Quando la battuta sul corpo ferisce il bambino: parliamone con la specialista

Liliya Dimitrova | Direttrice editoriale
A cura di Liliya Dimitrova
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Data articolo – 25 Maggio, 2026

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Parlare di corpo, peso e alimentazione con i bambini richiede attenzione, misura e consapevolezza. Commenti che agli adulti possono sembrare innocui, una battuta sul peso, un riferimento ai vestiti che non entrano più, il confronto con altri bambini, possono lasciare un segno profondo, soprattutto in una fase in cui l’identità e l’autostima sono ancora in costruzione.

Il body shaming in età pediatrica non si manifesta solo attraverso prese in giro esplicite tra coetanei, ma anche tramite parole, atteggiamenti o silenzi degli adulti di riferimento. Famiglia, scuola e contesto sociale possono contribuire, anche involontariamente, a rinforzare vergogna, insicurezza e un rapporto difficile con il proprio corpo o con il cibo. Per questo è importante spostare il focus dall’estetica al benessere, dalla “magrezza” alla salute, dai divieti alle abitudini condivise.

Ne parliamo con la Dott.ssa Vita Cupertino, Consigliere del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria, per capire quali forme può assumere il body shaming nei bambini, quali segnali osservare e come genitori, insegnanti e pediatri possono collaborare per promuovere un rapporto più sereno con il corpo, l’alimentazione e la crescita.

Quando si parla di body shaming nei bambini, quali forme può assumere nella vita quotidiana e perché anche commenti apparentemente “innocui” possono avere un impatto importante?

“Il body shaming nei bambini può manifestarsi in modo molto subdolo e quotidiano: battute tra compagni, soprannomi legati al corpo, esclusioni dai giochi, ma anche commenti fatti in famiglia o da adulti senza cattive intenzioni. 


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Lo stigma, anche inconsapevole, agito in famiglia è quello che ferisce di più. Frasi come “mangi troppo” o “non entri più nei pantaloni” possono sembrare leggere, ma per un bambino hanno un peso importante. Già in età precoce i bambini sviluppano consapevolezza del proprio corpo e, soprattutto a partire dai 6 anni, iniziano a confrontarsi con gli altri. In questo contesto, anche osservazioni apparentemente innocue possono essere vissute come giudizi, minando l’autostima e favorendo vergogna, senso di colpa o di inadeguatezza.”

Che ruolo possono avere adulti di riferimento, familiari e insegnanti nel rinforzare, anche senza volerlo, insicurezze legate al corpo nei bambini?


“Gli adulti hanno un ruolo centrale, spesso più di quanto immaginano. I bambini osservano e ascoltano continuamente: commenti su diete, peso, aspetto fisico proprio o degli altri vengono interiorizzati. Anche senza intenzione, un linguaggio giudicante o focalizzato sull’estetica può trasmettere l’idea che il valore di una persona dipenda dal corpo. Allo stesso modo, minimizzare prese in giro o non intervenire può far sentire il bambino solo e incompreso. Al contrario, adulti consapevoli possono diventare un modello positivo, promuovendo rispetto, accettazione e attenzione alla salute più che all’aspetto.”

Come si può parlare di peso, crescita e alimentazione con un bambino senza trasmettere vergogna o paura del cibo?
 
“Parlare di questi temi è importante, ma va fatto con delicatezza. Evitare l’argomento per paura di ferire non aiuta: il bambino può sentirsi solo o confuso. È meglio aprire piccoli spazi di dialogo, inseriti nella quotidianità, con un linguaggio semplice e non giudicante

Il focus va spostato dall’estetica alla salute: sentirsi bene, avere energia, crescere in modo armonico. È utile evitare parole come “dieta” o “dimagrire”.  Rincorrere la magrezza è controproducente e porta a sensazioni di fallimento, rischio di derisione e comportamenti dannosi come l’isolamento sociale e restrizioni alimentari eccessive, che possono sfociare in disturbi alimentari. 

È invece fondamentale essere realisti, concentrarsi su piccoli e specifici passi e proporre invece abitudini sane condivise. Coinvolgere il bambino nella spesa o nella preparazione dei pasti, parlare di varietà e non di divieti, aiuta a costruire un rapporto più sereno con il cibo.”

Quali segnali possono indicare che un bambino sta vivendo disagio rispetto al proprio corpo o sta subendo prese in giro?


I segnali possono essere diversi e non sempre evidenti. Alcuni bambini esprimono apertamente il disagio, altri lo manifestano in modo più indiretto: tristezza, irritabilità, chiusura, rifiuto di alcune attività (come sport o scuola), cambiamenti nel comportamento alimentare, attenzione eccessiva al proprio corpo o ai giudizi degli altri. Anche frasi svalutanti su di sé (“sono brutto”, “sono grasso”) sono campanelli d’allarme. È importante osservare questi segnali e creare uno spazio in cui il bambino si senta libero di raccontare ciò che vive.”

In che modo pediatra, famiglia e scuola possono collaborare per promuovere un rapporto più sereno con il corpo, l’alimentazione e la salute?


 
“La collaborazione tra pediatra, famiglia e scuola è fondamentale. Il pediatra può guidare i genitori con indicazioni pratiche e aiutare a inquadrare il problema senza allarmismi o colpevolizzazioni. 

La famiglia ha il compito di creare un ambiente accogliente, basato su abitudini sane condivise e su un linguaggio rispettoso. La scuola, da parte sua, può vigilare sulle dinamiche tra pari, contrastare le prese in giro e promuovere educazione al rispetto e alla diversità. Quando questi tre contesti lavorano insieme, il bambino si sente sostenuto e può sviluppare un rapporto più equilibrato con il proprio corpo, il cibo e la salute.

In generale, è importante ricordare che l’obiettivo non è la magrezza, ma il benessere complessivo del bambino. Piccoli cambiamenti nello stile di vita, condivisi da tutta la famiglia, possono fare una grande differenza, sia sul piano fisico sia su quello emotivo. Questo approccio contribuisce a migliorare la salute di tutti i componenti della famiglia e rafforza i legami affettivi.”

 

Ultimo aggiornamento – 19 Maggio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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