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Un grande coro per dire sì all’eutanasia

Alessandra Lucivero | Editorial Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 12 Dicembre, 2014

Un videomessaggio per dire sì all’eutanasia sta spopolando in rete in queste ultime ore. Settanta persone in 200 secondi che si susseguono, come un’unica voce, per affermare l’importanza che venga discussa in Parlamento la proposta di legge sulla legalizzazione dell’eutanasia, già presentata nel settembre 2013 e mai presa in considerazione nel calendario delle discussioni.

L’iniziativa

A promuovere l’iniziativa è l’Associazione Luca Coscioni, che sottolinea come “sia la prima volta che un gruppo così ampio di malati, personalità, medici, si uniscono per dare voce e volto a una grande questione sociale: la libertà di scegliere come morire. Chiamando in causa i Parlamentari e l’inerzia delle istituzioni, i protagonisti del video indicano la speranza in un’altra politica, capace di occuparsi di vita e libertà più che di affari e potere“.

È importante, inoltre, sottolineare che sino ad oggi sono più di 80.000 le persone che hanno sottoscritto la proposta di legge in materia nei Comuni, ai tavoli e sul sito dell’associazione Coscioni. Un numero che non può essere più trascurato e non considerato.

La situazioni in Italia

La scelta di morire in maniera dignitosa è sempre stato un argomento molto delicato e alquanto scottante per il nostro Paese che, fino a questo momento, non ha davvero preso in considerazione la possibilità di legalizzare una realtà che comunque, come sottolineato nel video, c’è. Costringere i pazienti malati e nella fase terminale della loro vita a trasferirsi all’estero, o costringere i propri cari a compiere un’azione oggi illegale, non sembra più corretto.

Roberto Saviano, noto scrittore impegnato contro la mafia, è stato tra i primi a voler lanciare questo messaggio; in una sua dichiarazione afferma: “Onorevoli parlamentari dall’Italia si emigra per studiare, per lavorare, si emigra per avere il diritto di fare figli, si emigra per sposarsi. E si emigra anche per morire. In realtà il paese si è già espresso su questo: vuole poter decidere come deve finire la propria vita. Ma questo il Parlamento lo impedisce. Per quale ragione? Perché tutto questo? Decidere di non soffrire, quando in caso di malattia grave si può interrompere la sofferenza, è un gesto d’amore verso la vita, la libertà, verso se stesso: esattamente il contrario di una politica di morte. Pretendo che su questo si decida subito“.

Anche il presidente Napolitano ha invitato a trattare l’argomento in Parlamento. Staremo a vedere cosa accadrà e si deciderà. Non possiamo che dare voce a questo coro e porre a noi stessi la domanda: sì all’eutanasia? Qualsiasi sia la risposta, di certo sappiamo che scegliere è un diritto, è libertà.

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