Pensione di vecchiaia 2018: cosa cambia per le donne

Luciana Giancaspro | Blogger

Ultimo aggiornamento – 14 Febbraio, 2018

pensione di vecchiaia donne 2018: tutte le novità

Le ultime indagini Istat confermano che l’aspettativa di vita nei prossimi anni continuerà a crescere. Per tale ragione, sulla base del criterio di adeguamento automatico, il Governo ha stabilito che l’età minima per la pensione di vecchiaia sarà più alta (si prevede che sarà pari a 67 anni nel 2019).

Come tutti sapranno, sono sempre esistite alcune differenze fra i requisiti degli uomini e quelli delle donne. Di seguito analizzeremo le novità del 2018 riguardanti la pensione di vecchiaia delle donne.

Quali sono i nuovi requisiti per la pensione di vecchiaia?

Notizia che non piacerà proprio a tutti è che dal 1° gennaio 2018 il requisito d’età minima per andare in pensione è salita a 66 anni e 7 mesi, indistintamente per uomini e donne.

Come già accennato, sulla base delle ultime indagini Istat, che prevedono un aumento delle aspettative di vita, quest’età minima di accesso è destinata ad aumentare all’incirca di due mesi ogni due anni.

Al momento, quindi, l’unica certezza è la parificazione fra i sessi dei requisiti d’età per la pensione di vecchiaia. Oltre a questa condizione, ce n’è un altro di fondamentale importanza: l’aver versato almeno vent’anni di contributi.

Ma come si fa il calcolo della pensione di vecchiaia? Per ciò che concerne l’assegno sociale, esso non dovrà essere inferiore a 672 euro per i soggetti che hanno il diritto a un calcolo della pensione di vecchiaia sulla base esclusivamente dei contributi versati.
Questi soggetti hanno anche la possibilità di richiedere la pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, una volta raggiunto il requisito minimo anagrafico che, in questo caso, è pari a 70 anni e sette mesi sia per gli uomini che per le donne.

Ѐ possibile richiedere la pensione di vecchiaia anticipata?

Risulta possibile usufruire di una pensione di vecchiaia anticipata di tre anni e sette mesi (riuscendo, così, ad andare in pensione a 63 anni fino al 2018) attraverso il ricorso all’Anticipo Pensionistico (APE) volontario.

Per beneficiare di tale trattamento è indispensabile aver versato almeno vent’anni di contributi. Si tratta di un anticipo che viene effettuato da parte di una banca e, quindi, bisogna tenere in considerazione che, dal momento che si percepirà la normale pensione di vecchiaia, essa subirà delle defalcazioni che serviranno a restituire alla banca il prestito ottenuto.

Subiranno defalcazioni minori soltanto i lavoratori in esubero, poiché parte del loro anticipo risulterà a carico dell’azienda, ed i lavoratori che potranno beneficiare di una rendita integrativa anticipata.

I soggetti disabili, disagiati e disoccupati che abbiano versato almeno trent’anni di contributi, potranno accedere all’Anticipo Pensionistico sociale (per i lavori gravosi saranno invece necessari almeno 36 anni di contributi). In tal caso, l’anticipo sarà interamente a carico dello Stato che erogherà una pensione di dodici mensilità (quindi senza tredicesima), non reversibile e calcolata sul numero di contributi versati alla data di presentazione della domanda.

L’unico anticipo pensionistico per cui è ancora riservato un trattamento diverso alle donne rispetto agli uomini, è quello che si basa esclusivamente sugli anni di contributi versati, non considerando, quindi, il requisito anagrafico: per mezzo dell’anzianità contributiva, le donne potranno andare in pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini sarà necessario un anno di contributi in più).

Opzione donna e Ape rosa 2018: di cosa si tratta?

Per ciò che concerne la pensione di vecchiaia delle donne, la manovra di bilancio del 2018 non ha prorogato l’opzione donna (possibilità di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e di 58 anni e 3 mesi per la lavoratrici autonome avendo versato almeno 35 anni di contributi). Per poter usufruire dell’opzione donna, quindi, risulta indispensabile aver maturato tali requisiti entro il primo gennaio 2018.

Inoltre, la manovra di bilancio 2018 ha introdotto un’altra forma di anticipo pensionistico riservato alle donne: si tratta dell’Ape Rosa 2018 che permette alle donne di poter usufruire dell’Ape sociale effettuando delle riduzioni sugli anni di contributi minimi.

In particolare, si potrà ricevere uno sconto di sei mesi di contributi per ogni figlio (fino ad un massimo di due anni). Ovviamente, risulta un’agevolazione messa a disposizione soltanto delle donne che rientrano tra i destinatari dell’Ape sociale e non è stata allargata anche per l’Ape volontaria.

Infine, è utile ricordare che la tematica relativa alle pensioni (ed ai relativi requisiti di accesso) è sempre molto dibattuta e, quindi, ogni anno ci potrebbero essere modifiche in merito da parte del Governo.

Luciana Giancaspro | Blogger
Scritto da Luciana Giancaspro | Blogger

Sono una persona curiosa che ama mettersi in gioco e accettare nuove sfide. Pazienti.it mi dà l’opportunità di approfondire temi di attualità importanti, come quelli relativi alla burocrazia sanitaria, che seguo attentamente da buona economa.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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