Rabbia, difficoltà a stare fermi, scarsa concentrazione: comportamenti che spesso vengono letti come tratti caratteriali del bambino, ma che potrebbero avere una componente legata a cosa si trova nel piatto. È quanto emerge da uno studio dell'Università di Agder, in Norvegia, pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients, che ha analizzato il rapporto tra alimentazione e comportamento in centinaia di bambini in età prescolare.
Lo studio
Le ricercatrici Nina Cecilie Øverby, Christine Helle ed Elisabet Rudjord Hillesund hanno individuato collegamenti chiari tra l'alimentazione dei bambini di quattro anni e la loro salute mentale: chi consuma molta frutta e verdura mostra meno segnali di ansia e irrequietezza, mentre chi consuma molti cibi dolci e salati manifesta comportamenti più problematici. L'analisi ha coinvolto 363 bambini norvegesi, i cui genitori hanno riportato con quale frequenza i figli consumassero i diversi alimenti.
Le autrici distinguono due tipologie di comportamento: quelli "esternalizzanti", aggressività, iperattività, difficoltà attentive, e quelli "internalizzanti", cioè tristezza, ansia, tendenza all'isolamento. Gli snack ultra-processati risultano più fortemente associati alla prima categoria.
Correlazione, non necessariamente causa
Le ricercatrici sottolineano un punto metodologico importante: si tratta di uno studio trasversale, quindi una fotografia in un dato momento, che non permette di stabilire con certezza cosa sia causa e cosa effetto. È infatti plausibile che siano i genitori a offrire più dolci a un bambino già di per sé più esigente o nervoso, per calmarlo o accontentarlo.
Tuttavia, le autrici ritengono più probabile che sia l'alimentazione a influenzare il comportamento, avendo tenuto conto nell'analisi di fattori come la situazione economica familiare, il livello di istruzione dei genitori e la salute mentale materna.
Il ruolo del pasto in famiglia
Un elemento che emerge dallo studio riguarda il contesto in cui il cibo viene consumato. Le verdure vengono mangiate perlopiù durante i pasti principali, in famiglia, mentre i pasti condivisi contribuiscono al benessere psicologico oltre che alla qualità nutrizionale.
Lo snack, al contrario, è spesso un consumo solitario, fuori da quel momento di condivisione. Le ricercatrici concludono che intervenire precocemente, fin dalla prima infanzia, sia importante per prevenire difficoltà comportamentali successive.
Cosa dicono le linee guida italiane
Le indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità sull'alimentazione infantile vanno nella stessa direzione. L'OMS raccomanda di limitare il consumo di alimenti ricchi di zuccheri, sale e grassi trans nei primi anni di vita, mentre le linee guida per la ristorazione nei nidi indicano di contenere l'apporto di zuccheri liberi, quelli aggiunti a biscotti, merendine e snack, al di sotto del 10% delle calorie totali giornaliere, idealmente sotto il 5%, ricordando che le abitudini alimentari acquisite nei primi anni tendono a strutturarsi come un vero e proprio "imprinting" per il futuro.
Anche l'OMS, nelle linee guida sugli ambienti alimentari scolastici, evidenzia come i primi anni di vita rappresentino un contesto cruciale per costruire abitudini sane destinate a durare nel tempo.
Cosa portare a casa
Lo studio norvegese non suggerisce di eliminare del tutto dolci e snack dalla dieta dei più piccoli, ma invita a considerare il pasto condiviso e la qualità dell'alimentazione quotidiana come fattori che incidono anche sull'equilibrio emotivo e comportamentale, non solo sulla crescita fisica. Un aspetto su cui pediatri e genitori possono confrontarsi già nei bilanci di salute di routine.
Fonti
- Nutrients - Associations Between Aspects of Diet and Internalizing and Externalizing Behaviors in Children Aged 4 Years
- Istituto Superiore di Sanità - Alimentazione complementare infantile: la linea guida OMS per la fascia di età 6-23 mesi