Listeria nel formaggio senza lattosio: scatta il richiamo urgente

Arianna Bordi | Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice e divulgatrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 09 Marzo, 2026

Deliziosi panini con prosciutto, formaggio e prodotti su un tavolo luminoso, distesi

È stato disposto il ritiro precauzionale dal mercato di un lotto di provolone a fette leggermente piccante (senza lattosio) a marchio Consilia.

La misura si è resa necessaria a causa del rischio di contaminazione da Listeria monocytogenes.

Ecco cosa sapere.

Dettagli del prodotto interessato e come agire

Per identificare la confezione soggetta al richiamo, è necessario verificare i seguenti dati:

  • formato: vaschetta da 140g;
  • lotto di produzione: 3040251;
  • termine minimo di conservazione (TMC): 29/05/2026;
  • codice EAN: 8000965015851;
  • produttore: Alimenta Spa (stabilimento di Noventa di Piave - IT 05 337 UE) per conto di Sun Soc. Coop.

Si raccomanda di non consumare il formaggio corrispondente a queste specifiche; in caso fosse stato già comprato, l'articolo può essere riconsegnato presso il punto vendita dove è stato effettuato l'acquisto per ottenere il relativo rimborso.

Cos'è la Listeria monocytogenes

La Listeria monocytogenes è un batterio patogeno Gram-positivo, ubiquitario e ampiamente diffuso nell'ambiente.

Come segnalato dall’Istituto Superiore di Sanità, la sua capacità di crescere a temperature molto variabili, dalla refrigerazione fino a 45°C, e di tollerare ambienti salati e pH acidi lo rende molto resistente, incluse le condizioni tipiche della produzione alimentare.

Alimenti a maggior rischio

Gli alimenti principalmente associati alla listeriosi includono:

  • pesce affumicato (es. salmone);
  • prodotti a base di carne (paté, hot dog, carni fredde);
  • formaggi a pasta molle, formaggi erborinati, formaggi poco stagionati;
  • vegetali preconfezionati;
  • latte non pastorizzato.

Le conseguenze sull’organismo

La malattia causata da questo batterio si chiama listeriosi e si manifesta in due forme principali:

Forma gastrointestinale

La forma diarroica, più tipica delle tossinfezioni alimentari, si manifesta nel giro di poche ore dall'ingestione: i sintomi includono febbre, brividi, dolori muscolari, nausea, vomito e diarrea.


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La maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo o manifesta lievi disturbi gastrici di breve durata.

Forma invasiva

La forma invasiva, detta anche "sistemica", può manifestarsi come meningite, meningoencefalite e sepsi. Il periodo di incubazione in questo caso va mediamente da una decina di giorni fino anche a un mese.

I batteri possono penetrare nel flusso sanguigno e diffondersi ad altri organi, inclusi i tessuti che rivestono il cervello e il midollo spinale; in rari casi possono formarsi ascessi cerebrali.

Una forma neurologica rara ma ben documentata è la romboencefalite da Listeria: si manifesta con interessamento dei nuclei e delle fibre dei nervi cranici; le lesioni possono estendersi al cervelletto, al talamo e ai nuclei della base.

Colpisce in genere soggetti immunocompetenti, mentre la più frequente meningoencefalite tende a manifestarsi in condizioni di immunodepressione.

Categorie a rischio elevato

I soggetti più a rischio sono le persone con compromissione del sistema immunitario: pazienti oncologici, diabetici, con infezione da HIV, anziani e neonati.


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Inoltre, la listeriosi è una minaccia particolarmente insidiosa per le future mamme, poiché può causare complicazioni gravi come l'interruzione spontanea della gravidanza, il parto prematuro o serie patologie neonatali.

Nonostante sia un pericolo da non sottovalutare sin dalle prime settimane, i dati mostrano che questa infezione tende a manifestarsi con più frequenza nell'ultima fase della gestazione.

Fonti:

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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