Frattura dell’anca, quanto conta muoversi già a 40 anni

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 17 Ottobre, 2026

persona con tutore all'anca

Pensare alla salute delle ossa soltanto quando si entra nella terza età potrebbe essere riduttivo. Una nuova ricerca basata sui dati della UK Biobank suggerisce infatti che ciò che facciamo già nella mezza età, tra i 40 e i 65 anni, potrebbe avere un rapporto con il rischio di frattura dell’anca molti anni più tardi.

I ricercatori hanno seguito 324.284 uomini e donne per un periodo arrivato fino a 16 anni. Al momento dell’ingresso nello studio, tra il 2006 e il 2010, i partecipanti avevano riferito quanto tempo dedicavano a camminare e ad attività fisica di intensità moderata o vigorosa. Durante il periodo di osservazione sono state registrate 2.674 fratture dell’anca.

Il lavoro, coordinato da Catherine Rolls e colleghi, è stato diffuso nell’ottobre 2026 su medRxiv. È quindi importante chiarirlo subito: si tratta di un preprint e non ha ancora superato la revisione indipendente tra pari.

Un’ora al giorno emerge come fascia favorevole

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la quantità di movimento associata ai risultati migliori. Considerando l’attività complessiva, le stime più favorevoli si concentravano intorno a un’ora al giorno. Per l’attività fisica vigorosa, invece, emergeva una fascia compresa tra 60 e 90 minuti alla settimana.

In diversi confronti, quantità intermedie o relativamente elevate di esercizio erano associate a un rischio inferiore di frattura dell’anca rispetto ai livelli più bassi. Questo, però, non significa che un’ora al giorno rappresenti una prescrizione capace di prevenire la frattura né che 90 minuti di attività vigorosa siano migliori di 60 per tutte le persone.

Lo studio non ha infatti osservato una relazione perfettamente lineare. Aumentare continuamente il tempo dedicato all’attività fisica non produceva necessariamente un’associazione sempre più forte con la riduzione del rischio. È un dettaglio importante, perché impedisce di trasformare i risultati statistici in una formula universale: fare più esercizio non significa automaticamente ottenere una protezione proporzionalmente maggiore.

Perché muoversi potrebbe proteggere l’anca

Dal punto di vista biologico, il legame tra movimento, muscoli e salute delle ossa è plausibile. Il tessuto osseo non è una struttura immobile: viene continuamente rinnovato e risponde anche alle sollecitazioni meccaniche generate dal movimento.

Allo stesso tempo, muscoli più forti possono contribuire a migliorare stabilità, controllo dei movimenti e capacità di reagire a una perdita di equilibrio. Tutti aspetti che possono influire anche sulla probabilità di cadere. Camminare a passo sostenuto, salire le scale, praticare esercizi contro resistenza e svolgere attività fisiche compatibili con le proprie capacità contribuiscono quindi al mantenimento dell’apparato muscoloscheletrico.

Lo studio, tuttavia, non dimostra che siano proprio questi meccanismi a spiegare il minor rischio osservato. Rappresentano una spiegazione possibile e biologicamente coerente, ma non una causa accertata dai dati.

Più attività non significa sempre meno fratture

C’è anche un elemento che invita a evitare facili conclusioni. Un’altra analisi realizzata dallo stesso gruppo di ricerca aveva infatti associato livelli particolarmente elevati di attività vigorosa a una maggiore frequenza di fratture in differenti sedi del corpo durante la mezza età.

I due risultati non sono necessariamente in contraddizione. Una frattura che può verificarsi durante un’attività intensa a 50 anni e una frattura dell’anca che si presenta molti anni dopo rappresentano eventi diversi, con meccanismi e circostanze differenti.

Il dato suggerisce però che non esista una semplice regola secondo cui aumentare indefinitamente l’intensità dell’allenamento comporti sempre un vantaggio. L’obiettivo resta piuttosto costruire nel tempo un’abitudine al movimento che sia regolare, sostenibile e adeguata alle condizioni della persona.

Per le donne conta anche il passaggio della menopausa

La salute ossea assume una particolare importanza nelle donne, perché la menopausa può accompagnarsi a una più rapida perdita di massa ossea. In questa fase della vita, mantenere una buona efficienza muscolare e scheletrica può quindi diventare ancora più rilevante.

Anche in questo caso, però, non esiste una quantità di attività fisica identica per tutte. Età, condizioni delle ossa, presenza di osteoporosi, precedenti fratture e altre patologie possono modificare quale esercizio sia più appropriato.

Per chi presenta già problemi ossei, il tipo di attività dovrebbe essere scelto valutando anche il rischio di cadute o di sovraccarico.

Uno studio osservazionale non può dimostrare la causa

Il principale limite della ricerca riguarda il suo disegno. Lo studio è osservazionale, quindi mostra un’associazione tra l’attività fisica dichiarata dai partecipanti e le fratture registrate negli anni successivi, ma non può stabilire che l’esercizio sia stato direttamente responsabile della riduzione del rischio.

Chi si muove regolarmente può infatti essere diverso da una persona sedentaria sotto molti altri aspetti: può avere una salute generale migliore, seguire un’alimentazione differente, fumare meno o presentare altre caratteristiche che incidono sul rischio di frattura. I ricercatori possono cercare di correggere statisticamente alcune di queste differenze, ma non eliminarle completamente.

C’è poi un secondo limite: l’attività fisica era riferita direttamente dai partecipanti e non monitorata in modo continuo tramite dispositivi elettronici. In un periodo di follow-up che può arrivare a 16 anni, inoltre, le abitudini possono cambiare molto. Una persona attiva all’inizio dello studio potrebbe diventare sedentaria negli anni successivi, o viceversa.

Quanto movimento raccomanda l’OMS

I risultati dello studio non modificano le attuali indicazioni generali sull’attività fisica. Per gli adulti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda tra 150 e 300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure tra 75 e 150 minuti di attività vigorosa.

A questo dovrebbe essere aggiunto il rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana. Dopo i 65 anni diventano particolarmente importanti anche esercizi dedicati a forza ed equilibrio, che possono contribuire a ridurre il rischio di cadute.

Chi ha già una diagnosi di osteoporosi o ha subito una frattura dovrebbe invece concordare il tipo di attività con un professionista sanitario, così da adattare esercizi, carichi e intensità alla situazione individuale.

La prevenzione potrebbe iniziare decenni prima

Il messaggio più interessante della ricerca non è quindi trovare un numero preciso di minuti da inseguire ogni giorno. È l’idea che la salute dell’anca in età avanzata possa essere legata anche alle abitudini costruite decenni prima, quando il mantenimento di una buona attività fisica può diventare parte stabile dello stile di vita.

Su oltre 324mila persone, livelli di movimento intermedi o relativamente elevati nella mezza età risultavano associati a un rischio inferiore di frattura dell’anca durante il follow-up, ma senza una relazione in cui ogni aumento dell’attività producesse automaticamente un beneficio ulteriore. Serviranno ulteriori studi, e soprattutto la revisione scientifica del lavoro, prima di trasformare questi risultati in indicazioni più specifiche.

Fonte

medRxiv - Mid-life leisure-time physical activity is associated with lower hip fracture risk in UK Biobank

Ultimo aggiornamento – 12 Ottobre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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