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Vi mangiate le unghie? Potreste essere dei perfezionisti

Marco Cicirello | Blogger

Ultimo aggiornamento – 25 Marzo, 2015

Vi mangiate le unghie? Potreste essere dei perfezionisti

Noia, frustrazione e impazienza possono spingerci a mangiarci le unghie, tormentarci i capelli e ad avere comportamenti simili a questi: i ricercatori dell’Università di Montreal hanno condotto degli esperimenti con 24 persone che accusavano questo genere di abitudini, confrontandole con altre 24 persone che invece non ne avevano. Lo studio è stato pubblicato nel numero di marzo della rivista Journal of Behaviour Therapy and Experimental Psichiatry.

I risultati emersi da questo nuovo studio hanno mostrato che le persone con comportamenti ripetitivi rivolti al proprio corpo avvertivano un forte bisogno di comportarsi così proprio durante stati di noia, frustrazione o impazienza. Questo non succedeva nel secondo tra i gruppi monitorati.

Lo studio

Durante la ricerca, le persone sono state sottoposte a interviste telefoniche e questionari volti a valutare il loro stato emotivo. I partecipanti vennero successivamente sottoposti a quattro esperimenti in laboratorio, ognuno dei quali finalizzato a suscitare quattro diversi stati d’animo: stress, rilassatezza, frustrazione o noia.

Per suscitare frustrazione, ai partecipanti è stato chiesto di completare un compito in apparenza facile e veloce, ma che in realtà non lo era affatto. Per attivare la sensazione di noia, invece, i partecipanti sono stati lasciati soli in una stanza per sei minuti. Mentre i comportamenti ripetitivi incentrati sul corpo possono creare disagio, “essi possono anche soddisfare un bisogno e fornire una qualche forma di ricompensa“, ha detto il ricercatore principale dell’Università di Montreal, Kieron O’Konnor.

Noi crediamo che gli individui con questo tipo di comportamenti possano essere dei perfezionisti, nel senso che sono incapaci di rilassarsi e portare a termine un compito in tranquillità. Essi sono quindi soggetti a frustrazione, impazienza e insoddisfazione quando non raggiungono i loro obiettivi. Inoltre, sperimentano maggiori livelli di noia“, ha spiegato O’Konnor.

Sarah Roberts, prima autrice dello studio, ha detto: “Questi studi supportano parzialmente la nostra ipotesi secondo cui i partecipanti erano più propensi ad avere comportamenti ripetitivi quando si sentivano annoiati, frustrati e insoddisfatti, rispetto a quando erano rilassati. Inoltre, lo stress accentua questi atteggiamenti“.

I risultati suggeriscono che gli individui affetti da comportamenti ripetitivi incentrati sul corpo potrebbero beneficiare da trattamenti volti a ridurre la frustrazione e la noia, e modificando il loro atteggiamento da perfezionisti“, ha aggiunto la Roberts.

 

 

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