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Tumore al rene: l’efficacia dell’immunoterapia

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Tumore al rene: bene l'immunoterapia
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Nivolumab, la molecola immunoterapica, sembra essere davvero efficace nella lotta contro il tumore al rene. Lo dimostra una recente ricerca condotta in Italia su quasi quattrocento pazienti, i cui risultati sono stati presentati in questi giorni al Congresso della Società americana di Oncologia Clinica (ASCO): a 9 mesi dall’inizio degli studi, il 77% dei malati trattati con l’immunoterapia è ancora vivo.

Non solo. I dati raccolti fanno riferimento a pazienti generalmente non inclusi in studi clinici, come anziani e malati con patologie in fase ormai avanzata, con metastasi ossee o cerebrali. Le possibilità date dall’immunoterapia per il trattamento di tumori sembrano così allargarsi enormemente. Entriamo insieme nei dettagli.

Immunoterapia, una rivoluzione per il trattamento di tumori superstar

Il tumore al rene, si sa, è un nemico da non sottovalutare e i numeri di chi soffre di questa patologia sono alquanto allarmanti. Solo nel 2016, nel nostro paese, sono state stimate circa 11.400 nuove diagnosi. Nella maggior parte dei casi, il tumore al rene si manifesta a cellule chiare, nel 15% dei casi, invece, a cellule non chiare.

L’arruolamento dei pazienti è iniziato a giugno 2015 e si è concluso ad aprile 2016 e Meldola è il centro che ha coinvolto il maggior numero di malati, pari a 25. I dati preliminari confermano un andamento delle curve di sopravvivenza sovrapponibile a quello dello studio registrativo, infatti dopo una mediana di 8-9 mesi di trattamento il 77% dei pazienti è vivo” –  afferma il dr. Ugo De Giorgi, responsabile all’Istituto dei Tumori della Romagna del reparto di Oncologia Uroginecologica, coordinatore dell’importante studio.

Così, quelli presentati da De Giorgi rappresentano risultati davvero rivoluzionari. Infatti, sebbene l’uso nella pratica clinica di nivolumab sia ormai diffuso in tutto il mondo, i dati relativi ai pazienti non erano mai stati analizzati in maniera davvero sistematica all’interno di uno studio clinico. Oggi, secondo quanto affermato dagli esperti, questa molecola immunoterapica potrebbe invece divenire la base per la gestione quotidiana dei malati.

Immunoterapia: per capirne di più

L’immunoterapia si basa sull’impiego di sostanze che agiscono sul sistema immunitario. A seconda delle circostanze, l’immunoterapia ha quindi lo scopo di indurre, amplificare o sopprimere una risposta immunitaria da parte dell’organismo; a tal proposito, possiamo distinguere due tipi di immunoterapia:

  • Immunoterapia di soppressione, usata quando si vuole deprimere la risposta del sistema immunitario (allergie, trapianti di organi, malattie autoimmuni).
  • Immunoterapia di attivazione: in questo caso, lo scopo dell’immunoterapia è quello di indurre o di amplificare una risposta immunitaria. È questo il caso dell’immunoterapia antimicrobica – comprendente i vaccini contro gli agenti infettivi – e dell’immunoterapia oncologica, ossia dell’immunoterapia impiegata nel trattamento di tumori.

Tumore al rene, ma non solo: l’efficacia dell’immunoterapia

Se i dati relativi al trattamento del tumore al rene rappresentano una rivoluzione nel campo del suo trattamento, buone notizie arrivano anche per quanto concerne la cura del tumore al polmone. Il merito, questa volta, è di una giovane ricercatrice italiana, Giulia Leonardi, che ha condotto i suoi studi presso l’Harvard University di Boston.

In particolare, la Leonardi si è mossa sulla necessità di provare o meno la tossicità dei farmaci immunoterapici in pazienti affetti da tumore al polmone in fase avanzata e, al contempo, affetti da una patologia autoimmune, esclusi solitamente da qualsiasi tipo di sperimentazione clinica.

I risultati, anche in questo caso, hanno risvolti potenzialmente rivoluzionari. Si è infatti dimostrato che in persone così fragili, il trattamento immunoterapico non provoca effetti collaterali importanti, allargando ancora di più l’uso di queste nuove molecole.

Successi tricolore: l’eccellenza è nel campo dell’oncologia

È stata proprio la giovane Leonardi a ricevere il Conquer Cancer Foundation Merit Award, nell’ambito del Congresso dell’ASCO, per la sua ricerca sull’immunoterapia per il tumore al polmone. Con lei, altre cinque donne e due uomini, tutti con età compresa tra i 29 e i 36 anni. Il più giovane è Daniele Rossini, impegnato nella ricerca sul tumore al colon-retto presso l’Università di Pisa.

Lisa Derosa, invece, sta studiando il microbiota intestinale, mentre Loredana Puca è impegnata nel mettere a punto una smart bomb contro il tumore neuroendocrino alla prostata.

Di tumore alla prostata, in particolare di personalizzazione delle cure, si occupa anche Vincenza Conteduca, così come Sara Valpione, impegnata sul trattamento ad hoc del melanoma avanzato.

Matteo Lambertini lavora invece sulla qualità della vita delle donne che, dopo un tumore al seno, vorrebbero riuscire a portare avanti una gravidanza. Infine, Emanuela Palmerini per la seconda volta consecutiva ha ricevuto il Merit Award per i suoi studi sui tumori rari dell’osso.

A tutti, complimenti!

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