Dengue dopo le Maldive: 41enne ricoverato, scatta l’allerta

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 08 Luglio, 2026

Una zanzara

Un uomo di 41 anni, residente nel comune di Casella, è stato ricoverato presso la Clinica di Malattie Infettive dell’AOM IRCCS Policlinico San Martino di Genova dopo aver contratto la dengue durante una vacanza alle Maldive, trascorsa insieme alla famiglia.

I primi sintomi sono comparsi poco dopo il rientro in Italia. Il paziente è stato quindi preso in carico dagli specialisti e sottoposto a monitoraggio per controllare l’evoluzione dell’infezione e prevenire eventuali complicanze.

Secondo quanto riferito dal professor Matteo Bassetti, l’uomo non è in pericolo di vita e resta sotto stretta osservazione. Il caso viene gestito secondo i protocolli previsti per le arbovirosi importate, cioè infezioni trasmesse da artropodi come le zanzare e contratte in aree dove il virus circola.

Disinfestazione nel raggio di 150 metri

Dopo la segnalazione del caso da parte di ASL 3 Genova, il Comune di Casella ha emesso un’ordinanza urgente per ridurre il rischio di una possibile trasmissione locale.

Il provvedimento prevede una disinfestazione straordinaria contro la zanzara tigre, Aedes albopictus, nel raggio di 150 metri dall’abitazione del paziente, situata in via Cortino.

Gli interventi comprendono trattamenti larvicidi e adulticidi nelle aree pubbliche e private interessate. Ai cittadini viene inoltre richiesto di eliminare ristagni d’acqua, che rappresentano uno dei principali ambienti utilizzati dalle zanzare per deporre le uova e riprodursi.


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Durante le operazioni sono state previste anche specifiche misure di sicurezza, tra cui la chiusura di porte e finestre, il ritiro della biancheria lasciata all’aperto e la protezione di animali domestici e coltivazioni.

Perché si interviene anche se il caso è stato importato

La dengue non si trasmette direttamente da persona a persona attraverso i normali contatti. Il meccanismo di diffusione coinvolge invece le zanzare: un insetto vettore può pungere una persona infetta, acquisire il virus e successivamente trasmetterlo con un’altra puntura.

È proprio per evitare questa eventualità che, in presenza di un caso importato, vengono attivate rapidamente misure per ridurre il numero di zanzare nell’area frequentata dal paziente.

Il protocollo rientra nelle strategie di prevenzione delle arbovirosi, rafforzate negli ultimi anni anche a causa della crescente mobilità internazionale e della presenza ormai diffusa della zanzara tigre in molte regioni italiane.

Cos’è la dengue e quali sintomi può provocare

La dengue è una malattia virale trasmessa soprattutto dalla Aedes aegypti e, in Europa, anche dalla Aedes albopictus, la comune zanzara tigre.

Tra i sintomi più frequenti figurano febbre alta, forti dolori muscolari e articolari, mal di testa e, in alcuni casi, eruzioni cutanee. Molte infezioni hanno un decorso senza complicanze gravi, ma esistono forme più severe che possono essere associate a manifestazioni emorragiche e richiedono una particolare sorveglianza clinica.

Nel caso del 41enne ricoverato a Genova, il monitoraggio continua proprio per verificare tempestivamente la comparsa di eventuali problemi.

I casi importati preoccupano gli specialisti

Secondo Bassetti, i casi di dengue importati sono in aumento anche in Italia, soprattutto per effetto dei viaggi internazionali e della presenza sul territorio nazionale di zanzare capaci di trasmettere il virus.

L’attenzione riguarda in particolare chi rientra da Paesi tropicali. La prevenzione passa dall’uso di repellenti, indumenti protettivi e da una maggiore attenzione ai sintomi che possono comparire nei giorni successivi al viaggio.

La dengue non è considerata una malattia endemica in Italia, ma la presenza della zanzara tigre rende necessario intervenire rapidamente quando viene diagnosticato un caso importato. L’obiettivo è impedire che un’infezione contratta all’estero possa dare origine a una catena di trasmissione locale.

Perché eliminare i ristagni d’acqua è importante

Le autorità hanno richiamato anche l’attenzione sui piccoli accumuli d’acqua presenti intorno alle abitazioni. Sottovasi, secchi, contenitori, tombini e altri ristagni possono diventare luoghi favorevoli alla proliferazione delle zanzare.

Per questo, oltre alla disinfestazione straordinaria, ai residenti viene chiesto di adottare comportamenti preventivi e di ridurre per quanto possibile gli ambienti in cui le larve possono svilupparsi.

Il ricovero del 41enne resta quindi un caso di dengue contratta all’estero, ma ha comunque attivato una risposta sanitaria e ambientale immediata. Una precauzione necessaria in un periodo dell’anno in cui la presenza delle zanzare è elevata e il controllo dei vettori diventa uno strumento essenziale per ridurre il rischio di trasmissione.

Fonti:

  • ISS - Sistema nazionale di sorveglianza delle arbovirosi: i bollettini periodici
  • WHO - Dengue
  • ISS - Informazioni generali
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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