Esistono davvero persone “meteo-sensibili”? Gli studi più recenti

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni

Data articolo – 21 Febbraio, 2026

Una ragazza triste che guarda fuori dalla finestra

Il termine meteo‑sensibilità (o meteorosensitivity) indica la tendenza di un individuo a percepire o sperimentare influenze – fisiche o psicologiche – legate a variazioni del tempo atmosferico: cambi di temperatura, pressione barometrica, umidità, luce solare e altri fattori ambientali.

A volte si usa anche il termine meteoropatia per riferirsi a sintomi più marcati o disturbi associati a queste variazioni. 

In ambito scientifico non esiste una definizione univoca o codificata in modo formale come categoria clinica, ma si studia da anni la possibilità di misurare questi fenomeni attraverso questionari standardizzati e ricerche empiriche.

Scopriamo di più.

Misurare la sensibilità al meteo: il METEO‑Q

All’interno della letteratura scientifica vi è uno studio che indaga lo sviluppo del METEO‑Q, un questionario pensato per rilevare la meteoropatia in popolazioni sane e cliniche.

Questo strumento, validato su oltre 1.000 partecipanti, mostra una struttura fattoriale affidabile e può essere utilizzato per confrontare percezioni individuali di sintomi legati ai cambiamenti meteorologici. 

Il METEO‑Q non dimostra che esista una causa fisica diretta tra una variabile meteorologica e i sintomi, ma consente di descrivere e quantificare come certi individui riportano reazioni ai cambiamenti del tempo.


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Esistono altre evidenze scientifiche sulla meteorosensibilità “reale”:

  • presenza di correlazioni statistiche tra punteggi METEO‑Q e determinate condizioniricerche su grandi campioni mostrano che punteggi elevati di meteorosensibilità possono associarsi a vari fenotipi psicologici o di temperamento (ad esempio profili ansiosi o ciclotimici), suggerendo che alcuni tratti individuali possono modulare la percezione degli effetti meteorologici;
  • associazioni cliniche in condizioni specifichestudi mostrano che in soggetti con disturbi come il disturbo bipolare, punteggi METEO‑Q più alti sono stati associati a una maggiore incidenza di sintomi umorali e persino tentativi di suicidio, rispetto a soggetti di controllo. Questo indica che all’interno di popolazioni cliniche specifiche la “sensibilità al meteo” può essere più marcata; 
  • qualità della vita legata alla sensibilità meteorologica: in pazienti con fibromialgia, uno studio osservazionale ha mostrato che chi si auto‑identifica come meteorosensibile tende a dichiarare una qualità di vita significativamente peggiore, suggerendo un collegamento tra percezione del clima e benessere soggettivo. 

Quanta rilevanza hanno le prove scientifiche?

Secondo le parole del Dr. Agosta, medico chirurgo, se si prende in considerazione il punto di vista pato-fisiologico, è evidente come il corpo umano si possa identificare come un “sistema aperto” che dialoga costantemente con l’ambiente.

“I meccanismi barocettivi presenti nelle articolazioni (sensori di pressione) – dice – sono sensibili a variazioni climatiche, aumentando la percezione del dolore in tessuti infiammati. Allo stesso modo, la variazione di luce solare altera la produzione di serotonina (ormone della felicità) e melatonina, alterando “biochimicamente” l’umore in soggetti predisposti.

Questo fa comprendere come il medico debba interpretare la meteo-sensibilità non come una patologia di per sé, ma bensì come un indicatore di “amplificazione” di problematiche già presenti.

Il clima si può identificare come uno “stress test” per l’organismo e il compito del medico è fornire consigli utili per allenarlo e renderlo meno permeabile a sbalzi termici e altre alterazioni climatiche”. 


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In sintesi spesso la meteo-sensibilità è un campanello d’allarme che bisogna saper cogliere, invitando a prendersi cura delle fragilità di fondo del paziente.

Esistono, però delle criticità:

  • associazioni, non causalità: la maggior parte degli studi disponibili non dimostra causalità diretta tra le condizioni meteorologiche e i sintomi riportati: molte ricerche si basano su questionari auto‑riferiti e correlazioni statistiche, che possono riflettere anche altri fattori (personali, emotivi, sociali);
  • effetto di altri fattori confondenti: la percezione del tempo atmosferico è influenzata da molti elementi, inclusi stati d’animo, aspettative culturali e caratteristiche psicologiche personali (come temperamenti affettivi); 
  • associazioni fisiche deboli o inconsistenti: per molte condizioni fisiche – come il dolore nelle articolazioni o i sintomi reumatici – gli studi clinici più rigorosi non evidenziano correlazioni consistenti superiori al cosiddetto superiori a quella che i medici considerano una variazione rilevante, suggerendo che se esiste un effetto meteorologico sul corpo, è modesto o difficilmente distinguibile dalle variazioni individuali normali. 

È importante distinguere tra:

  • risposte soggettive reali, ovvero quello che un individuo percepisce (es. “quando cambia la pressione, sento dolore”);
  • meccanismi fisiologici di adattamento umani, che possono essere influenzati da fattori meteorologici attraverso sistemi biologici complessi come ritmi circadiani, neurotrasmettitori o sensazioni somatiche;
  • attribuzioni cognitive, ovvero quando le persone associano gli stati fisici o mentali a cause ambientali perché sono facili da identificare (effetto nocebo o placebo indirettamente legato all’aspettativa).

Una ragazza triste seduta sul divano con la testa tra le gambe

Tutto ciò indica che non esiste una prova scientifica definitiva che condizioni meteorologiche specifiche causino sintomi fisici pronunciati in individui sani in modo sistematico.

Tuttavia, esistono pattern osservati che indicano che alcune persone riportano reazioni coerenti alle variazioni meteorologiche, specie quando queste interagiscono con stati clinici preesistenti o tratti psicologici individuali.

L’idea di “meteo‑sensibilità” è plausibile come fenomeno soggettivo e come differenza individuale di percezione/risposta, ma non è riconosciuta come diagnosi medica universalmente accettata.

Le persone “meteo‑sensibili” esistono come costrutto soggettivo, e gli studi scientifici moderni forniscono strumenti per misurare e comprendere questa sensibilità. Tuttavia, manca la prova definitiva di una relazione causa‑effetto robusta tra specifiche condizioni meteorologiche e sintomi fisici o mentali, almeno nella popolazione sana generale.

La variabilità individuale, insieme a tratti psicologici e condizioni cliniche preesistenti, gioca un ruolo determinante nella percezione e nella risposta alle variazioni meteorologiche.

Fonti:

  • PubMed – Meteorosensitivity of patients with rheumatic musculoskeletal diseases
  • PubMed – Sensitivity to Climate and Weather Changes in Euthymic Bipolar Subjects: Association With Suicide Attempts
  • PubMed – Personality profiles and meteoropathy intensity: A comparative study between young and older adults 
  • Springer Nature Link – Weather sensitivity associated with quality of life in patients with fibromyalgia
  • PubMed – Description and validation of a questionnaire for the detection of meteoropathy and meteorosensitivity: the METEO-Q

Ultimo aggiornamento – 20 Febbraio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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