Alcuni lavori svolti prima della gravidanza sono associati all’autismo? Il nuovo studio

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 15 Maggio, 2026

giovane donna guida il bus

Un nuovo studio pubblicato su Occupational and Environmental Medicine ha portato alla luce una scoperta che ha già acceso il dibattito scientifico: alcune categorie di lavoro svolte dalla madre, anche prima del concepimento, sembrano associate a una maggiore probabilità di diagnosi di disturbo dello spettro autistico (ASD) nel figlio.

La ricerca, condotta da un team della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health su dati danesi, non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma apre interrogativi importanti su come l'ambiente lavorativo materno possa lasciare tracce biologiche nel tempo.

Lo studio: 110.000 bambini sotto la lente

I ricercatori hanno analizzato i dati di 1.702 bambini con diagnosi di autismo nati in Danimarca tra il 1973 e il 2012, confrontandoli con oltre 108.000 coetanei senza diagnosi. Le storie lavorative delle madri sono state ricostruite attraverso il registro pensionistico danese, che traccia con precisione i periodi di impiego nel corso degli anni.

L'aspetto innovativo dello studio è l'analisi di quattro finestre temporali distinte: il periodo complessivo prima del concepimento, l'anno precedente al concepimento, la gravidanza vera e propria e i primi sei mesi di vita del bambino. Un approccio che va ben oltre i soli dati prenatali.

Quali lavori risultano associati al rischio?

Tre categorie professionali mostrano associazioni statisticamente solide, anche dopo le verifiche statistiche più stringenti:

  • trasporti terrestri: le madri impiegate in questo settore presentano probabilità più elevate di avere figli con diagnosi di autismo. L'associazione è più marcata per i figli maschi.
  • pubblica amministrazione: associazione significativa, con differenze tra i sessi, più evidente nelle figlie femmine.
  • difesa e forze armate: la categoria con l'associazione più forte in assoluto, confermata anche dopo l'aggiustamento per variabili come stato civile, livello socioeconomico e status immigratorio.

Tossici o stress? Probabilmente entrambi

Gli autori avanzano due ipotesi principali, non necessariamente alternative.

La prima chiama in causa l'esposizione a sostanze tossiche. In settori come i trasporti e le forze armate, le lavoratrici possono venire a contatto con gas di scarico, particolato fine, solventi e piombo. È noto che alcuni di questi inquinanti riescono ad attraversare la placenta e accumularsi nel cervello fetale in sviluppo, potenzialmente deviandone le traiettorie neurologiche.

La seconda ipotesi riguarda lo stress psicosociale cronico. Professioni ad alta pressione come quella militare o in ambito giudiziario possono alterare l'equilibrio ormonale materno, influenzare la circolazione uterina e modificare lo sviluppo del sistema nervoso autonomo del feto. Anche la pubblica amministrazione, con carichi di lavoro sostenuti, rientra in questa categoria.

Il dato che ha fatto più discutere, però, è la comparsa di queste associazioni anche nell'anno precedente al concepimento. Alcune sostanze chimiche possono accumularsi nel tessuto adiposo materno e poi rilasciarsi mesi o anni dopo, durante la gravidanza o l'allattamento.

Attenzione: non significa "causa"

È fondamentale contestualizzare questi risultati. Come ha spiegato al Quotidiano Nazionale Stefano D'Arrigo, direttore del Centro per i disturbi del neurosviluppo della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano: "Il disturbo dello spettro autistico ha un modello molto complesso e multifattoriale: cause genetiche riconosciute si intrecciano con fattori ambientali che, insieme, possono rendere possibile l'espressione del disturbo."

Uno studio del Karolinska Institutet condotto su oltre due milioni di bambini in cinque paesi ha stimato che l'ereditabilità genetica dell'autismo sia mediamente dell'80,8%. I fattori ambientali, quindi, non agiscono in modo isolato: modulano il rischio in chi ha già una predisposizione genetica.

Si tratta inoltre di uno studio osservazionale: un'associazione statistica non implica automaticamente un rapporto di causa-effetto. La classificazione per macro-categorie industriali, inoltre, non consente di misurare i livelli effettivi di esposizione dei singoli lavoratori.


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Cosa cambia per la ricerca futura

I dati invitano a non sottovalutare la salute occupazionale delle donne in età fertile, non soltanto durante la gravidanza, ma anche negli anni che la precedono. Le ricerche future dovranno usare strumenti più precisi, come le matrici di esposizione professionale, per identificare quali sostanze specifiche, da sole o in combinazione con lo stress, abbiano il maggiore impatto sul neurosviluppo del bambino.

Fonti

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