C'è una domanda che ogni coppia che si avvicina alla procreazione medicalmente assistita fa prima o poi al medico: "Quante probabilità abbiamo?" La risposta è sempre la stessa, e spesso arriva come una doccia fredda: dipende dall'età della donna.
Non dalla tecnologia usata, non dal centro scelto, non dall'esperienza del medico. Dall'età, prima di tutto.
Il dato che cambia tutto
L'età media delle donne italiane che si sottopongono a un ciclo di PMA è passata da 34 anni nel 2005 a 37 anni nel 2022, due anni in più rispetto alla media europea, e oltre un terzo delle pazienti ha già superato i 40 anni.
È un numero che racconta molto: in Italia si aspetta troppo, spesso per ragioni economiche o culturali, e ci si avvicina alla medicina riproduttiva in un momento in cui le probabilità di successo sono già in discesa.
Il perché è biologico, non opinabile. La riserva ovarica diminuisce con l'età, la qualità degli ovociti si riduce progressivamente, e nessuna tecnica medica, per quanto avanzata, può invertire questo processo.
Sotto i 35 anni le probabilità di ottenere una gravidanza per ciclo di trattamento sono sensibilmente più alte. Dopo i 40 iniziano a scendere in modo significativo, e oltre i 43-44 anni diventano molto basse con i propri ovociti.
Cos'è la PMA e come funziona
La procreazione medicalmente assistita è l'insieme delle tecniche che supportano il concepimento quando una gravidanza naturale è difficile o impossibile. Si divide in tre livelli di complessità crescente.
Il primo livello è l'inseminazione intrauterina (IUI): il seme preparato in laboratorio viene introdotto direttamente nell'utero nei giorni della finestra fertile. È la tecnica meno invasiva, eseguita in ambulatorio, e il punto di partenza per molte coppie.
Il secondo e terzo livello prevedono la fecondazione in vitro, cioè al di fuori del corpo. Le due tecniche principali sono la FIVET, in cui ovociti e spermatozoi si incontrano in laboratorio e l'embrione ottenuto viene poi trasferito nell'utero, e la ICSI, in cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell'ovocita. Quest'ultima è particolarmente indicata nei casi di infertilità maschile severa.
Si distingue poi tra PMA omologa, in cui i gameti appartengono alla coppia, e PMA eterologa, con gameti donati da terzi. Dal 2014, quando la Corte Costituzionale ha eliminato il divieto di eterologa in Italia, i cicli con donazione di gameti sono cresciuti da 246 a oltre 15.000 all'anno.
Per molte donne over 40, la donazione di ovociti rappresenta oggi la strada con le probabilità di successo più elevate.
Come si svolge un ciclo
Un ciclo completo dura in media dalle 2 alle 4 settimane. Si parte con la stimolazione ormonale ovarica per favorire la maturazione di più ovociti contemporaneamente. Seguono il prelievo degli ovociti e la raccolta del seme, poi la fase di laboratorio in cui avviene la fecondazione.
Dopo alcuni giorni di osservazione dello sviluppo embrionale, uno o più embrioni vengono trasferiti nell'utero.
Gli embrioni non trasferiti possono essere crioconservati per tentativi futuri. Questa pratica è cresciuta enormemente: le procedure con embrioni crioconservati sono passate dal 3,6% del 2005 al 31,1% del 2022, permettendo più tentativi senza ripetere ogni volta l'intera fase di stimolazione e prelievo.
I numeri della PMA in Italia
In vent'anni di attività, il Registro Nazionale PMA dell'Istituto Superiore di Sanità ha documentato oltre 217.000 bambini nati vivi grazie a queste tecniche, con i trattamenti annuali quasi raddoppiati. Nel solo 2022 sono stati eseguiti 109.755 cicli su 87.192 coppie, con 16.718 bambini nati vivi.
Un altro dato positivo riguarda la sicurezza: il numero medio di embrioni trasferiti per ciclo è sceso da 2,3 a 1,3, e i parti gemellari o plurigemellari si sono ridotti dal 23,2% al 5,9%. Meno rischi per la madre, migliori esiti neonatali.
Il messaggio più importante
Rivolgersi a uno specialista in medicina della riproduzione prima di affrontare un percorso di PMA non significa arrendersi, significa avere informazioni utili per scegliere con consapevolezza. Conoscere lo stato della propria riserva ovarica in anticipo, prima ancora di iniziare a provare, può fare la differenza tra un percorso breve e uno molto più lungo e faticoso.
L'età non è un destino, ma è un dato reale che la medicina non può ignorare. E la procreazione medicalmente assistita dà i suoi risultati migliori quando ci si arriva nel momento giusto.
Fonti
- Ministero della Salute - Procreazione medicalmente assistita, Relazione al Parlamento 2024
- Istituto Superiore di Sanità - Procreazione assistita, in 20 anni raddoppiati i trattamenti e i tassi di gravidanza, oltre 217mila bambini nati grazie alle tecniche