Gli alimenti ultraprocessati, nel tempo, possono incidere in modo profondo sull’equilibrio metabolico e sulla salute generale.
Negli ultimi anni, però, numerose ricerche hanno messo in evidenza il legame tra consumo abituale di questi prodotti e un aumento del rischio di patologie croniche, dalle malattie cardiovascolari ad alcuni tipi di tumore.
A rafforzare questo quadro arriva uno studio che ha scelto un approccio diverso dal solito: invece di concentrarsi solo sui danni associati al consumo di cibi ultraprocessati, ha analizzato cosa accade quando vengono semplicemente eliminati dalla dieta, senza imporre restrizioni caloriche o cambiamenti nello stile di vita.
Scopriamo di più.
Lo studio
L’indagine scientifica ha coinvolto persone con più di 65 anni – una fascia d’età che spesso presenta fattori di rischio come sovrappeso, ipercolesterolemia o ridotta sensibilità all’insulina.
Secondo la Dr.ssa Moul Dey, tra le autrici della ricerca, nella dieta americana media, circa il 50% delle calorie giornaliere proviene da alimenti ultraprocessati. Una quota che, alla luce delle evidenze disponibili, appare tutt’altro che trascurabile.
I partecipanti allo studio sono stati suddivisi in due gruppi:
- uno ha seguito una dieta onnivora, che includeva carne rossa magra;
- l’altro una dieta vegetariana con uova e latticini come principali fonti proteiche.
In entrambi i casi, gli alimenti ultraprocessati sono stati ridotti a meno del 15% dell’apporto calorico totale. Nessuna indicazione di mangiare meno, nessun invito a perdere peso, nessuna modifica dell’attività fisica quotidiana.
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Dopo appena due settimane, i ricercatori hanno osservato che i partecipanti, pur mangiando a sazietà, assumevano spontaneamente meno calorie.
Non per disciplina o controllo, ma perché una dieta composta prevalentemente da alimenti poco o per nulla trasformati tende a essere più saziante e metabolicamente efficiente.
Il risultato è stato una perdita di peso misurabile, accompagnata da una riduzione del grasso corporeo totale e, in particolare, di quello addominale.
I benefici
In entrambi i gruppi sono stati registrati miglioramenti nella sensibilità all’insulina, una riduzione dei livelli di colesterolo e un abbassamento di alcuni marcatori infiammatori.
Sono emersi anche effetti positivi sugli ormoni coinvolti nella regolazione dell’appetito e del metabolismo, suggerendo che l’eliminazione degli ultraprocessati possa contribuire a ristabilire meccanismi fisiologici spesso alterati da un’alimentazione industriale.
Ovviamente, si tratta di uno studio su un campione limitato e di breve durata, gli stessi autori invitano alla prudenza nel trarre conclusioni definitive sugli effetti a lungo termine.
Tuttavia, i risultati si inseriscono in modo coerente in un filone di ricerca sempre più ampio: alcune evidenze scientifiche, ad esempio, hanno sottolineato che un consumo elevato di cibi ultraprocessati può aumentare fino al 30% il rischio di tumore del colon, e che la loro riduzione è associata a un miglioramento complessivo dello stato metabolico, anche senza diete dimagranti strutturate.
Il messaggio che emerge da questo studio è che, spesso, mangiare in modo più equilibrato offre benefici che vanno oltre il peso corporeo: comprendere l’impatto reale di questi prodotti sulla salute, nelle diverse fasce d’età, diventa una priorità non solo scientifica, ma anche culturale.
Fonti:
- The Bmj – Association of ultra-processed food consumption with colorectal cancer risk among men and women: results from three prospective US cohort studies
- Clinical Nutrition – Impacts of minimally-processed omnivorous vs lacto-ovo-vegetarian diets on insulin sensitivity, lipid profile, and adiposity in older adults: Secondary findings from a randomized crossover feeding trial