Progetto di vita disabilità: chi può richiederlo e cosa prevede davvero

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 01 Settembre, 2026

Un computer sul sito dell'inps

Dal 3 agosto 2026 l’INPS ha reso disponibile SISDA, il servizio telematico per avviare il Progetto di vita previsto dalla riforma della disabilità. La procedura è attiva nelle province coinvolte nella sperimentazione e consente di trasmettere agli Ambiti Territoriali Sociali i dati necessari alla valutazione multidimensionale. 

Che cos’è il Progetto di vita e cosa cambia per le persone con disabilità

La novità non riguarda soltanto una nuova procedura online. Il punto è il cambio di prospettiva introdotto dal decreto legislativo 62/2024, che ha ridefinito la condizione di disabilità e previsto una valutazione multidimensionale finalizzata alla costruzione di un progetto individuale, personalizzato e partecipato. Il decreto è entrato in vigore il 30 giugno 2024. 

Il modello parte da una domanda diversa rispetto a quella tradizionale: non soltanto quali prestazioni spettino alla persona, ma quali sostegni siano necessari per consentirle di costruire il proprio percorso di vita.

La normativa parla di desideri, aspettative e preferenze. Il progetto può quindi riguardare l'abitazione, la formazione, il lavoro, la salute, le relazioni sociali, il tempo libero e la partecipazione alla comunità. Non si tratta, dunque, di aggiungere un nuovo beneficio economico all'elenco esistente.

La definizione normativa è piuttosto precisa: il Progetto di vita deve individuare, in una visione unitaria, i sostegni formali e informali necessari a migliorare la qualità della vita e a consentire alla persona di scegliere i propri contesti di vita. 


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È un passaggio che, sulla carta, sposta il baricentro dal certificato alla persona. Ma perché funzioni davvero serviranno servizi territoriali capaci di tradurre quella valutazione in interventi concreti.

SISDA, come si presenta la domanda e chi può farlo

Il nuovo SISDA – Sistema Informativo Disabilità è il punto di accesso telematico per presentare l'istanza. Il servizio INPS è stato pubblicato il 3 agosto 2026. 

La procedura è rivolta ai residenti nelle province interessate dalla sperimentazione che possiedono almeno uno dei requisiti previsti. Tra questi figurano:

  • un certificato di disabilità con invalidità civile superiore al 33%
  • determinate condizioni di cecità o ipovisione; 
  • specifiche condizioni di sordità; 
  • la necessità di un sostegno almeno di livello lieve ai sensi della legge 104/1992; 
  • per i minori, difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti propri dell'età o determinate condizioni uditive; 
  • per gli over 60, difficoltà persistenti nello svolgimento delle funzioni proprie dell'età almeno di tipo lieve, corrispondenti a un'invalidità tra il 33,3% e il 66,6%; 
  • una certificazione rilasciata ai sensi della legge 104/1992 prima della riforma. 

Qui c'è un dettaglio che merita attenzione. La pagina ufficiale INPS aggiornata indica gli over 60, non gli ultrasessantasettenni come riportato in alcune ricostruzioni della misura. Restano invece esclusi gli ultrasettantenni non autosufficienti titolari di indennità di accompagnamento per invalidità civile o cecità assoluta, in attesa del consolidamento della riforma sulle persone anziane. 

La richiesta viene presentata online con SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3.0 oppure CNS. Una volta inoltrata, l'interessato autorizza l'INPS a trasmettere all'Ambito Territoriale Sociale competente il certificato di disabilità, le eventuali variazioni successive, il questionario WHODAS e i dati di contatto. Sarà poi l'ambito territoriale a contattare la persona per avviare il procedimento. 

La domanda può essere presentata dalla persona con disabilità o, nei casi previsti, da chi la rappresenta.

Dalla valutazione multidimensionale al progetto personalizzato

La parte più delicata arriva dopo l'invio telematico.

Il SISDA, infatti, non genera automaticamente il Progetto di vita. Serve ad avviare il percorso che porta alla valutazione multidimensionale. È una distinzione tutt'altro che formale.

La valutazione multidimensionale considera la persona nella sua quotidianità: capacità, bisogni, desideri, barriere presenti nell'ambiente e sostegni già disponibili. Il tecnicismo può sembrare astratto, ma il concetto è concreto: non basta sapere che una persona ha una determinata condizione sanitaria; bisogna capire che cosa le impedisce, per esempio, di lavorare, studiare, vivere autonomamente o partecipare alla vita sociale.

Il progetto dovrebbe, quindi ,tradurre questa fotografia in un piano operativo.

Può comprendere, a seconda della situazione individuale:

  • soluzioni abitative e percorsi di vita autonoma, compresi quelli collegati al Dopo di noi
  • sostegni per istruzione, formazione e inserimento lavorativo; 
  • interventi sanitari, sociali e sociosanitari coordinati; 
  • attività sportive, culturali e di socializzazione; 
  • interventi assistenziali e risorse economiche necessarie alla realizzazione del progetto.

Una donna che scrive a computer

La normativa prevede inoltre il budget di progetto, cioè l'insieme delle risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche e private, che possono essere utilizzate per realizzare il percorso individuale. 

L'idea è quella di ricomporre risorse che oggi possono appartenere a sistemi differenti. Comune, servizi sanitari, servizi sociali e altre realtà territoriali non dovrebbero più procedere come compartimenti separati.

Perché il nuovo modello può cambiare la vita quotidiana

Immaginiamo una persona adulta con una disabilità che desidera vivere fuori dalla famiglia e lavorare, ma necessita di assistenza nelle attività quotidiane e di alcuni adattamenti nell'ambiente di lavoro.

Un sistema basato esclusivamente sull'invalidità tende a fotografare la condizione sanitaria e a collegarla alle prestazioni previste. Il Progetto di vita dovrebbe invece partire dall'obiettivo: vivere in autonomia e lavorare.

A quel punto possono essere messi insieme sostegni abitativi, assistenza personale, trasporto, formazione professionale e misure per l'inserimento lavorativo. Non necessariamente tutto sarà finanziato dallo stesso soggetto e non tutto coinciderà con una prestazione INPS.

È questa la logica del budget di progetto: costruire un insieme coordinato di risorse attorno a un obiettivo individuale, anziché chiedere alla persona di adattarsi alle singole misure disponibili. Il decreto prevede espressamente anche il coinvolgimento del Terzo settore quando richiesto dalla persona o da chi la rappresenta. 

Il risultato atteso, quindi, non è un nuovo certificato. È un percorso che dovrebbe essere aggiornato quando cambiano le condizioni della persona o il suo progetto di vita.

Il punto critico: la riforma non elimina le differenze territoriali

Va detto che il nuovo sistema nasce ancora in una fase sperimentale. E questo rappresenta uno dei principali punti di attrito.

La legge definisce un modello nazionale, ma la sua attuazione passa attraverso gli enti territoriali. L'INPS stessa chiarisce che, anche scegliendo di non avviare il Progetto di vita, la persona può continuare ad accedere ai servizi territoriali e alle prestazioni economiche collegate al riconoscimento della disabilità. 

Il Progetto di vita, dunque, non sostituisce automaticamente le prestazioni economiche esistenti e la sua attivazione non è una condizione per continuare a riceverle. È un percorso ulteriore.

La questione, però, è un'altra: quanto sarà uniforme la sua applicazione nei diversi territori?

Una valutazione multidimensionale può individuare con precisione un bisogno, ma quel bisogno deve poi essere tradotto in personale, servizi, risorse economiche e tempi di intervento. Se questi elementi non sono disponibili, il rischio è che un progetto costruito bene sulla carta resti più lento da realizzare nella pratica.

Anche il passaggio digitale richiede attenzione. L'accesso attraverso identità digitale semplifica la trasmissione delle informazioni, ma non elimina le difficoltà di chi ha problemi nell'utilizzo dei servizi online. Per questo la possibilità di farsi rappresentare e il supporto dei servizi territoriali restano elementi concreti del percorso.

La sperimentazione e cosa succederà adesso

La procedura riguarda le province coinvolte nella sperimentazione della riforma. L'elenco è stato progressivamente ampliato e comprende, tra le altre:

  • Milano;
  • Roma;
  • Torino;
  • Bologna;
  • Genova;
  • Firenze;
  • Palermo;
  • Cagliari;
  • Venezia.

Per verificare se una specifica provincia rientra nella sperimentazione, è opportuno consultare direttamente la documentazione aggiornata dell'INPS, perché l'attuazione è ancora in evoluzione.

Il nuovo servizio rappresenta, quindi, soprattutto un'infrastruttura per far partire il percorso. La prova decisiva sarà territoriale: capire se la valutazione multidimensionale riuscirà a diventare un piano realmente utilizzabile dalla persona e dalla sua famiglia.

A conti fatti, il cambiamento più interessante non è il modulo online. È la possibilità che l'accertamento della disabilità smetta progressivamente di essere il punto di arrivo e diventi il punto di partenza per progettare sostegni collegati a obiettivi concreti. La sperimentazione dirà quanto questa impostazione riuscirà a uscire dai testi normativi e a entrare nella vita quotidiana.

Fonti:

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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