Gli integratori NAD possono rallentare l'invecchiamento? Ecco la verità che nessuno dice

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 30 Marzo, 2026

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Negli ultimi anni, tra le molecole più discusse nel campo della longevità c’è il NAD, una sostanza presente in tutte le cellule del corpo umano e coinvolta in numerosi processi biologici fondamentali. Alcuni studi recenti hanno suggerito che il suo progressivo calo con l’età possa essere collegato ai meccanismi dell’invecchiamento, alimentando l’idea che integrarlo possa avere effetti positivi sulla salute e sulla durata della vita.

Ma quanto c’è di concreto dietro queste ipotesi? E soprattutto, gli integratori disponibili oggi possono davvero incidere sui processi biologici legati all’età?

Cos’è il NAD e perché è importante

Il NAD, abbreviazione di nicotinammide adenina dinucleotide, è un coenzima essenziale per il funzionamento delle cellule. Deriva in parte dalla vitamina B3 e partecipa a processi chiave come la produzione di energia nei mitocondri, la riparazione del DNA e la regolazione delle risposte cellulari allo stress.

Il suo ruolo è particolarmente rilevante perché coinvolge sistemi biologici che mantengono l’equilibrio interno dell’organismo. Tra questi ci sono le sirtuine, proteine implicate nei processi infiammatori e nella stabilità genetica, e le PARP, che contribuiscono alla risposta immunitaria e alla riparazione cellulare.


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In altre parole, il NAD agisce come un elemento di supporto per molte funzioni di base, e la sua presenza è strettamente legata alla salute delle cellule.

Il legame con l’invecchiamento

Con il passare degli anni, i livelli di NAD tendono a diminuire. Questo fenomeno è stato associato a una riduzione dell’efficienza dei mitocondri, a una maggiore instabilità del DNA e a un aumento dello stress cellulare.

Secondo gli esperti, questi cambiamenti sono tra i fattori che contribuiscono all’invecchiamento biologico. Da qui nasce l’ipotesi che ripristinare i livelli di NAD possa aiutare a sostenere alcune funzioni cellulari e, indirettamente, rallentare determinati processi legati all’età.

Va però chiarito che si tratta di un collegamento osservato soprattutto a livello teorico e sperimentale, non ancora confermato in modo definitivo negli esseri umani.

Possiamo aumentare il NAD con l’alimentazione?

Il NAD in sé non viene assorbito direttamente attraverso il cibo in quantità significative. L’organismo lo produce a partire da alcune sostanze presenti nella dieta, come il triptofano e diverse forme di vitamina B3, tra cui niacina, nicotinamide e nicotinamide riboside.

Questo significa che una dieta equilibrata contribuisce indirettamente al mantenimento dei livelli di NAD. Tuttavia, fattori come l’invecchiamento, l’infiammazione cronica e lo stress metabolico possono ridurne la disponibilità nel tempo.

Per questo motivo si è sviluppato un interesse crescente verso gli integratori, in particolare quelli a base di precursori del NAD.

Gli integratori funzionano davvero?

Alcuni studi hanno mostrato che integratori contenenti molecole come nicotinamide riboside (NR) o nicotinamide mononucleotide (NMN) sono in grado di aumentare i livelli di NAD nell’organismo umano. In ambito clinico, esistono anche somministrazioni endovenose di NAD, sebbene siano utilizzate in contesti specifici.

Tuttavia, aumentare i livelli della molecola non equivale automaticamente a ottenere benefici clinici significativi. Al momento, non esistono prove solide che dimostrino che l’integrazione di NAD sia in grado di rallentare l’invecchiamento o prolungare la vita negli esseri umani.

Gli effetti osservati sembrano riguardare soprattutto il supporto al metabolismo cellulare e alla funzione energetica, ma restano da chiarire le implicazioni a lungo termine.

I limiti e le cautele

Uno degli aspetti più importanti evidenziati dagli esperti riguarda il rischio di interpretare questi integratori come una soluzione semplice a un processo complesso come l’invecchiamento.

Le evidenze disponibili suggeriscono che il NAD può contribuire al mantenimento della salute cellulare, ma non rappresenta una “cura” o un intervento risolutivo. Inoltre, mancano ancora studi clinici di lunga durata che possano confermare benefici concreti sulla longevità.

Il crescente interesse per il NAD riflette una tendenza più ampia nella ricerca sull’invecchiamento, che punta a comprendere i meccanismi cellulari alla base del declino fisiologico.

Le conoscenze attuali indicano che il NAD è un elemento importante in questo equilibrio, ma il suo ruolo preciso e le possibili applicazioni terapeutiche richiedono ulteriori approfondimenti. Per ora, l’attenzione resta alta, ma le conclusioni devono rimanere prudenti.

Il passaggio dalla ricerca preclinica alla terapia anti-aging richiede la definizione di biomarcatori di efficacia (come i livelli di acetilazione proteica o l'attività delle PARP) per determinare se l'aumento dei livelli di NAD indotto dagli integratori produca effettivamente un'inversione dei tratti distintivi (hallmarks) dell'invecchiamento nell'uomo.

FONTE:

Medical News Today - Are NAD supplements 'the fountain of youth'? Longevity expert weighs in 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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