Un farmaco creato con l’IA riduce l’età biologica stimata

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 12 Settembre, 2026

persone lavorano con l'aiuto dell'AI

Un farmaco sperimentale sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ha prodotto un risultato che ha attirato l’attenzione dei ricercatori sull’invecchiamento biologico. In uno studio pubblicato il 7 settembre 2026 su Nature Biotechnology, sei diversi modelli utilizzati per stimare l’età biologica attraverso le proteine presenti nel sangue hanno mostrato una riduzione dell’età prevista nei pazienti trattati con rentosertib.

Il dato arriva dalla rianalisi dei campioni raccolti durante un trial clinico di fase 2a condotto su persone con fibrosi polmonare idiopatica. I partecipanti erano 42, con un’età media di 67,1 anni, e sono stati seguiti per 12 settimane. Il rentosertib non era stato sviluppato come trattamento contro l’invecchiamento, ma come possibile terapia per questa grave malattia polmonare. 

Solo successivamente gli studiosi hanno analizzato i campioni biologici per capire se il trattamento avesse modificato anche alcuni indicatori molecolari associati all’età.

I risultati suggeriscono un segnale interessante, ma richiedono molta cautela: un biomarcatore che appare più giovane non dimostra che una persona abbia recuperato realmente anni di vita biologica.

Sei orologi biologici hanno indicato la stessa direzione

Gli studiosi hanno utilizzato sei differenti modelli, chiamati ProtAge, due versioni di OrganAge, PAC, ipfP3GPT e PAOPAC. Si tratta di strumenti computazionali che analizzano migliaia di proteine circolanti nel sangue e, sulla base dei loro livelli, producono una stima dell’età biologica.

Nei gruppi che hanno ricevuto rentosertib, tutti e sei gli orologi hanno registrato una diminuzione dell’età prevista. Nel gruppo placebo, invece, i valori sono rimasti sostanzialmente stabili oppure hanno seguito l’andamento atteso nel tempo.

Il segnale più marcato è stato osservato dopo circa quattro settimane di trattamento. Nel gruppo che assumeva 30 milligrammi di farmaco due volte al giorno, diversi modelli hanno stimato una riduzione dell’età biologica di circa 3-4 anni. Uno degli algoritmi è arrivato a indicare una differenza vicina ai 6 anni.

Non si tratta però di sei anni di vita realmente “recuperat”. Sono variazioni prodotte da modelli matematici che interpretano determinate caratteristiche del sangue.

Nel complesso, incrociando dosaggi, momenti di misurazione e differenti orologi biologici, i ricercatori hanno individuato 21 confronti statisticamente significativi, 11 dei quali concentrati proprio intorno alla quarta settimana.

Che cos’è il rentosertib e perché è stato sviluppato

Il rentosertib è una piccola molecola sperimentale progettata per bloccare TNIK, una chinasi coinvolta in alcuni processi legati alla fibrosi. Il bersaglio è stato individuato utilizzando piattaforme di scoperta farmacologica basate sull’intelligenza artificiale, uno degli aspetti che rende lo studio particolarmente interessante dal punto di vista dello sviluppo di nuovi farmaci.

La patologia per cui il medicinale viene studiato è la fibrosi polmonare idiopatica, una malattia caratterizzata dalla progressiva formazione di tessuto fibrotico nei polmoni, con conseguente compromissione della capacità respiratoria. Il possibile effetto sui biomarcatori dell’invecchiamento è quindi emerso come una seconda linea di ricerca, non come obiettivo originario del trattamento.

Analizzate oltre 2.800 proteine presenti nel sangue

Per comprendere meglio ciò che stava accadendo, i ricercatori hanno analizzato 2.841 proteine presenti nei campioni dei partecipanti. Durante il trattamento, 326 proteine hanno modificato significativamente il proprio andamento. Gli studiosi hanno quindi confrontato queste variazioni con i profili proteici associati all’invecchiamento ricavati da oltre 55.000 persone della UK Biobank.

Nel gruppo trattato con 30 milligrammi di rentosertib due volte al giorno, diverse modificazioni indotte dal farmaco tendevano a procedere nella direzione opposta rispetto a quelle normalmente osservate con l’avanzare dell’età.

In altre parole, alcuni marcatori molecolari sembravano assumere un profilo più simile a quello associato a un organismo biologicamente più giovane.

Anche alcune firme molecolari legate alla senescenza cellulare risultavano ridotte. La senescenza è una condizione nella quale alcune cellule smettono di dividersi, ma rimangono presenti nei tessuti e possono continuare a produrre segnali in grado di influenzare l’ambiente circostante.

Una riduzione di questi segnali può essere compatibile con un potenziale effetto geroprotettivo, ma non rappresenta ancora una dimostrazione che il farmaco rallenti o inverta realmente il processo di invecchiamento.

Età biologica più bassa non significa ringiovanire

È questo il punto centrale dello studio. Gli orologi biologici rappresentano strumenti sempre più utilizzati nella ricerca, ma non misurano direttamente quanti “anni” abbia realmente un organismo.

Questi modelli osservano specifici segnali molecolari che tendono a cambiare con l’età e cercano di tradurli in un valore numerico. Se quei segnali cambiano, anche l’età stimata dall’algoritmo può diminuire.

Ciò non significa necessariamente che tutti i tessuti del corpo siano diventati più giovani, né che la persona abbia aumentato la propria aspettativa di vita.

Il problema è particolarmente importante in questo caso perché tutti i partecipanti erano affetti da fibrosi polmonare idiopatica, una malattia strettamente collegata a numerosi processi biologici che vengono associati anche all’invecchiamento.

Se il farmaco migliora alcuni aspetti della malattia, potrebbe quindi modificare proprio le proteine utilizzate dagli algoritmi per calcolare l’età biologica.

Rimane perciò aperta una domanda fondamentale: il rentosertib sta agendo direttamente sui processi dell’invecchiamento oppure gli orologi biologici stanno semplicemente rilevando un miglioramento della malattia?

Con i dati disponibili non è ancora possibile rispondere.

Lo studio ha coinvolto soltanto 42 pazienti

Gli stessi autori evidenziano diversi limiti. Il trial ha coinvolto appena 42 persone ed è durato 12 settimane, un periodo molto breve quando l’obiettivo è comprendere eventuali effetti sui processi biologici dell’invecchiamento.

Buona parte dei risultati deriva inoltre da analisi computazionali e biomarcatori, non dalla dimostrazione di un miglioramento della longevità o di una riduzione delle malattie associate all’età.

Un altro elemento riguarda i possibili conflitti di interesse. Alex Zhavoronkov, primo autore dello studio, è fondatore e amministratore delegato di Insilico Medicine, l’azienda che sviluppa il rentosertib, e diversi coautori lavorano per la stessa società.

Questo non rende automaticamente meno validi i risultati, ma rende particolarmente importante che vengano replicati da gruppi di ricerca indipendenti.

Non è una pillola contro l’invecchiamento

Il risultato non dimostra quindi che esista un farmaco capace di ringiovanire una persona di sei anni in poche settimane.

Ciò che emerge è più circoscritto: durante un trial clinico su pazienti con fibrosi polmonare idiopatica, diversi modelli indipendenti basati sulle proteine del sangue hanno registrato cambiamenti coerenti con una riduzione dell’età biologica stimata.

È un risultato interessante soprattutto perché suggerisce che futuri studi sui farmaci potrebbero valutare contemporaneamente sia l’effetto su una specifica malattia sia quello su alcuni processi molecolari collegati all’invecchiamento.

Per capire se il rentosertib possieda davvero proprietà geroprotettive serviranno però studi più ampi, più lunghi e indipendenti, capaci di osservare non soltanto gli orologi biologici ma anche conseguenze cliniche concrete. Per ora, quindi, il tempo non è tornato indietro: alcuni biomarcatori, semplicemente, sembrano averlo fatto.

Fonte

Nature Biotechnology - Integration of proteomic aging clocks in a phase 2a clinical trial supports simultaneous geroprotective assessment

Ultimo aggiornamento – 10 Settembre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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