vittore Buzzi” di Milano. 

Dottor Sogni: per aiutare i pazienti

Marcella, paziente:

Diciannove anni. Agosto. Sabato pomeriggio in ospedale anziché al mare con gli amici. Potete immaginare il mio stato d’animo: muso lungo e un unico pensiero, uscire il prima possibile. Poi arriva dottor Nasello e penso: ci mancava anche il clown per bambini che cerca di farmi sorridere e non capisce che sono grande e ho altro per la testa. E invece è una piacevole sorpresa: non solo mi ha fatto sorridere, ma mi ha fatto ridere di gusto con la sua simpatia e allegria. Grazie Massimo “dottor Nasello”!

Erika, mamma:

Pensare ai Dottor Sogni mi riconduce subito a un momento molto difficile della mia vita, eppure se penso a loro automaticamente sorrido, perché hanno rappresentato sempre momenti di gioia che aspettavamo volentieri.

Quando si devono intraprendere percorsi ospedalieri lunghi, il tempo scorre in un modo diverso. Il mio è stato caratterizzato dall’aspettare: aspettare un referto medico, aspettare un miglioramento, aspettare che arrivi il domani presto.

C’era una cosa che però aspettavamo tutti volentieri, soprattutto Leo, il mio bambino, e mia mamma Loredana, ed era l’arrivo dei Dottor Sogni.

Sono stati sempre in grado, entrando nella nostra quotidianità in modo magico e delicato, di portarci fuori dalle pareti di quella stanza dell’ospedale ed era molto bello. Ci hanno fatto intraprendere piccoli viaggi spensierati e colorati, pur rimanendo fermi, e ci hanno donato piccoli momenti di libertà.

Ora Leo sta bene e abbiamo ripreso una vita normale, un pensiero e un sostegno va quindi a tutti i Dottor Sogni che continuano ad aiutare le famiglie e i bambini che si trovano in ospedale per lunghi periodi, specialmente ricordiamo il Dottor Pelosone, la Dottoressa Melodia, la Dottoressa Irina Pirina e il dottor Nasello che abbiamo conosciuto a Genova.

Daniela Basso, infermiera del reparto di oncologia pediatrica dell’Istituto “Giannina Gaslini” di Genova:

I Dottor Sogni sono entrati per la prima volta nel nostro reparto nel 1998, lo hanno fatto in punta di piedi, in silenzio, malgrado la loro allegra rumorosità…
Non credo sia stato facile.

Il reparto di Oncologia accoglie i piccoli pazienti in stanze singole. Così simili nella struttura, così diverse per la loro atmosfera all’interno. Ci si possono respirare lo sconforto e la paura di chi è ricoverato all’esordio di malattia. L’accettazione della nuova routine di chi è ricoverato per un normale ciclo di terapia. La gioia di chi è all’ultimo ricovero, ultimo ciclo e poi tornerà a casa. Guarito. La disperazione di chi è all’ultimo ricovero, ma non tornerà a casa.
Ogni volta si devono ritarare, una trasformazione in pochi passi.
In punta di piedi.

Sono adorati dai pazienti ma anche dai loro genitori. Ed anche da buona parte del personale.
Ogni mercoledì portano colore, suoni, fantasia, allegria e giochi.
Sanno trasformare un guanto in un pupazzo, una siringa in un microfono.

Sono spesso un ponte tra noi e i pazienti, in pochi minuti ne conoscono alcuni aspetti che poi condividono, regalandoci importanti nuove chiavi di lettura. Riescono ad alleggerire la tensione che talvolta trovano al loro arrivo in sala infermieri.
Sarebbe bello vederli più spesso… Dovremmo lavorare di più sulla collaborazione e lo scambio tra personale medico, infermieristico e dottor Sogni. Abbiamo tutti tante cose da imparare.
Potremmo arricchirci reciprocamente.
Essere ancor di più gli uni per gli altri una grande opportunità.

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