Dolore alle anche e difficoltà a camminare: cosa insegna l’esperienza di Carlo Verdone

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno

Data articolo – 23 Marzo, 2026

Carlo Verdone intervistato per il docufilm Vinilici

Credit Immagine copertina: Foto di Vincenzo Russo, Carlo Verdone intervistato per il docufilm Vinilici, licenza Wikimedia Commons Creative Commons Attribution 4.0


Carlo Verdone ha raccontato di aver temuto di perdere l’uso delle gambe prima di sottoporsi a un delicato intervento alle anche. 

Un’esperienza personale che riporta l’attenzione su una patologia diffusa ma spesso sottovalutata: l’artrosi dell’anca. Il caso dell’attore offre l’occasione per capire quando il dolore articolare non va ignorato e quali sono oggi le opzioni terapeutiche.

Cosa è successo a Carlo Verdone

Negli ultimi anni Carlo Verdone ha condiviso pubblicamente il suo percorso di salute, spiegando di aver sofferto per circa sette anni di dolori alle anche sempre più intensi, fino a compromettere la capacità di camminare

Secondo il suo racconto, il problema era legato alla progressiva scomparsa della cartilagine nelle articolazioni, una condizione nota come coxartrosi bilaterale, cioè artrosi che colpisce entrambe le anche. 

L’attore ha dichiarato di essere arrivato a un punto critico: riusciva a camminare solo per pochi metri e temeva di non poter più muoversi autonomamente senza un intervento chirurgico. 


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La decisione è stata quindi quella di sottoporsi a un doppio intervento di sostituzione dell’anca (protesi), eseguito in un’unica operazione. Dopo l’intervento, Verdone ha raccontato di aver provato un netto miglioramento, riuscendo a tornare a camminare senza dolore. 

Cos’è l’artrosi dell’anca e perché può diventare invalidante

L’artrosi dell’anca è una malattia degenerativa che colpisce la cartilagine, il tessuto che riveste le superfici articolari e permette alle ossa di scorrere senza attrito. Quando la cartilagine si consuma, le ossa sfregano tra loro, provocando dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti.

L'artrosi dell'anca (coxartrosi) è caratterizzata dalla formazione di osteofiti (escrescenze ossee) e dalla riduzione dello spazio articolare, visibili radiograficamente.

Secondo le principali società scientifiche ortopediche, si tratta di una patologia molto comune soprattutto dopo i 60 anni, ma può comparire anche prima in presenza di fattori di rischio come traumi, sovrappeso o predisposizione genetica.

I sintomi principali includono:

  • dolore all’inguine o alla coscia; 
  • difficoltà a camminare o salire le scale; 
  • rigidità articolare, soprattutto al mattino; 
  • progressiva riduzione della mobilità. 
  • Il dolore spesso si irradia verso il ginocchio. Molti pazienti pensano di avere un problema al ginocchio quando la causa è l'anca (dolore riflesso).

Se non trattata, l’artrosi può diventare invalidante, come nel caso raccontato da Verdone.

Quando è necessario l’intervento chirurgico

Nelle fasi iniziali, l’artrosi dell’anca viene trattata con approcci conservativi: farmaci antidolorifici, fisioterapia, esercizio fisico mirato e, in alcuni casi, infiltrazioni articolari.

Tuttavia, quando il dolore diventa persistente e limita fortemente la qualità della vita, può essere indicato l’intervento di protesi d’anca, che consiste nella sostituzione dell’articolazione danneggiata con una artificiale.

Gli esperti sottolineano che oggi si tratta di una procedura sicura e molto diffusa. Secondo il Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) dell’Istituto Superiore di Sanità, che monitora gli interventi a livello nazionale, le protesi articolari sono in costante aumento e rientrano in oltre 200.000 procedure eseguite ogni anno in Italia, con elevati standard di sicurezza ed efficacia.

Anche la letteratura scientifica internazionale conferma questi dati: una revisione pubblicata su The Lancet ha evidenziato che circa l’85% delle protesi d’anca è ancora funzionante dopo 20 anni , mentre analisi più recenti basate su registri internazionali indicano tassi di sopravvivenza intorno al 90% a 15 anni . Inoltre, secondo il BMJ, oltre il 90% dei pazienti riferisce soddisfazione dopo l’intervento, con un significativo miglioramento della qualità della vita

Esiste anche la chirurgia mininvasiva (es. accesso anteriore), che permette di non sezionare i muscoli, riducendo il dolore post-operatorio e velocizzando il recupero.

Il caso di Verdone evidenzia un aspetto importante: rimandare troppo l’intervento può portare a una maggiore sofferenza e a una perdita significativa della mobilità.

Bisogna sottolineare che l'intervento eseguito da Verdone (entrambe le anche insieme) è un'opzione valutata con estrema cautela dai chirurghi, solitamente riservata a pazienti con un buon quadro clinico generale per via dello stress operatorio raddoppiato.

Rischi, benefici e recupero dopo la protesi d’anca

Come ogni intervento chirurgico, anche la sostituzione dell’anca comporta alcuni rischi (infezioni, trombosi, complicanze anestesiologiche), ma nella maggior parte dei casi i benefici superano i possibili effetti avversi.

I principali vantaggi sono:

  • riduzione o scomparsa del dolore; 
  • recupero della capacità di camminare; 
  • miglioramento della qualità della vita. 

Il percorso post-operatorio è fondamentale: la riabilitazione, con esercizi guidati, aiuta a recuperare forza e mobilità. I tempi di recupero possono variare, ma spesso i pazienti tornano a una vita attiva nel giro di poche settimane o mesi.

Gli specialisti raccomandano di seguire attentamente le indicazioni mediche e di non accelerare i tempi, per evitare complicazioni.

Cosa significa per i pazienti: ascoltare i segnali del corpo

La testimonianza di Carlo Verdone mette in luce un messaggio chiave: non bisogna sottovalutare il dolore cronico.

Molte persone convivono per anni con sintomi articolari pensando che siano una normale conseguenza dell’età, ma quando il dolore limita le attività quotidiane è importante rivolgersi a uno specialista. Tra i consigli pratici:

  • non ignorare dolori persistenti alle anche o alle ginocchia; 
  • mantenere un peso corporeo adeguato; 
  • praticare attività fisica regolare ma non traumatica; 
  • consultare il medico se la mobilità diminuisce. 

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Prospettive future e prevenzione

Le tecniche chirurgiche e i materiali protesici sono in continua evoluzione, con interventi sempre meno invasivi e tempi di recupero più rapidi. Parallelamente, cresce l’attenzione alla prevenzione, attraverso stili di vita sani e diagnosi precoce.

Il racconto di Verdone, al di là dell’aspetto personale, rappresenta un esempio concreto di come affrontare un problema di salute in modo consapevole: riconoscere i sintomi, chiedere aiuto e intervenire quando necessario.

Prendersi cura delle proprie articolazioni, oggi, significa anche preservare autonomia e qualità della vita nel lungo periodo.

Fonti

  • Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) – Report
  • The Lancet - How long does a hip replacement last? A systematic review and meta-analysis of case series and national registry reports with more than 15 years of follow-up
  • BMJ - Common elective orthopaedic procedures and their clinical effectiveness: umbrella review of level 1 evidence
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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