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La stampa 3D applicata alla medicina

Andrea Salvadori | Blogger

Ultimo aggiornamento – 16 Maggio, 2014

La stampa 3D applicata alla medicina

La stampa 3D è una realtà consolidata in molti campi: dall’architettura al design, dalla produzione all’ingegneria, ma il campo in cui sta prendendo sempre più piede è quello della medicina.

La combinazione di sofisticate tecnologie di scansione, inchiostri ecologici e tecnoplastici ha permesso la bioprinting di diverse parti del corpo umano per soddisfare una vasta gamma di condizioni mediche e rendere meno traumatica la gestione delle patologie da parte dei pazienti. Sono numerosissimi, infatti, i casi in cui è necessario ricostruire o sostituire parti del corpo umano a causa di traumi, ustioni, neoplasie.

Vediamo, partendo dall’alto, una serie di esempi concreti.

Cranio

In Olanda, il primo successo ottenuto dai medici della University Medical Center di Utrech riguarda la sostituzione completa della scatola cranica con una protesi in materiale plastico ottenuta a seguito di una stampa 3D.

L’intervento ha salvato la vita a una paziente colpita da una patologia che le provocava l’ispessimento delle ossa craniali.

Occhi

Si riescono a stampare fino a 150 protesi oculari in un’ora con la stampante della società britannica Fripp.

La produzione di massa permetterà di incrementare la costruzione di protesi abbassando i prezzi. Lo scopo è quello di esportare la tecnologia nei paesi in via di sviluppo che hanno mostrato notevole interesse per questi prodotti.

Naso e orecchie

In Inghilterra, l’Università di Sheffield, in collaborazione con la società Fripp, ha ottenuto protesi facciali come orecchie e naso dopo aver scansionato con tecnologia 3D il volto dei pazienti coinvolti. I vantaggi sono evidenti: il procedimento è poco invasivo, a tutela del paziente, e le eventuali protesi sostitutive meno costose e ottenibili in tempi più brevi.

Pelle sintetica

Le vittime di ustioni potranno contare su una tecnologia che stamperà la pelle sintetica direttamente sulle ferite. L’ “inchiostro” usato è composto da enzimi e collagene ed andrà a stratificarsi e unirsi direttamente con le cellule e sui tessuti combinandosi e formando l’innesto. Il team di esperti della Wake Forest School of Medicine negli Stati Uniti, che ha sviluppato la macchina, sta ipotizzandone l’utilizzo in situazioni di guerra.

Arti

I materiali tecnoplastici permetteranno di ricostruire mani, arti e singole dita. La società Robohand, con sede in Sud Africa, sta studiando soluzioni meccaniche per rendere le protesi funzionanti. L’obiettivo finale è quello di raggiungere più pazienti possibile tramite la produzione di massa e l’abbattimento dei costi.

Ossa

E’ uno dei campi in cui la stampa 3D si è più affermata: è infatti possibile ottenere ossa intere o parti di esse da innestare nei pazienti. Inoltre, i ricercatori della Washington State University hanno realizzato una struttura che funge da impalcatura intorno alla quale potranno crescere le nuove cellule ossee prima che questa si dissolva.

Insomma, la tecnologia 3D incontra la medicina, con risultati brilllanti. 

 

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