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Icobra: più sicurezza per le protesi mammarie

Paolo Pate | Blogger

Ultimo aggiornamento – 13 Aprile, 2015

Icobra: più sicurezza per le protesi mammarie

C’è un nuovo progetto internazionale che punta a raccogliere in un grande database condiviso tutte le informazioni scientifiche sulle protesi mammarie.

Ecco cos’è l’International Collaboration of Breast Registry Activities (Icobra) cui partecipa anche l’Italia attraverso la Sicpre, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Insieme all’Italia, gli altri Stati coinvolti sono: Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Israele, Nuova Zelanda, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, Sudafrica e Svezia.

Come funziona Icobra?

Con questo accordo internazionale, ogni Paese che aderisce al progetto deve occuparsi di redigere e aggiornare un proprio database in cui le protesi mammarie vengono registrate e classificate, mettendo poi a disposizione di tutti gli altri Stati membri le informazioni acquisite. In questo modo sarà possibile, anche a distanza di molti anni dall’intervento, risalire a tutta una serie di informazioni utili, quali:

  • materiale delle protesi
  • azienda produttrice
  • test compiuti su ogni protesi

Grazie a questo progetto si garantirà una maggiore sicurezza a tutte quelle donne che ricorrono all’uso di protesi mammarie.

Perché Icobra?

L’idea di Icobra nasce in Australia allorché si resero conto, in seguito ad una massiccia produzione di protesi realizzate in silicone industriale, della notevole difficoltà nel risalire poi ai modelli prodotti.

In quell’occasione siamo riusciti a risalire solo al 4% delle protesi in silicone industriale prodotte”, rivela il professor Cooter, coordinatore di Icobra. Ed ecco, quindi, l’idea di ripensare completamente il metodo di raccolta e trasmissione dati, coinvolgendo anche altri Stati. Così l’Australia ha gratuitamente messo a disposizione di altre società scientifiche straniere, strumenti ed esperienza nel settore.

Protesi mammarie: allarmi e situazione italiana

Ultimamente ha destato grande preoccupazione l’allarme lanciato su una possibile correlazione tra le protesi mammarie e la formazione del linfoma anaplastico a grandi cellule, una forma cutanea primitiva di linfoma non Hodgkin.

Si tratta di una malattia estremamente rara, nel 2014 in tutto il mondo sono stati riscontrati solo 173 casi di donne con protesi mammarie”, assicura Fabrizio Malan, presidente della Sicpre. “Tuttavia, anche su raccomandazione del Ministero della Salute, gli studi e la raccolta dati proseguono. E Icobra in questo si dimostra di grande utilità”.

In realtà, un registro delle protesi mammarie in Italia esiste già dal 2012, ma non è mai stato attivato: “Di fatto non esiste e quindi far parte di Icobra per noi è ancora più importante”, sottolinea Malan.

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