Il corpo non dimentica: un’infiammazione può aumentare il rischio di cancro anche anni dopo?

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Alessandra Familari
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Data articolo – 02 Aprile, 2026

Ricercatori lavorano su infiammazione e cancro.

Un’infiammazione può lasciare segni invisibili destinati a durare nel tempo?

Non si tratta solo di un effetto temporaneo: secondo un nuovo studio pubblicato su Nature, il nostro organismo potrebbe conservare una vera e propria memoria molecolare capace di aumentare il rischio di tumore anche anni dopo la risoluzione del problema. 

Ma cosa vuol dire? Ecco la spiegazione.

Un’infiammazione può aumentare il rischio di cancro? Lo studio

La ricerca, guidata da Jason Buenrostro del Broad Institute of MIT e Harvard, ha analizzato il comportamento delle cellule intestinali dopo episodi infiammatori.


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I risultati mostrano che, anche quando i tessuti sembrano completamente guariti, alcune cellule conservano tracce profonde dell’infiammazione passata.

Queste tracce non sono visibili a occhio nudo, ma riguardano il modo in cui i geni vengono “letti” e attivati. In termini scientifici si parla di modifiche epigenetiche: cambiamenti che non alterano il DNA, ma influenzano il funzionamento delle cellule.

Le “cicatrici molecolari” che restano nel tempo

Il dato più rilevante è che queste alterazioni possono persistere a lungo e trasmettersi alle cellule figlie, creando intere popolazioni cellulari “segnate” dall’infiammazione.

Secondo lo studio, queste cicatrici molecolari possono:

  • mantenere alcune regioni del DNA più attive del normale;
  • alterare la risposta delle cellule a stimoli futuri;
  • rendere i tessuti più vulnerabili a cambiamenti patologici.

Dunque, anche se l’infiammazione è scomparsa, il suo effetto può continuare a influenzare il comportamento cellulare.

Tuttavia è bene precisare che l'epigenetica, a differenza delle mutazioni del DNA, è per sua natura reversibile

Lo studio evidenzia una "memoria", ma la ricerca attuale (inclusa quella di Buenrostro) sta cercando piccoli inibitori molecolari in grado di "resettare" lo stato cromatinico. 

Non è una cicatrice indelebile, ma uno stato biochimico che potremmo imparare a cancellare.

Perché l’infiammazione favorisce il cancro?

I ricercatori descrivono un processo in due fasi. L’infiammazione rappresenta il primo passaggio, creando un terreno biologico alterato. Se successivamente interviene una mutazione genetica, anche casuale, il rischio di sviluppo tumorale aumenta.

Nello specifico:

  • le cellule con memoria epigenetica reagiscono più rapidamente alle mutazioni;
  • i tumori che si sviluppano in questi tessuti tendono a crescere più velocemente;
  • la progressione della malattia può risultare più aggressiva.

Questo spiega perché condizioni infiammatorie croniche, come le malattie intestinali, sono da tempo associate a un rischio maggiore di tumore del colon.

Il ruolo di dieta e ambiente: effetti che durano nel tempo

Un aspetto particolarmente interessante riguarda i fattori scatenanti. Secondo la ricerca anche elementi temporanei possono lasciare un’impronta duratura nelle cellule.

Tra questi vediamo:

  • alimentazione;
  • esposizioni ambientali;
  • infezioni;
  • episodi infiammatori ripetuti.

Anche se questi fattori cambiano nel tempo, le modifiche epigenetiche che inducono possono persistere e influenzare il rischio di cancro lungo tutto l’arco della vita.

Tumore e infiammazione: diagnosi e prevenzione

La scoperta apre scenari importanti sul fronte della prevenzione. I ricercatori stanno valutando la possibilità di individuare queste tracce epigenetiche attraverso test non invasivi, come l’analisi dei campioni fecali.

Se confermati, questi approcci potrebbero permettere di:

  • identificare precocemente le persone a rischio aumentato;
  • monitorare gli effetti delle infiammazioni nel tempo;
  • sviluppare terapie mirate a “cancellare” la memoria molecolare.

Ma cosa significa per la salute umana?

Il messaggio che emerge è che il corpo non dimentica. Anche quando un’infiammazione sembra risolta, le cellule possono conservare una memoria silenziosa che influisce sulla salute futura.

Dunque, non è la mera presenza di mutazioni genetiche a determinare il rischio di cancro, ma anche la storia biologica delle cellule. Un elemento che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui vengono interpretati prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie oncologiche.


Fonti:

AGI - L'infiammazione cronica lascia una memoria che favorisce il cancro

 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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