Insonnia cronica: perché l’Italia valuta una legge per riconoscerla come patologia

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Arianna Bordi
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Data articolo – 16 Aprile, 2026

giovane donna sveglia e seduta sul letto a causa dell'insonnia

Per anni considerata un disturbo secondario, spesso associato ad altre condizioni cliniche o liquidato come un problema temporaneo, l’insonnia sta emergendo come una vera questione di sanità pubblica.

I dati più recenti raccontano infatti una realtà ben diversa: milioni di persone convivono con difficoltà persistenti del sonno, con conseguenze che vanno ben oltre la notte e incidono sulla salute, sulla produttività e sulla sicurezza.

Secondo le stime più aggiornate, in Italia sarebbero circa 13,4 milioni le persone che soffrono di insonnia, con una prevalenza maggiore tra le donne e nelle fasce di età centrali della vita.

Nonostante la diffusione del problema, solo una parte dei pazienti riceve una diagnosi e una quota ancora più ridotta accede a un trattamento adeguato.

Un disturbo diffuso ma ancora sottovalutato

L’insonnia non si limita alla difficoltà ad addormentarsi: nelle forme croniche, infatti, può manifestarsi con risvegli frequenti, sonno non ristoratore o risveglio precoce, accompagnati da effetti diurni come stanchezza, difficoltà di concentrazione e irritabilità.

Quando il disturbo si prolunga nel tempo, le ripercussioni possono diventare significative, contribuendo all’insorgenza o al peggioramento di patologie neurologiche e cardiovascolari.

Nonostante questo impatto, l’insonnia continua a essere ampiamente sotto diagnosticata, per cui solo circa il 40% dei pazienti riceve una diagnosi formale e appena il 21% viene trattato in modo appropriato.


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Ancora più rilevante è il dato relativo a chi resta completamente escluso dai percorsi di cura: tra i 4 e i 5 milioni di italiani convivrebbero con un disturbo del sonno senza alcun inquadramento clinico o terapeutico.

Si tratta di numeri che evidenziano un gap significativo tra bisogno di salute e risposta del sistema sanitario.

Il peso economico e sociale dell’insonnia

Oltre alle conseguenze individuali, l’insonnia ha un impatto rilevante anche sul piano collettivo.

Il costo complessivo per il sistema Paese è stimato in miliardi di euro, considerando sia le spese sanitarie dirette sia quelle indirette legate alla perdita di produttività, agli incidenti e all’assenteismo:

  • costi diretti: farmaci (spesso a carico del cittadino perché non riconosciuti per patologia), visite specialistiche e accessi al pronto soccorso;
  • costi indiretti: il "presenteismo" (andare al lavoro ma essere improduttivi) e gli infortuni dovuti ai cali di attenzione.

La riduzione della qualità del sonno, infatti, incide sulle performance cognitive e sulla capacità di mantenere attenzione e concentrazione, aumentando il rischio di errori e incidenti, anche in ambito lavorativo; a ciò si aggiunge un effetto cumulativo sulla salute generale, che può tradursi in un aumento delle richieste di assistenza sanitaria nel lungo periodo.

Una dimensione economica che contribuisce a spiegare perché l’insonnia venga oggi considerata anche una questione strategica per la sostenibilità del sistema sanitario.

Il ruolo del policy paper e la proposta di legge

Alla base del dibattito attuale c’è un policy paper elaborato da un gruppo di lavoro legato all’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer.

Il documento, presentato presso il Centro Studi Americani a Roma, analizza in modo sistematico la diffusione dell’insonnia, il suo impatto e le criticità nell’accesso alle cure, proponendo una serie di interventi strutturali.

Tra le principali raccomandazioni emerge la necessità di riconoscere l’insonnia cronica come patologia autonoma e invalidante, superando l’idea che si tratti di un sintomo secondario.

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Questo passaggio sarebbe fondamentale per garantire una presa in carico più uniforme e per integrare il disturbo all’interno della programmazione sanitaria nazionale.

La proposta di legge presentata in Parlamento si muove in questa direzione: l’obiettivo è inserire l’insonnia cronica tra le priorità di salute pubblica, prevedendo percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, campagne di sensibilizzazione e una maggiore formazione dei professionisti sanitari.

Verso un cambio di rotta nella gestione del sonno

Considerare l’insonnia come una patologia a sé stante significherebbe promuovere un approccio più sistematico alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al trattamento.

Un altro aspetto centrale riguarda l’educazione sanitaria: migliorare la consapevolezza della popolazione sull’importanza del sonno e sui segnali da non sottovalutare potrebbe contribuire a ridurre il numero di casi non diagnosticati.

Parallelamente, l’adozione di linee guida condivise e l’implementazione di percorsi assistenziali strutturati potrebbero favorire trattamenti più efficaci e omogenei sul territorio, riducendo le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Resta ora da capire se e come queste iniziative si tradurranno in interventi concreti, capaci di colmare il divario tra bisogni reali e risposta sanitaria.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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