Cibi ultraprocessati, cresce la pressione negli Stati Uniti: molti cittadini chiedono etichette di avvertimento

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 07 Giugno, 2026

cibi ultraprocessati

Negli Stati Uniti il dibattito sui cibi ultraprocessati sta diventando sempre più acceso. Secondo un nuovo sondaggio pubblicato sull’American Journal of Public Health, una larga parte dei cittadini chiede interventi più netti da parte delle autorità e dell’industria alimentare.

Il dato più evidente riguarda le etichette: il 77% degli intervistati, tra Repubblicani, Democratici e indipendenti, vorrebbe avvertenze grandi e ben visibili sulle confezioni dei prodotti ultraprocessati.

Il sondaggio indica anche che fino al 70% degli americani vorrebbe vietare la pubblicità di questi alimenti durante i programmi televisivi per bambini. Ancora più alta la quota di chi chiede controlli preventivi sulle sostanze create in laboratorio: fino all’87% degli intervistati ritiene necessario testare la sicurezza di tutti i composti chimici prima che vengano usati negli alimenti.

La campagna “Fed UP!”

Per rispondere a questa crescente domanda di informazioni, un gruppo di ricercatori ha lanciato una campagna pubblica chiamata “Fed UP!”. L’iniziativa, guidata anche da Ashley Gearhardt dell’Università del Michigan, punta a fornire spiegazioni semplici, video, riassunti scientifici e strumenti pratici per aiutare i cittadini a comprendere meglio cosa siano gli ultraprocessati e come chiedere ambienti alimentari più sani.

La campagna offrirà anche indicazioni su come sollecitare rappresentanti locali, governi statali e consigli scolastici a ridurre la presenza di questi prodotti, soprattutto nelle scuole. Secondo gli esperti coinvolti, la trasparenza è ancora insufficiente: molti consumatori non sanno davvero come questi alimenti vengano formulati, quali additivi contengano e perché risultino così facili da consumare in eccesso.

I rischi per la salute

Gli studi citati nell’articolo collegano un maggiore consumo di alimenti ultraprocessati a diversi problemi di salute. Mangiare ogni giorno appena il 10% di calorie in più da questi prodotti, circa una porzione, è stato associato a un rischio più alto del 50% di morte legata a malattie cardiovascolari. Un consumo elevato è stato inoltre collegato a una probabilità maggiore del 55% di obesità e del 40% di sviluppare diabete di tipo 2.

Questi alimenti promuovono un'infiammazione sistemica di basso grado attraverso l'accumulo di prodotti finali della glicazione avanzata (AGEs). Questo meccanismo altera la permeabilità intestinale e accelera l'insulino-resistenza a livello epatico e muscolare.

Un altro studio pubblicato nella stessa edizione della rivista ha riscontrato quasi un 60% di rischio in più di demenza negli adulti statunitensi che consumavano più ultraprocessati. Al contrario, chi mangiava più alimenti minimamente processati, come cereali integrali, frutta e verdura, mostrava rischi più bassi di deterioramento cognitivo e demenza.

Il tema della dipendenza alimentare

Ashley Gearhardt, che studia la dipendenza da cibo, sottolinea un altro aspetto: alcuni ultraprocessati sembrano progettati per risultare particolarmente difficili da smettere di mangiare. Le combinazioni di zuccheri, grassi e additivi cosmetici possono creare prodotti molto gratificanti per il cervello. 

Secondo studi cofirmati dalla ricercatrice, oltre il 12% degli adulti anziani negli Stati Uniti e il 21% delle donne tra 50 e 64 anni soddisferebbero criteri clinici compatibili con una dipendenza da ultraprocessati. A livello globale, la percentuale tra i bambini sarebbe del 12%.

Le aziende del settore respingono però una lettura troppo semplificata. Alcuni rappresentanti dell’industria alimentare sostengono che il problema non possa essere ridotto al grado di lavorazione dei prodotti e che sia necessario considerare l’intero profilo nutrizionale, l’educazione alimentare e la libertà di scelta dei consumatori.

Un sistema difficile da cambiare

Secondo i ricercatori, uno degli ostacoli principali resta il peso economico dell’industria. Tra il 1999 e il 2020, le aziende legate agli ultraprocessati avrebbero speso 1,15 miliardi di dollari in attività di lobbying, più dei settori del gioco d’azzardo, del tabacco e dell’alcol.

Negli Stati Uniti il fenomeno è particolarmente esteso: quasi il 70% degli alimenti sugli scaffali dei supermercati è altamente processato. Inoltre, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, il 53% degli adulti americani assume la maggior parte delle proprie calorie da questi prodotti; tra i bambini e i ragazzi da 1 a 18 anni la quota sale al 62%.

Per gli esperti coinvolti nella campagna, il punto non è colpevolizzare i consumatori, ma rendere più semplice riconoscere e scegliere cibi meno trasformati. Come spiegano i ricercatori, non dovrebbe servire una laurea in nutrizione per capire cosa si sta comprando e quali effetti possa avere sulla salute.

FONTI:

CNN - Ultraprocessed food scientists say Americans are ‘fed up’ with industry and government inaction


Ultimo aggiornamento – 05 Giugno, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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