L’Italia si trova di fronte a un paradosso sanitario: le regioni del Sud registrano i tassi più elevati di obesità, ma dispongono di meno strutture per affrontare la condizione.
Dei 160 centri per l’obesità presenti sul territorio nazionale, oltre la metà - il 52% - si trova al Nord, mentre solo il 30% è distribuito tra Sud e Isole, concentrato principalmente in Sicilia, Campania e Puglia. Alcune regioni, come Calabria e Molise, restano praticamente scoperte, creando profonde disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Disparità regionali e barriere economiche
Tale differenza non riguarda solo la disponibilità dei centri, ma si estende all’accesso alle terapie farmacologiche più recenti.
I nuovi farmaci anti-obesità, noti come agonisti del recettore GLP-1, hanno un costo medio di circa 300 euro al mese e sono spesso a carico del paziente, salvo diagnosi di diabete.
Questo significa che chi ha un reddito più basso, prevalentemente nel Sud, affronta un vero e proprio ostacolo economico nell’accesso alle cure necessarie.
La situazione è ulteriormente complicata dalla lentezza nell’approvazione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), strumenti fondamentali per garantire uniformità di trattamento.
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Solo sei Regioni hanno approvato il PDTA: tre al Nord (Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna), una al Centro (Lazio) e due al Sud (Campania e Sicilia).
L’emergenza obesità e i dati epidemiologici
I numeri italiani sull’obesità sono preoccupanti: circa 6 milioni di adulti soffrono di obesità, pari all’11,8% della popolazione adulta, mentre un ulteriore 34% è in sovrappeso.
L’Italian Barometer Obesity Report 2024/2025 evidenzia un marcato divario territoriale: al Sud e nelle Isole quasi una persona su due è sopra il peso forma, contro il 42% al Nord.
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La situazione è ancora più grave tra i bambini: in Campania il 18,6% dei minori è obeso, quasi il doppio rispetto ad alcune province del Nord come Trento e Bolzano, dove la percentuale si attesta tra il 3% e il 4%.
Verso una risposta uniforme: il Manifesto di Erice
In vista della Giornata nazionale dell’obesità del 4 marzo, la Società Italiana dell’Obesità (SIO) presenterà in Senato il Manifesto di Erice, un documento che propone una roadmap di azioni condivise tra istituzioni, società scientifiche e pazienti.
L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze, standardizzare i percorsi di cura e inserire l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Secondo Silvio Buscemi, presidente della SIO e ordinario di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo, “l’attivazione di PDTA e reti di centri pubblici accreditati rappresenta un primo passo verso equità e qualità. In Sicilia, ad esempio, un intervento di chirurgia dell’obesità non rimborsato al di fuori dei centri della rete regionale dimostra come la politica sanitaria possa incidere sulla tutela dei pazienti”.
I dati più recenti indicano che il divario tra Nord e Sud si sta riducendo, non per miglioramento delle regioni meridionali, ma perché l’obesità e il sovrappeso stanno crescendo più rapidamente al Nord. Questo trend evidenzia come gli stili di vita legati all’obesità stiano diventando omogenei su tutto il territorio nazionale.
Fonti: