Difterite a Padova, perché i medici hanno somministrato il siero prima della conferma

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 13 Ottobre, 2026

flebo appese

Un sospetto di difterite, la richiesta urgente del siero antitossico e una diagnosi confermata soltanto il giorno successivo. È quanto accaduto all'Azienda Ospedale Università di Padova, dove un giovane paziente è stato ricoverato in isolamento nel reparto di Malattie Infettive.

La vicenda solleva una domanda: perché i medici hanno deciso di somministrare il trattamento prima di avere la certezza della diagnosi? La risposta riguarda il modo in cui agisce la tossina difterica e l'importanza di intervenire tempestivamente per limitare le complicanze.

Difterite a Padova: cosa è successo

Sabato 10 ottobre 2026, nel reparto di Malattie Infettive dell'Azienda Ospedale Università di Padova, i medici hanno individuato un possibile caso di difterite.

Il sospetto clinico ha portato all'attivazione immediata della procedura per ottenere il siero antitossico dal Centro Antiveleni di Pavia, con somministrazione già nella stessa giornata.

La conferma microbiologica dell'infezione è arrivata domenica 11 ottobre, attraverso gli accertamenti della UOC Microbiologia e Virologia.

Il paziente, secondo le informazioni diffuse, è stato ricoverato in isolamento in condizioni cliniche severe e ha iniziato anche una terapia antibiotica.

La scelta di non attendere i risultati degli esami non rappresenta un'anomalia: nella difterite respiratoria sospetta, infatti, la tempestività del trattamento può essere determinante.

Perché il siero antitossico deve essere somministrato subito

La difterite è una malattia infettiva causata da batteri capaci di produrre una tossina che può danneggiare diversi organi, in particolare il cuore e il sistema nervoso.

Gli antibiotici agiscono contro il batterio e contribuiscono a interrompere la produzione di nuova tossina. Il siero antitossico, invece, ha una funzione diversa: neutralizza la tossina ancora in circolo, prima che questa si leghi ai tessuti.

Una volta che la tossina si è legata alle cellule, l'antitossina non è più in grado di neutralizzarla.

È per questo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di iniziare tempestivamente il trattamento nei pazienti con sospetta difterite respiratoria, senza aspettare la conferma microbiologica.

La disponibilità dell'antitossina rappresenta inoltre un problema in alcune aree del mondo. Nel 2023 l'OMS aveva segnalato una carenza globale del prodotto, con conseguenze sull'accessibilità e sui costi.

Circa cento contatti individuati: cosa prevede la profilassi

Parallelamente alle cure, l'Ulss 6 Euganea ha avviato l'indagine epidemiologica per individuare le persone che potrebbero essere entrate in contatto con il paziente.

Secondo le informazioni diffuse il 12 ottobre, sono state individuate circa cento persone, tra contatti stretti e soggetti che avevano avuto rapporti con il giovane anche nell'ambiente lavorativo.

Per i contatti identificati è stata avviata una profilassi antibiotica della durata di sette giorni, accompagnata dalla verifica della copertura vaccinale.

Si tratta di misure precauzionali, che non significano necessariamente che le persone coinvolte abbiano contratto l'infezione.

La gestione dei contatti può comprendere anche la sorveglianza dei sintomi e l'aggiornamento della vaccinazione quando necessario.

Difterite, una malattia rara in Italia ma non scomparsa

Grazie alla diffusione delle vaccinazioni, la difterite è diventata molto rara in Italia. Questo, tuttavia, non significa che sia stata completamente eliminata.

Secondo i dati aggiornati dell’Istituto Superiore di Sanità all’8 ottobre 2026, tra il 2018 e il 30 settembre 2026 in Italia sono stati confermati 16 casi di difterite dal Laboratorio di riferimento nazionale. 

Di questi, quattro sono stati registrati nel 2024, due nel 2025 e quattro nei primi nove mesi del 2026. Tra i casi più recenti figura anche quello di una bambina di quattro anni, non vaccinata, deceduta nell’agosto 2026.

Anche a livello europeo la malattia continua a essere sorvegliata. I dati dell'ECDC documentano infatti la presenza di casi negli ultimi anni, in un contesto epidemiologico che richiede attenzione soprattutto alle persone non adeguatamente vaccinate.

La difterite resta una malattia potenzialmente mortale. La letalità può raggiungere o superare il 10% in determinati contesti, soprattutto quando l'accesso alle cure e all'antitossina è limitato.

La vaccinazione rimane lo strumento principale per prevenire le forme più gravi della malattia.

Positivi al batterio non significa necessariamente avere la difterite

Un aspetto importante riguarda la distinzione tra il ritrovamento del batterio e lo sviluppo della malattia.

La presenza di Corynebacterium diphtheriae non implica automaticamente che una persona abbia sviluppato la difterite respiratoria.

Esistono infatti ceppi capaci di produrre la tossina responsabile delle manifestazioni più gravi e ceppi che non la producono.

Inoltre, la presenza del gene associato alla produzione della tossina non dimostra, da sola, che questa venga effettivamente prodotta.

Per questo motivo, gli accertamenti microbiologici devono essere interpretati insieme al quadro clinico.

Quali sono i primi sintomi della difterite

Uno degli aspetti più insidiosi della difterite è che i sintomi iniziali possono essere poco specifici.

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, il periodo di incubazione è generalmente compreso tra due e cinque giorni.

Nelle forme respiratorie, i primi segnali possono comprendere:

  • mal di gola;
  • febbre generalmente lieve;
  • perdita di appetito;
  • malessere generale;
  • difficoltà nella deglutizione.

Con il progredire dell'infezione può comparire una caratteristica membrana grigio-biancastra a livello della gola e delle tonsille, che può ostacolare la respirazione.

In alcuni casi si osservano anche raucedine e ingrossamento dei linfonodi del collo.

Le complicanze più gravi sono legate all'azione della tossina, che può provocare miocardite, disturbi neurologici e insufficienza respiratoria.

Per questo, quando esiste un sospetto clinico fondato, la valutazione e il trattamento devono essere tempestivi.

Come proteggersi dalla difterite: il ruolo del vaccino

La vaccinazione rappresenta la principale misura di prevenzione contro la difterite e, soprattutto, contro le complicanze causate dalla tossina.

In Italia il calendario vaccinale prevede la somministrazione del vaccino esavalente a 2, 4 e 10 mesi di vita, seguita da richiami intorno ai 6 e ai 12 anni.

In età adulta è raccomandato un richiamo ogni dieci anni con il vaccino contro difterite, tetano e pertosse (dTpa).

La vaccinazione dTpa è inoltre raccomandata durante ogni gravidanza, indipendentemente dalla data dell'ultimo richiamo.

Chi non ricorda quando ha ricevuto l'ultima dose può verificare la propria situazione vaccinale attraverso il medico di famiglia o il servizio vaccinale dell'ASL.

Il caso di Padova ricorda che, anche quando una malattia è diventata rara, riconoscerla rapidamente, intervenire senza ritardi e mantenere una buona copertura vaccinale restano fondamentali.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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