Legge 104, bisogna rifare la visita dal 2027? Cosa prevede davvero la riforma

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 03 Ottobre, 2026

caregiver aiuta persona anziana

C'è una data che molte famiglie hanno cerchiato in rosso: il 1° gennaio 2027. Con l'avvicinarsi dell'entrata a regime della riforma della disabilità, può sorgere il dubbio di dover rifare le visite già effettuate o di perdere permessi e agevolazioni riconosciuti in precedenza.

In realtà, il passaggio al nuovo sistema non significa che tutti i verbali esistenti debbano essere rifatti. A cambiare profondamente sarà soprattutto il procedimento per i nuovi accertamenti, con un ruolo centrale dell'INPS e nuove modalità di valutazione della disabilità.

Che cosa succede il 1° gennaio 2027

Dal 1° gennaio 2027 la riforma della disabilità prevista dal D.Lgs. 62/2024 entrerà a regime su tutto il territorio nazionale.

Il nuovo sistema è stato introdotto gradualmente attraverso una sperimentazione iniziata il 1° gennaio 2025 in nove province e successivamente ampliata. Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione è arrivata a interessare complessivamente 60 province, comprese Milano, Roma e Torino.

Uno dei cardini della riforma è il ruolo dell'INPS, che diventa titolare unico della valutazione di base. Il nuovo procedimento riunisce diversi accertamenti precedentemente distinti, tra cui quelli relativi alla Legge 104, all'invalidità civile, alla cecità e sordità civile e all'inclusione lavorativa, pur mantenendo la specificità dei diversi riconoscimenti.

L'obiettivo è quindi arrivare a un sistema più unitario, evitando per quanto possibile la frammentazione degli accertamenti.

Chi ha già il verbale deve rifare la visita?

È probabilmente il dubbio più importante per chi ha già ottenuto il riconoscimento della disabilità o dei benefici previsti dalla Legge 104.

L'entrata a regime della riforma non comporta automaticamente una nuova visita per tutti dal 1° gennaio 2027. Chi possiede già un verbale non deve quindi sottoporsi a un nuovo accertamento soltanto perché cambia il sistema.

Diverso è il caso dei verbali per i quali è già prevista una revisione. In queste situazioni resta necessario tenere conto della scadenza riportata nel documento e seguire l'iter previsto per il nuovo accertamento.

C'è però una tutela importante: come chiarisce l'INPS, in caso di verbale soggetto a revisione, il precedente riconoscimento continua a produrre i suoi effetti fino alla conclusione dell'accertamento di revisione.

Per questo motivo, la data da controllare non è soltanto il 1° gennaio 2027, ma anche l'eventuale scadenza riportata sul proprio verbale.

Il certificato medico che avvia il procedimento

Una delle novità più concrete riguarda invece chi deve richiedere un nuovo riconoscimento.

Nelle province coinvolte nella sperimentazione, il certificato medico introduttivo trasmesso telematicamente all'INPS rappresenta l'atto che avvia il procedimento di valutazione di base. Non è quindi più necessario presentare separatamente la tradizionale domanda amministrativa all'Istituto, secondo il nuovo iter previsto dalla riforma.

A compilare e trasmettere il certificato è un medico certificatore, attraverso il sistema messo a disposizione dall'INPS. Il documento contiene le informazioni sanitarie necessarie all'avvio della valutazione e viene acquisito anche nel Fascicolo sanitario elettronico.

L'invio del certificato segna quindi l'inizio formale del procedimento. L'eventuale riconoscimento di prestazioni economiche resta invece legato al tipo di beneficio e alla verifica degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa.

Dal 1° gennaio 2027, con l'estensione della riforma a tutto il territorio nazionale, questo sistema diventerà il riferimento per i nuovi procedimenti di valutazione di base.

Non solo la diagnosi: conta anche la vita di ogni giorno

La riforma modifica anche il modo in cui viene valutata la disabilità.

Il nuovo modello prende come riferimento le classificazioni internazionali ICD e ICF. La diagnosi e la condizione di salute rimangono elementi fondamentali, ma vengono considerate insieme al funzionamento della persona e alle limitazioni che può incontrare nelle attività quotidiane e nella partecipazione alla vita sociale e lavorativa.

In altre parole, l'obiettivo è non fermarsi esclusivamente alla diagnosi, ma valutare in maniera più ampia come la condizione di salute incida concretamente sulla vita della persona.

Per rendere il sistema più omogeneo sono stati inoltre introdotti criteri specifici per alcune condizioni. Tra le prime interessate figurano disturbi dello spettro autistico, diabete di tipo 2 e sclerosi multipla.

Anche le commissioni medico-legali assumono una nuova configurazione: nel sistema previsto dalla riforma operano le Unità di Valutazione di Base (UVB) dell'INPS.

Il cambiamento si inserisce in un contesto più ampio di attenzione alle disuguaglianze di salute che riguardano le persone con disabilità. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, circa 1,3 miliardi di persone, pari al 16% della popolazione mondiale, vivono con una disabilità significativa.

L'OMS sottolinea inoltre che le persone con disabilità possono incontrare maggiori ostacoli nell'accesso alle cure e presentare esiti di salute peggiori; alcune arrivano a morire fino a 20 anni prima rispetto alle persone senza disabilità.

La data del 1° gennaio 2027, quindi, non rappresenta una scadenza generalizzata dei riconoscimenti già ottenuti, ma il momento in cui il nuovo sistema di valutazione della disabilità previsto dalla riforma sarà esteso a tutto il Paese.

Fonti

INPS - Riforma della disabilità: al via la terza fase sperimentale

Ultimo aggiornamento – 30 Settembre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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