La depressione nel periodo perinatale è una delle condizioni che possono interessare la salute materna durante la gravidanza e dopo il parto. Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open ha cercato di capire se i sintomi depressivi manifestati dalle madri nell’immediato post parto fossero associati anche alla mortalità dei bambini durante il primo anno di vita.
I ricercatori hanno utilizzato i registri delle nascite avvenute nel New Jersey tra il 2016 e il 2020, collegandoli ai registri dei decessi relativi al periodo compreso tra il 2016 e il 2021. L’analisi completa ha riguardato 414.890 bambini nati da gravidanze singole.
Il New Jersey offre una condizione particolarmente utile per questo tipo di ricerca, perché prevede lo screening dei sintomi depressivi materni nell’immediato periodo successivo al parto. Per valutarli è stata utilizzata la Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS), un questionario composto da 10 domande.
Nello studio, un punteggio pari o superiore a 10 è stato considerato indicativo della presenza di sintomi depressivi. Complessivamente, il 3,8% delle madri comprese nell’analisi rientrava in questa categoria.
Il rischio osservato era quasi tre volte superiore
Tra i 414.890 bambini inclusi nell’analisi completa, 413.984, pari al 99,8%, erano vivi al termine del periodo considerato, mentre 906, lo 0,2%, sono morti entro 364 giorni dalla nascita. Guardando separatamente i due gruppi, i ricercatori hanno rilevato una differenza significativa: il tasso di mortalità infantile era pari a 7,2 casi ogni 1.000 nascite tra i bambini le cui madri presentavano sintomi depressivi, contro 2 casi ogni 1.000 nascite tra quelli le cui madri non avevano mostrato gli stessi sintomi.
Dopo aver corretto statisticamente i risultati tenendo conto di diverse caratteristiche demografiche e socioeconomiche della madre e del bambino, l’associazione è rimasta. Il rischio relativo aggiustato di morte entro 364 giorni dalla nascita risultava 2,89 volte superiore per i bambini nati da madri con sintomi depressivi rispetto agli altri. L’intervallo di confidenza al 95% era compreso tra 2,36 e 3,54.
Il dato è rimasto sostanzialmente coerente anche analizzando separatamente diversi gruppi in base a etnia, livello di istruzione, tipo di assicurazione sanitaria e nascita pretermine del bambino. Questo non significa, tuttavia, che la depressione post parto sia stata identificata come causa diretta dei decessi. Lo studio osserva un legame statistico che dovrà essere approfondito per capire quali fattori possano spiegarlo.
L'associazione riguarda diverse cause di mortalità infantile
I ricercatori hanno esaminato anche alcune delle principali cause di morte infantile. La presenza di sintomi depressivi materni è risultata associata a un maggiore rischio relativo di decesso per condizioni legate alla prematurità, con un rischio aggiustato pari a 4,07, e per condizioni perinatali, per le quali il valore arrivava a 5,12.
Un'associazione è stata osservata inoltre per le malformazioni congenite e le anomalie cromosomiche, con un rischio relativo aggiustato di 3,56, e per la sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), con un valore di 2,08. Tra i 906 decessi registrati nell'intero campione, le condizioni associate alla prematurità rappresentavano il 23,5% dei casi, quelle perinatali il 17%, le malformazioni congenite e le anomalie cromosomiche il 14,8% e la SIDS il 13%.
Gli autori precisano che non è ancora chiaro quali meccanismi possano spiegare queste associazioni. Tra le ipotesi prese in considerazione figurano modificazioni fisiologiche collegate ai sintomi depressivi, possibili effetti sulle pratiche di cura del bambino e il peso di fattori sociali ed economici che possono incidere contemporaneamente sulla salute mentale della madre e su quella del neonato.
È possibile inoltre che alcune madri sviluppino sintomi depressivi proprio dopo essere venute a conoscenza di problemi di salute del bambino già presenti alla nascita.
Perché i risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto
Gli stessi ricercatori invitano a interpretare i risultati con attenzione. Lo studio è infatti osservazionale e retrospettivo, quindi può mostrare che due fenomeni sono associati, ma non stabilire da solo che uno sia la causa dell'altro. Nonostante gli aggiustamenti statistici per numerose caratteristiche materne e infantili, non è stato possibile escludere completamente l'influenza di altri fattori non misurati.
Ci sono poi ulteriori limiti. L'8,1% dei registri di nascita non riportava un punteggio EPDS, mentre non tutti i registri dei decessi infantili hanno potuto essere collegati a quelli delle nascite. Inoltre, la prevalenza dei sintomi depressivi rilevata nello studio era inferiore rispetto alle stime nazionali statunitensi.
Una possibile spiegazione riguarda il momento dello screening: la valutazione veniva effettuata subito dopo il parto, mentre alcune madri possono sviluppare sintomi depressivi in una fase successiva del periodo post partum.
I ricercatori hanno comunque effettuato diverse analisi aggiuntive per verificare la solidità dei risultati, ottenendo dati generalmente coerenti con quelli principali. Rimane però possibile anche il fenomeno della causalità inversa: la conoscenza di condizioni mediche già presenti nel neonato potrebbe contribuire alla comparsa di sintomi depressivi nella madre e, nello stesso tempo, essere collegata a un maggiore rischio per il bambino.
Lo screening della depressione materna resta un punto centrale
Secondo gli autori, i risultati rafforzano soprattutto la necessità di comprendere meglio il rapporto tra salute mentale materna e salute del bambino. Negli Stati Uniti si stima che fino al 20% delle madri possa sperimentare depressione durante la gravidanza e/o nel periodo successivo al parto, ma l'accesso allo screening, alla diagnosi e al trattamento non è uniforme.
Lo studio non consente quindi di concludere che intervenire sulla depressione materna possa, da solo, ridurre direttamente la mortalità infantile. Evidenzia però un'associazione abbastanza consistente da meritare ulteriori indagini. Per i ricercatori sarà importante capire quali meccanismi si trovino alla base del legame osservato, individuando allo stesso tempo possibili occasioni di prevenzione e di riduzione del rischio per la salute sia della madre sia del bambino.
Fonti
JAMA - Perinatal Depression and Infant Mortality