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Anestesia totale? No grazie, meglio l’ipnosi

Ultimo aggiornamento – 17 Aprile, 2015

In Italia non è del tutto una novità, visto che esistono già dei casi di interventi chirurgici effettuati con il paziente sotto ipnosi. Questa tecnica, però, sta riscontrando un certo successo in Francia, dove all’Istituto Curie di Parigi 70 donne hanno scelto l’ipnosi al posto dell’anestesia per essere operate al seno. Anche per chi viene sottoposta a mastectomia totale, cioè alla rimozione completa della mammella, la via ipnotica viene preferita a quella tradizionale dell’anestesia.

Ipnosi e chirurgia in Italia

Il primo caso italiano risale al 2013: la paziente era allergica a varie sostanze chimiche e aveva rischiato shock anafilattici a causa di alcune anestesie locali. L’ipnosi le fu d’aiuto durante la rimozione chirurgica di un tumore alla pelle della coscia: nessuna sostanza chimica per anestetizzarla, solo il procedimento ipnotico. “L’ipnosi è stata indotta facendo chiudere gli occhi e contemporaneamente – spiega Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padovasuggerendo verbalmente la realizzazione di uno stato di rilassamento e senso di benessere. Successivamente l’ipnosi è stata approfondita facendo immergere la paziente nell’immaginazione di un paesaggio piacevole e creando un’analgesia ipnotica focalizzata nella sede dell’intervento”. Una vera rivoluzione, soprattutto per una paziente che correva seri pericoli sottoponendosi alle classiche anestesie. “Si tratta di un caso che conferma l’efficacia dell’ipnosi come solo metodo anestetico in casi selezionati, preservando il paziente dal dolore e dallo stress chirurgico al pari degli anestetici comunemente usati” ha aggiunto Facco.

Un altro caso italiano è quello dello scorso luglio all’Ospedale San Martino di Oristano, dove è stato impiantato un defibrillatore automatico ad una paziente ipnotizzata. Gli ipnologi, parlando alla paziente attraverso degli auricolari, hanno impiegato circa venti minuti per portarla nello stato di ipnosi profonda. A quel punto è stato possibile procedere con l’operazione, durata circa un’ora, della quale la paziente ricordava tutto ma senza aver mai avvertito dolore. Anche in questo caso, sono stati evitati i rischi associati alle sostanze chimiche delle anestesie, cui la paziente era allergica. Durante l’operazione, inoltre, i parametri vitali sono rimasti costanti, la pressione non ha subito aumenti e il sanguinamento è stato meno abbondante del previsto.

I rischi dell’anestesia totale

Sottoporsi ad un’anestesia totale non è certo un’azione letale per la propria vita, ma esistono alcuni rischi che anche i medici tengono in considerazione e di cui il paziente viene informato:

  • alcune allergie verso l’anestesia possono avvenire anche durante l’intervento, senza che medici e paziente potessero sospettarlo;
  • dopo l’operazione si possono avvertire senso di nausea e vomito;
  • esiste un basso rischio di infezioni polmonari, ictus o attacchi di cuore: la loro probabilità è però davvero bassa e riguarda per lo più persone anziane o già debilitate;
  • potrebbero verificarsi alcune reazioni con i farmaci che il paziente assume o che vengono utilizzati durante l’intervento: per questo è importantissimo che l’anestesista e il medico vengano informati di qualsiasi cura medicinale presa dal paziente;
  • l’anestesia potrebbe appesantire e indebolire alcuni organi, come il fegato, i reni o i polmoni, condizioni pericolosa per chi fuma, beve o ha già problemi a questi organi

I vantaggi dell’ipnosi

Senza farmaci e pratiche invasive, l’ipnosi risolve tutti questi problemi regalando al paziente anche un senso di benessere. I suoi sostenitori spiegano anche che è un procedimento che rende il paziente capace di seguire qualsiasi terapia intensiva in modo fisiologico, senza costi aggiuntivi. Può essere pure associata ad alcuni farmaci anestetici, in modo da migliorare la qualità e il costo delle cure.

Un settore in cui l’ipnosi è la benvenuta è quello odontoiatrico: Facco ricorda che molti pazienti accusano forti stati di ansia, manifestando reazioni somatiche e compromettendo il sereno svolgimento delle operazioni mediche. Con l’ipnosi, invece, non solo l’ansia viene notevolmente diminuita, ma si alza anche la soglia del dolore, facendo in modo che i pazienti sopportino senza fatica l’intervento del dentista. La loro mente, infatti, viene allontanata dallo studio medico che fa paura, con un effetto positivo sulla stabilità cardiocircolatoria.

Ovviamente l’ipnosi non può funzionare in caso di interventi molto complessi, in cui il dolore sarebbe troppo forte. Ma per gli interventi di traumatologia, per la chirurgia mini-invasiva, per la tiroide o certi interventi di neuro-chirurgia, l’ipnosi può andar bene. Anche per le partorienti può essere efficace, perché le aiuterebbe a sopportare il travaglio. Ovviamente, prima di procedere con l’ipnosi, bisogna considerare la predisposizione del paziente, perché non tutti hanno la stessa capacità di cadere in ipnosi profonda.

L’ipnosi è efficace soprattutto contro il dolore. Uno studio compiuto dall’Università di Padova e pubblicato sull’International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis ha evidenziato la capacità dell’ipnosi di aumentare la soglia del dolore. Lo studio è stato condotto su 31 persone: “E’ stata valutata la soglia del dolore tramite stimoli elettrici applicati ai denti premolari dell’arcata inferiore destra e sinistra prima, durante e dopo ipnosi. E’ stata poi indotta l’ipnosi e somministrata una forte suggestione di analgesia localizzata nell’arcata dentaria inferiore destra” spiega il professor Facco. “La soglia del dolore nell’arcata inferiore destra era significativamente aumentata durante ipnosi, con un incremento medio del 220%; era aumentata anche a sinistra, ma a un livello nettamente inferiore”.

Come funziona l’ipnosi?

La risposta è affascinante: è come se una parte di noi fosse vigile e quindi registrasse e sentisse il dolore; l’altra, invece, si allontana e lo dimentica. I metodi per indurre l’ipnosi sono diversi: possono essere segnali luminosi, il classico pendolo oppure la stimolazione verbale, cioè una serie di sussurri che inducono uno stato di calma e torpore. La fase pre-anestetica dure circa 6 minuti, durante i quali spesso viene iniettata una piccola percentuale di farmaco anestetico per assicurarsi che il paziente non opponga resistenza all’ipnosi.

Se quindi alla parola ipnosi si pensa subito a qualcosa di magico o soprannaturale, bisogna fare un passo indietro e riconoscerne la validità scientifica.

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